L’ultimo limite mentale del Napoli. Dopo, c’è la gloria

«Se qualcosa ha influito sulla prestazione, è un limite del Napoli». Le parole di Sarri spiegano lo scudetto perso dopo le sconfitte con Roma e Fiorentina.

L’ultimo limite mentale del Napoli. Dopo, c’è la gloria
Foto SSC Napoli

Le parole di Sarri

Abbiamo parlato tanto dell’ultimo week-end della Serie A, soprattutto in relazione a quanto successo a Milano. La versione finale della redazione del Napolista sull’esito delle due partite è stata espressa inizialmente (da Massimiliano Gallo, in questo pezzo) e poi ribadita fino ad oggi. Ovvero: il Napoli ha sofferto in maniera estrema andamento e risultato della serata di San Siro, tanto da non giocare proprio (perché di fatto è andata così) il match di Firenze del giorno dopo. Tesi che nel post-partita è stata smentita da Sarri, dobbiamo prenderne atto e ripartire dalle parole dell’allenatore.

Al di là di tutte le opportunità di discussioni in merito alla successione e alla gestione degli eventi, siamo concordi con Sarri su un punto. Se il Napoli ha un limite, è quello della risposta a un certo tipo di pressioni. Quelle del risultato per forza, necessario, a tutti i costi, dopo che la squadra concorrente a distanza ha vinto in modo “strano”. Non sporcoimmeritato, semplicemente “strano”. È una questione di precedenti, è praticamente statistica: il Napoli ha quattro punti in meno rispetto alla Juventus, e li ha persi tutti con due sconfitte fragorose subito dopo che i bianconeri hanno vinto una partita all’ultimo minuto. E con polemiche annesse.

Napoli-Roma e Fiorentina-Napoli hanno mostrato l’approccio sbagliato della squadra azzurra a una partita di questo tipo. A una partita di risposta emotiva rispetto a un condizionamento esterno. Che, per calendario ed essenza stessa del calcio, fa parte del gioco. È un’eventualità possibile del gioco. Le parole di Sarri: «Se qualcos’altro ha influito sulla nostra prestazione, questo è un nostro limite».

Mentalità e limiti

Prima di Juventus-Napoli, abbiamo elogiato la forza mentale del Napoli 2017/2018. Impossibile non farlo dopo le dieci (!) rimonte completate solo in questo campionato. La vittoria di Torino è stata una certificazione in merito al lavoro, alla forza, alla mentalità vincente di questa squadra. Che mai, prima del 22 aprile, era andata in casa della Juventus per vincere. O meglio: non ci era mai riuscita, ma non aveva mai mostrato una superiorità così netta, così chiara.

Non è cambiato molto rispetto a quel 22 aprile, del resto è solo dieci giorni fa. Sette giorni prima di Firenze. Sarri e il club hanno scelto il low profile, addebitando la sconfitta del Franchi al campo, ma è difficile pensare a un tracollo tecnico, tattico e fisico così esplosivo in appena sette giorni. Qualcosa è andato storto, è comodo e facile riferirsi alla partita di Milano, ma è anche inevitabile. La botta è stata forte, «ma questo è un nostro limite».

Individuare i limiti

Ecco, siamo (di nuovo) d’accordo con questa frase e non possiamo fare a meno di inserirla in uno spazio più ampio, che va oltre Fiorentina-Napoli e abbraccia l’intera esperienza del club partenopeo. Come dire: se i calciatori del Napoli giocano nel Napoli e l’allenatore del Napoli allena il Napoli, un solo motivo deve esserci. È un discorso di contestualizzazione, di riconoscimento del proprio status: considerare il Napoli come un top club internazionale è un’ipotesi complessa per non dire assurda, quindi è doveroso pensare che i migliori calciatori del mondo non siano a disposizione di Sarri per questo motivo. E che Sarri non sia il miglior allenatore del mondo. Fattori economici, di prestigio, di programmazione, ognuno la pensa come vuole. Ma crediamo di non dire/fare esagerazioni.

Bene, ora sappiamo perché. Il Napoli e i suoi calciatori meritano solo applausi, sono (andati) vicinissimi allo scudetto con una quota punti superiore ai 90. Hanno dimostrato di poter andare oltre qualsiasi avversità, grazie al lavoro sul campo di un allenatore preparatissimo, e talvolta geniale. Addirittura, hanno battuto la Juventus sul suo campo, sconfiggendo un complesso di inferiorità che sembrava impossibile da scrostare in tutto l’ambiente.

Non sta bastando (è bastato), perché c’è un limite oltre cui questa squadra non è riuscita ad andare. Queste partite così, che fanno parte del calcio e del calendario e della vita. Ma che fanno fatica a scendere giù. Che annebbiano la mente e azzerano l’energia, anche quella del gioco. L’ultimo step mentale sarebbe questo, perché dopo c’è la vittoria. Dopo c’è lo scudetto. Dopo ci sono la Juventus, e poi a scalare il Bayern Monaco, il Barcellona, il Real Madrid.

