La scena muta davanti al giudice della funzionaria di Autostrade che lamentò la criticità strutturale del Ponte Morandi

Ascoltata dagli inquirenti ieri per due ore e mezza. Oggi si va avanti con gli interrogatori. Per Autostrade lo scambio di mil di quella notte non è corrispondenza privata

La scena muta davanti al giudice della funzionaria di Autostrade che lamentò la criticità strutturale del Ponte Morandi

Ancora un’audizione importante della Guardia di finanza, ieri, a Genova. Stavolta si tratta di una funzionaria romana di Autostrade che sei mesi prima del crollo del 14 agosto avrebbe lamentato delle criticità della struttura del Ponte.

In una mail di febbraio le preoccupazioni per il viadotto

Il nome è top secret. Pare non sia una funzionaria di vertice. Ma la mail che scrisse nel febbraio scorso (indirizzata ad un collega, scrive Repubblica) e che oggi è all’attenzione degli inquirenti, è giudicata molto interessante proprio per l’epoca non sospetta in cui fu scritta e perché sollecitava una maggiore sorveglianza.

Ieri, in un’audizione di due ore e mezza, le sono stati chiesti i motivi della sua preoccupazione dell’epoca ed è stata chiamata a raccontare che risposte ha ricevuto. Secondo La Repubblica, però, avrebbe “fatto pressoché scena muta”.

I prossimi interrogatori in programma

In giornata sono previsti altri interrogatori. Dovrebbe essere sentito Antonino Galatà, amministratore delegato di Spea Engeenering, la società del gruppo Atlantia che si è occupata di redigere il progetto di rinforzo degli stralli. Sarà poi la volta di Michele Franzese, della Direzione Generale della vigilanza del Mit e ancora membro della commissione ispettiva istituita da Toninelli, nonostante sia inserito nella lista degli indagati.

Venerdì invece saranno sentiti Antonio Brencich e Bruno Santoro, i due ex membri della commissione ministeriale del Mit, uno dimissionario e l’altro rimosso per le consulenze precedentemente svolte per Autostrade e dunque incompatibili con l’incarico ricevuto dal Minstero.

Insieme a loro ci sarà anche Mario Servetto. Tutti e tre saranno ascoltati per il loro ruolo di relatori nel Comitato del Provveditorato per le opere pubbliche che il primo febbraio scorso diede parere favorevole al progetto stralli. Saranno i veri primi interrogatori, alla presenza dei rispettivi legali.

Dalla settimana prossima si passerà ai livelli più alti, fino ad arrivare a Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade.

Autostrade interviene sullo scambio di mail la notte del crollo

Intanto, Autostrade ieri è intervenuta sulla questione della mail spedita la notte del crollo dalla responsabile commerciale della Cesi, Chiara Murano, ad Autostrade, contenente un’assoluzione del concessionario.

“Ricordiamo — è il Corriere della Sera a riportare le dichiarazioni di Autostrade — che è stata inviata per conoscenza al global director della stessa Cesi. Visto il rilievo dei soggetti coinvolti non è dunque possibile considerare la cosa come corrispondenza privata”.

Insomma, osserva il quotidiano, è come dire che “suona strano che Cesi prenda le distanze da quella mail (peraltro minimizzata da chi in Autostrade l’ha ricevuta, Enrico Valeri), visto che anche un suo alto dirigente, Domenico Andreis, era a conoscenza delle conclusioni di Murano sulle cause del crollo, da attribuire secondo la manager al progetto originario e non ad Autostrade”.

Il decreto del governo atteso per la fine della settimana

Edoardo Rixi, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, racconta quali saranno i punti cardine del decreto del governo atteso tra giovedì e venerdì.

In primo luogo la costituzione di un’agenzia di vigilanza, esterna al governo, che sorveglierà i controlli nelle autostrade. Ciò garantirebbe l’assunzione di nuovi ispettori: attualmente, i tecnici addetti alla vigilanza sono solo 120.

Previsti anche una banca dati unica per le infrastrutture e una nuova disciplina per i collaudi e le verifiche a carico dei concessionari.

Per il ponte di Genova il decreto potrebbe prevedere una deroga al codice appalti che prevederebbe un affidamento diretto. Fonti ministeriali, però, definiscono “molto remota” – scrive Il Fatto Quotidiano – la possibilità che il decreto possa revocare l’intera convenzione ad Autostrade.

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