Ancelotti sta cercando il centro di gravità permanente del Napoli

Stella Rossa-Napoli, l’analisi tattica: l’evoluzione della squadra di Ancelotti passa dalla ricerca dell’equilibrio e della qualità in avanti. Ieri sera è mancato quest’ultimo punto.

Ancelotti sta cercando il centro di gravità permanente del Napoli

L’analisi di Ancelotti

Il Napoli e Carlo Ancelotti escono da Belgrado con un certo carico di delusione, che però è legato solo al risultato finale non certo allo sviluppo tattico della serata. Anzi, il tecnico emiliano è stato chiarissimo nelle interviste del postpartita: «Abbiamo fatto la partita che dovevamo fare».

Si tratta di una frase non banale, soprattutto se confrontata con i dati statistici che descrivono e raccontano la partita: in casa della Stella Rossa, il Napoli ha letteralmente dominato il gioco dal punto di vista tecnico ed emotivo, costruendo un numero altissimo di occasioni (20 conclusioni verso la porta, di cui 8 nello specchio) da gol e andando vicino alle due realizzazioni potenziali, i cosiddetti expected goals. Che ovviamente non servono a fare punti, ma danno indicazioni rispetto all’andamento della partita e quindi del lavoro degli allenatori. Sotto, la mappa delle occasioni e degli xG. Una testimonianza numerica, quindi inoppugnabile, rispetto all’assoluta superiorità della squadra di Ancelotti.

Tanti tentativi da fuori area, ma anche un buon numero di occasioni dall’interno dei sedici metri.

L’altra frase interessante di Ancelotti, in conferenza stampa, ha analizzato lo scarso rendimento offensivo del Napoli (un gol nelle ultime tre partite): «Siamo alla ricerca di equilibrio, prima il problema era in difesa e ora si è spostato in avanti». È una descrizione breve ma esaustiva del percorso che Ancelotti ha in mente per questa squadra. Il tecnico emiliano ha lavorato per tutta l’estate ad una evoluzione del 4-3-3 di Sarri, ad un modello che partisse dagli stessi principi ma potesse essere ancora più ambizioso in fase offensiva. Un’idea non ancora realizzabile, almeno per quanto visto nelle prime partite: la condizione fisica non ancora ottimale di molti elementi sbilanciava la squadra in transizione negativa, gli spazi da coprire in caso di palla persa diventavano troppo ampi e ne risentiva la solidità.

Dopo, Ancelotti ha sviluppato concetti leggermente diversi: costruire un sistema equilibrato in fase di non possesso e ricercare connessioni (più) semplici in attacco, sfruttando soprattutto i momenti di alta intensità per colpire gli avversari. Dal punto di vista pratico, questa teoria si traduce nella scelta del doppio centrocampista centrale e degli esterni alti asimmetrici, accompagnati ad una coppia offensiva in grado di dare profondità come di legare il gioco con gli altri reparti, per alternare la manovra verticale ai dialoghi nello stretto.

È il 4-4-2 intravisto contro il Milan e la Sampdoria, schierato fin dall’inizio contro Fiorentina e Stella Rossa. In fase di non possesso, lo schieramento è statico, in modo da facilitare le coperture in tutte le zone di campo; in fase offensiva, il sistema è più fluido, può oscillare tra il 4-2-3-1 e il 4-3-3 grazie ai movimenti di Zielinski, fino ad arrivare al 4-2-4 visto nel finale del match di Belgrado.

Un’immagine emblematica della partita di ieri: il Napoli è schierato con il 4-2-3-1, Callejon, Insigne e Zielinski sono stretti alle spalle di Milik, gli esterni bassi salgono ad accompagnare la manovra; nello schermo è visibile solo uno dei due centrocampisti centrali, ma l’intento di Ancelotti è chiaro: in caso di ripartenza avversaria, ci sono quattro uomini e non più tre a presidio della propria metà campo.