Per spiegarvela ancora più semplice: perché Hamsik gioca ancora al Napoli? Perché Koulibaly non è ancora al Chelsea o al Manchester United? E ancora, vogliamo essere ancora più precisi e tranchant: perché Higuain è passato dal Real Madrid al Napoli, e ora è solo alla Juventus? Dietro la vostra risposta alle domande, c’è l’individuazione di alcuni limiti. Orsato o meno, il Napoli ha perso lo scudetto proprio lì. Non c’è niente di male, se ci riflettiamo.

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  1. Luigi Ricciardi 3 maggio 2018, 11:47

    Io la penso diversamente o, meglio, non mi limito a trovare un solo motivo per la sconfitta di Firenze.
    C’entra sicuramente la testa, cosi’ come la testa c’entra anche per la Juve del dopo Madrid.
    Avevo scritto, dopo Milan-Juventus, che mi aveva colpito Bonucci quando, intervistato nel dopo partita e interrogato sul cosa servisse al Milan per crescere, avesse risposto che a suo avviso bisognasse comprare giocatori di esperienza abituati a squadre di vertice. Quindi sicuramente la componente psicologica e’ importante.
    Pero’ e’ fuori di dubbio che c’entrino anche le gambe, e la qualita’ alta ma non massima di alcuni calciatori. Il Napoli e’ in debito di ossigeno, soprattutto in fase offensiva, da molto tempo, e il rientro di Milik ha aiutato, ma nei limiti imposti da un unico calciatore, e per di piu’ rientrante da un infortunio (che gia’ mi e’ sembrato meno brillante a Firenze e contro l’Udinese rispetto ad appena una settimana prima, e non ci sarebbe niente di strano, visto che un decorso tipico dei rientranti da infortuni gravi vede un primo periodo di brillantezza, e uno successivo di appannamento).
    Il Napoli ha risolto le gare contro Genoa e Udinese (e in parte anche la Juve) proprio grazie alla forza mentale e alle giocate su palla da fermo dei difensori. Pero’ la forza mentale non puo’ impedire a Koulibaly di sbagliare il tempo su Simeone, o a Tonelli di avere una piccola esitazione e perdere il tempo su Simeone stesso. Giocatori piu’ forti (di Tonelli oserei dire, difficile di Koulibaly) fanno sicuramente errori, ma magari ne fanno di meno, o in momenti meno importanti.
    Altrimenti, dove sarebbe la differenza tra giocatori forti e quelli fortissimi? E’ lo stesso ragionamento che si deve fare quando si valutano le prestazioni dei calciatori in generale. Ci si chiede: come e’ possibile che Mario Rui (faccio un esempio) abbia chiuso male su Under, e la Roma abbia segnato? perche’ e’… Mario Rui e non Marcelo.
    E questo non vuol dire che, semplicemente, il Napoli debba prendere Marcelo, ma che si deve accettare il livello (peraltro molto alto) dei calciatori che abbiamo in squadra. E se qualcuno che ne ha di piu’ forti, sperare che faccia meno punti di noi per altri motivi.
    Per capire quanto forte (ma non fortissimo) sia il Napoli, si faccia questo facile giochino: quale calciatore azzurro e’ titolare assoluto di una nazionale di grande livello? Quanti saranno candidati ad essere protagonisti al prossimo mondiale in Russia?
    E quando, tornando al discorso di sopra, non succede perche’ per incredibili congiunzioni astrali Pjanic puo’ tentare di spaccare il costato a Rafinha e non averne enssuna conseguenza, beh, si intossica la testa del tifoso, ma anche quella del calciatore…

  2. Sergio Travi 3 maggio 2018, 0:14

    Questo articolo mostra in modo illuminante come il limite mentale sia anche, se non in primis, dell’ambiente: il Campionato non è finito, la Juventus non lo ha ancora vinto e finché la matematica lo consente si crede nell’obiettivo e lo si persegue lottando fino alla fine. Altrimenti si è perdenti dentro.

    • Perdente dentro? Io ci credo ancora, o meglio: spero che il NApoli le vinca tutte da qui alla fine. Ma il calcio é solo un riflesso della società. Se vincenti significa trafficare con le influenze per poter scegliere la rosa della nazionale, come fanno i senatori Buffon e DDR, allora io sono un perdente dentro. Se essere vincente, significa controllare i massmedia e riuscire a mascherare la miseria tecnica del progetto di Allegri, allora io sono perdente dentro. Se essere vincenti significa parlare di sudditanza di fronte ad un sistema platealmente corrotto, allora io sono perdente dentro. Se mi rifiuto di affermare che mi sto battendo ad armi pari, perché SO che così non é, e per questo sono perdente dentro, allora si, lo sono.
      Vincente o perdente non dovrebbe essere la giusta categoria, neanche nello sport. Usare questa oscena dicotomia é un chiaro sintomo del degrado morale a cui siamo tutti ormai assuefatti.

