Un emendamento al decreto Genova riammette Autostrade nella demolizione del Morandi (e forse non solo in quella)

Il direttore di Edin Ingegneria: Autostrade interruppe la collaborazione all’improvviso. La concessionaria risponde ancora a la Repubblica

Un emendamento al decreto Genova riammette Autostrade nella demolizione del Morandi (e forse non solo in quella)

La rassegna stampa di oggi si apre con la sorpresa giunta ieri alla Camera, nella discussione per la conversione in legge del decreto Genova: all’improvviso, in un emendamento, si apre la porta ad Autostrade per intervenire nell’opera di demolizione del ponte. E forse non solo in quella.

Un’intera partita nell’abolizione di una parola: ‘propedeutiche’

Con l’emendamento 1100, infatti, dall’articolo 1 comma 7, quello che decreta l’esclusione di Autostrade, è stata cancellata la parola “propedeutiche”. Ciò vuol dire che il comma non si applicherà alle attività propedeutiche, ovvero quelle che precederanno la ricostruzione del viadotto: la demolizione e la rimozione dei resti del Morandi. Aspi non potrà ricostruire, ma potrà essere coinvolta in tutto quello che c’è da fare prima.

Rientrerebbero tra le attività propedeutiche anche le indagini geologiche e preventive alla realizzazione dell’opera, lo studio di fattibilità e il progetto preliminare, come ha chiarito in aula il sottosegretario M5S Vito Crimi quando la circostanza è stata sollevata dalla parlamentare ligure Raffaella Paita, del Pd che ha naturalmente accusato Di Maio di aver mentito quando assicurava che Autostrade non avrebbe toccato nemmeno una pietra del Morandi.

Alla Paita rispondono il deputato Flavio Di Muro, della Lega, relatore della commissione Trasporti, e Gianluca Rospi, M5S, della commissione Ambiente: “Abbiamo scelto di togliere quella parola, “propedeutiche”, per ampliare le possibilità del commissario per la ricostruzione nell’affidare i lavori di demolizione e consentirgli di operare al meglio anche dal punto di vista giuridico. Questo non vuol dire che Autostrade demolirà”.

A decidere sarà Bucci

Deciderà Bucci, insomma, che però sin dal primo momento ha posto tra le condizioni per la sua nomina a commissario straordinario il fatto che cadesse l’esclusione di Autostrade almeno nelle fasi che non riguardano la ricostruzione. Anche ieri mattina aveva aperto uno spiraglio per Autostrade dichiarando: “Lascio sempre tutte le porte aperte. Alla fine cercheremo di fare la scelta migliore”.

Autostrade potrebbe partecipare alla progettazione del nuovo viadotto

In realtà, scrive Il Secolo XIX, “secondo alcune interpretazioni” l’eliminazione di quella parola aprirebbe la strada per un coinvolgimento di Autostrade “addirittura nella progettazione del nuovo viadotto, che peraltro il concessionario ha già mandato al commissario Bucci”.

L’unico progetto in senso stretto presentato a Bucci è infatti proprio quello di Autostrade, nonostante siano in tutto almeno sei le proposte considerate solide, anche se preliminari, arrivate nelle caselle di posta del Comune. Si tratta di quaranta elaborati tecnici e strutturali, scrive Il Secolo XIX con i quali Autostrade mostra la sua soluzione per ricostruire il ponte sul Polcevera.

Per il quotidiano è un chiaro segno che Autostrade non intende arrendersi, “nonostante il governo, fin dalle prime ore dopo il disastro del 14 agosto, abbia detto e ripetuto che la società sarebbe stata estromessa da tutto e privata della concessione”.

Ora, a fronte della parziale riapertura maturata in Parlamento nel dibattito sul del decreto Genova, “la candidatura di Aspi e la partecipazione ad almeno una tra le fasi dei lavori non pare più del tutto peregrina”.

Il progetto di Autostrade

Il progetto di Autostrade prevede la realizzazione di un ponte classico e lineare, con travi in acciaio e soletta in calcestruzzo, con nove campate e travi appoggiate classiche, senza le singolari strallature del Morandi. Lungo 1054 metri, sarebbe posto a un’altezza del tutto simile al vecchio viadotto. Autostrade indica in 9 mesi il tempo necessario per realizzarlo.

Dal punto di vista estetico il nuovo ponte si ispira al disegno donato da Renzo Piano, anche se con alcune varianti, “a partire dall’illuminazione evocativa che punteggia l’intero impalcato, che è atipica per un viadotto autostradale”.

È chiaro, scrive Il Secolo, “che Autostrade voglia mettersi al riparo da eventuali accuse di inadempienza: la convenzione,tuttora vigente, vincola il concessionario a provvedere al più presto al ripristino della A10.

Nessun altro soggetto, del resto, è capace di proporre una soluzione più rapida, afferma il quotidiano e questa “è un’arma che Aspi intende giocarsi fino in fondo. “Tra i documenti inviati da Autostrade c’è anche un’indicazione molto precisa sulle penali: in caso di mancato rispetto dei tempi contrattuali, la società è pronta a risponderne molto oltre le soglie di legge”. Nel materiale di accompagnamento è inclusa anche la disponibilità di Autostrade a studiare col commissario soluzioni alternative. “Aspi ha fatto la sua mossa: la palla passa al Parlamento, quindi al commissario Bucci”.

Autostrade risponde ancora a La Repubblica

Vi abbiamo raccontato ieri le rivelazioni di La Repubblica circa le audizioni dei tecnici Autostrade il 31 agosto, in commissione di inchiesta del Mit. Sul punto torna Autostrade con una nota sul suo sito web.