La ricerca dell’equilibrio difensivo sta funzionando: per il Napoli, zero gol subiti in due partite. E anche poche conclusioni concesse alla Stella Rossa, appena 6 in 90 minuti. Di queste, appena 3 nello specchio della porta. In fase offensiva, però, la squadra di Ancelotti ha perso qualcosa. Non tanto la pura e semplice presenza di un centrocampista a supporto, quanto la possibilità di variare il gioco oltre le connessioni interne (le due punte) ed esterne (i quattro laterali in sovrapposizione). Il compito di rompere le linee avversarie sarebbe di Zielinski che parte nominalmente da sinistra e finisce per muoversi come trequartista centrale, ma una squadra chiusa come la Stella Rossa finisce per intasare gli spazi e rendere quantomeno complessa la costruzione del gioco d’attacco. Sotto, il campetto dei posizionamenti medi del Napoli, che in qualche modo chiariscono questa dinamica:

Oscillare tra il 4-4-2 e il 4-2-3-1 asimmetrico.

Lo sviluppo che ha in mente Ancelotti parte da un requisito fondamentale: il Napoli deve sfruttare i momenti di alta intensità attraverso la qualità dei suoi calciatori. Non a caso, finora, la squadra azzurra ha trovato le sue vittorie grazie a segmenti di partita di grande pressione. Basti pensare alla rimonta con la Lazio e a quella con il Milan, e al successo con la Fiorentina raggiunto nel finale in crescendo. A Belgrado, il Napoli ha anche avuto alcuni periodi della partita giocati con la stessa intensità, ma è mancata la qualità nell’ultimissima fase dell’azione per trasformare il tutto in gol.

Del resto, la mappa degli xG non mente: il Napoli ha tentato tante volte di concludere verso la porta, ma poche volte ha costruito occasioni nitide, pulite. La chance più ghiotta è arrivata con Insigne nel primo tempo, con un tiro scoccato da lontano. Merito anche della prestazione difensiva della Stella Rossa, di una partita pensata dai serbi solo per contenere. Non a caso, Ancelotti ha schierato tutti insieme, per un certo frangente, Fabian Ruiz, Zielinski, Callejon, Mertens, Insigne e Milik. Non è bastato, ma la Stella Rossa non ha comunque creato scompensi. Come detto sopra, è mancata la qualità, e i cambi non hanno aiutato in questo senso. Ounas e Mertens, al netto della buona occasione capitata al belga, non sono riusciti a cambiare l’inerzia del gioco

Fabian Ruiz e Callejon

Da Belgrado si torna con la delusione per il risultato, ma anche con due certezze. La prima: Fabian Ruiz, anche e soprattutto con questa disposizione, sarà un calciatore importante. Se Allan è stato penalizzato dall’ammonizione iniziale, lo spagnolo ha offerto una prestazione davvero interessante. Nei numeri, come nella qualità e nella varietà di soluzioni proposte. Qualche dato: 120 palloni giocati (record della squadra di Ancelotti), precisione dei passaggi del 92%. In più, 6 eventi difensivi di cui 3 intercetti. Se Ancelotti dovesse insistere con il Doble Pivote, lo spagnolo ha dimostrato di poter rappresentare una soluzione di grande completezza in entrambe le fasi.

Infine, Callejon. L’esterno spagnolo ha giocato una partita di enorme creatività, con addirittura 7 occasioni create per i compagni. Un record, come spiegato sopra dall’account italiano di Opta. José non avrà il profilo da esterno che fa gioco tipico di Ancelotti, ma sta interpretando la nuova posizione intermedia con intelligenza. La seconda grande occasione del Napoli a Belgrado, del resto, è stata sua: un tiro a giro a portiere battuto, deviato sulla linea. Un’altra fotografia di una partita giocata bene dal punto di vista tattico, ma per cui il giudizio è condizionato dal risultato finale. È la splendida crudeltà del calcio, dopotutto.

ilnapolista © riproduzione riservata