Tra le altre cose, la concessionaria interviene sulla presunta inadeguatezza delle attività di monitoraggio eseguite da SPEA, spiegando “che esse sono basate su metodologie previste dalla legge, applicate costantemente in Italia a partire dal 1985 e ripetutamente condivise – l’ultima volta nel 2017 – con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

Scrive Autostrade: “Un voto di 43, secondo il manuale d’uso in vigore in SPEA e noto ad Autostrade per l’Italia, indica un’opera ‘da segnalare’ ma senza deterioramento della capacità portante, con suggerimento di programmare un intervento da realizzare a medio-lungo termine. Questa indicazione era stata recepita nel progetto di retrofitting, approvato dal Ministero, nel quale tutte queste informazioni erano contenute in modo trasparente”.

Gli interrogatori di ieri

Il Secolo racconta l’interrogatorio di ieri di Fabio Brancaleoni, docente alla Sapienza di Roma e direttore responsabile della società di consulenza Edin Ingegneria: “Nel corso del nostro studio – afferma – spiegammo che sarebbe stato ottimale approfondire la funzionalità dei tiranti entrando dentro il ponte, verificando lo stato di degrado del calcestruzzo. Ma di colpo Autostrade interruppe la collaborazione, senza che mai ci sia stata fornita spiegazione per il brusco stop”.

Ai magistrati, Brancaleoni ha ribadito come le criticità del viadotto fossero note già dagli Anni 90, poiché nel 1993 si decise di ristrutturare soltanto gli stralli della pila 11 rimandando il restyling sulla 9, poi crollata, e sulla 10, rimasta in piedi.

“Si ritenne – ha aggiunto – che le anomalie nei sostegni 9 e 10 fossero meno avanzate poiché nel realizzare l’opera si cominciò con l’innalzamento dell’11 e poi via via verso ponente con il 10 e con il 9. I quali, con ogni probabilità, sono stati costruiti con tecniche migliori, più affinate”.

Brancaleoni non si ferma qui e dichiara: “Dopo lo scempio l’azienda mi contattò, chiedendomi se potevo entrare nel pool che avevano creato per far luce sulle cause del crollo. Ci pensai alcuni giorni, poi decisi di rifiutare alla luce del mio incarico precedente e del fatto che c’era l’inchiesta in corso”.

Ieri è stata interrogata anche Assunta Luisa Perotti, capo dipartimento Infrastrutture al Mit, supermanager nominata dal ministro Danilo Toninelli poche settimane prima del massacro. A lei i pm hanno chiesto di fare luce sulla giungla burocratica del Ministero per capire chi, negli uffici romani, ricevette gli allarmanti studi sui tiranti del ponte e le prescrizioni legate al progetto di retrofitting.

La superteste avrebbe però dribblato cronisti e fotografi, svicolando da altri approfondimenti, scrive Il Secolo.

Il dettaglio di spesa dei fondi finora stanziati dal governo

Genova Today riporta un elenco dettagliato di importi che riguarda il modo in cui sono stati spesi i 33,470 milioni di euro stanziati dal Dipartimento Protezione Civile della presidenza del Consiglio dei Ministri per interventi urgenti. Gli importi più alti sono quelli per interventi di soccorso di prima assistenza alla popolazione (3 milioni e 23mila euro circa) e quelli per alloggi per gli sfollati (2 milioni per alloggi pubblici e 1,5 milione di euro per quelli che hanno scelto, invece, una sistemazione autonoma).

Il Ministero: occorre limitare il traffico sui viadotti della A24 e A25

Ampio spazio su La Stampa alla questione dei piloni dei viadotti della A24 e A25 (autostrada dei Parchi, quella che collega il Lazio con l’Abruzzo), che Toninelli dice di aver visto con i propri occhi essere “in condizioni così degradate da risultare allarmanti”.

Nella giornata di ieri si sono rincorse le precisazioni e le controprecisazioni della società concessionaria e del ministero.

Per Strada dei Parchi i sopralluoghi del 12 settembre e dell’8 ottobre certificano che i viadotti sono sicuri, fatti salvi i rischi che possono derivare da un terremoto, cosa che rende necessari e urgenti, come più volte chiesto dalla concessionaria, lavori per la messa in sicurezza antisismica.

Lo dichiara Mauro Fabris, vice presidente della società, di proprietà del gruppo Toto ed ex parlamentare di Ccd ed Udeur. La concessionaria chiede al governo di autorizzare la spesa di 192 milioni già previsti nel decreto Genova per mettere in sicurezza antisismica la A24 e A25 (è lo Stato a mantenere la proprietà fisica dell’autostrada), risorse al momento bloccate dal mancato varo dei decreti attuativi.

Intanto, però, la società dichiara di stare già intervenendo sui 13 viadotti più ammalo rati e denuncia l’allarmismo ingiustificato lanciato da Toninelli, che ha “fatto sì che negli ultimi giorni il traffico sull’autostrada sia diminuito del 7 per cento”.

La versione del Mit è diversa. Nei giorni scorsi Toninelli era andato con “le Iene” a visionare uno dei viadotti dell’A24/A25, verificando una situazione che, aveva detto, “non mi lascia dormire la notte”.

Alcune fonti del Mit, scrive La Stampa, parlerebbero di una relazione degli ispettori territoriali che dimostrerebbe le condizioni particolarmente precarie di alcuni dei viadotti dell’autostrada, in particolare quello di Macchia Maura. Il Mit avrebbe chiesto al concessionario di fare le verifiche di sicurezza necessarie e, nel frattempo, lo ha invitato a mettere in campo limitazioni di traffico, misure che fanno capo alla sua totale responsabilità di iniziativa”.

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