  3. sarri ha fatto un discorso giustissimo da allenatore del napoli. questo deve dire e a questo deve pensare un allenatore.
    la società avrebbe potuto prendere una posizione forte così come in passato aveva chiesto anche l’allenatore ma ha optato diversamente.
    io sono un tifoso e penso che perdere a firenze ci può stare. la partita è stata orrenda ed è andato tutto storto. mazzoleni ha bloccato tutte le nostrte ripartenze da grande mediano. ma se alla juventus non avessero regalato 6 partite almeno (18 punti) la partita di firenze sarebbe stata un episodio normale all’interno di una prestazione stagionale che resta strepitosa e da scudetto. invece i carcerati (speriamo presto) vengono sempre infilati in terapia intensiva e rianimati ripetutamente ogni volta che c’è bisogno come da consolidato italico costume. e quindi io, personalmente, da tifoso, non ho nulla da recriminare sulla pessima prestazione di firenze. penso solo che quest’accanimento terapeutico a favore della juve abbia fatto fallire l’ospedale.

  4. Tutto vero, ma condensando un ragionamento più complesso in una frase….

    La mentalità della Juve è emersa a Madrid, quando hanno reagito in modo ridicolo a un’ingiustizia (quale, poi?) analoga a quella che i loro avversari subiscono una domenica si’ e una domenica pure.

    Il Napoli è crollato non perché la Juve ha vinto all’ultimo Secondo, ma per le modalità anomale che hanno accompagnato la vittoria.

    Ma voi siete veramente convinti che Higuain (vedi Udine con maglia azzurra) o Buffon (vedi Madrid) avrebbero reagito in maniera diversa?

    • Higuain lo abbiamo visto già a Udine come reagisce, oppure in Ucraina quando smise di giocare con semifinale ancora in bilico.

  5. Francesco Sisto 2 maggio 2018, 18:56

    Qua tutti stanno dimenticando una cosa, che il Napoli a Firenze ha giocato in 10 per tutta la partita.
    Certo, il limite mentale c’è stato, pero l’espulsione é stata una mazzata non indifferente, di contro, quegli altri altri hanno giocato per piu di un’ora con un uomo in piu.

  6. Continuate a scrivere cose senza senso. L’anno prossimo nella squadra cambierà molto. Senza una società in grado di dettare uno stile e una mentalità vincente, tutto sarà nelle mani dell’allenatore. Saranno dolori. Il futuro di Sarri é altrove. Quando dice che rimarrebbe per dare soddisfazioni ai tifosi mi pare già in fuga.
    Neppure Ancelotti mi da tante sicurezze. Come gioco è stato sempre lacunoso. Conte uguale.

    Non resta molto e sappiamo che con Inzaghi o Giampaolo la reazione della squadra sarebbe incerta anche se a Roma con di Francesco non è andata male. Insomma, un grande casino con poche certezze. Mi pare un quadro molto partenopeo, un prodotto tipico.

  7. Francesco Sisto 2 maggio 2018, 18:08

    Va bene tutto, ma vi prego, una sola cosa, non molltate ancora, lo scudetto non é perso ancora, non é finita ancora, ci sono ancora 9 punti, siamo 4 indietro, e la storia calcistica é zeppa di incredibili sorprese.
    É difficile? Quasi impossibile?, certo, ma c’è quel “quasi” che abbiamo il dovere di onorare e di provarci.
    Lultima cosa che vorrei succedesse é vche il Bologna faccial’impresa e noi a mangiarci il limone.
    Dobbiamo essere noi i primi a superare questo limite di dichiararci sconfitti prima di esserlo stati.

  8. Ma non e’ possibile che la Fiorentina attuale sia semplicemente piu’ fresca e forte del Napoli e della Juve?

    • White Shark is still here 2 maggio 2018, 20:33

      Assolutamente no. La settimana precedente ne becchi 4 in rimonta ed in casa dalla Lazio.

    • Senza dubbio la Fiorentina sembra più in forma del Napoli. In più ha giocato con l’uomo in più. Ma anche l’Inter mi é sembrata messa meglio che la Juve, ma purtroppo ha giocato con l’uomo in meno.

  9. A voler essere ottimisti abbiamo un solo problema da risolvere, trovare giocatori di mentalità prima ancora che di tecnica (anche se di solito le cose vanno di pari passo…per intenderci, se a Firenze avessero giocato 11 Allan credo che il risultato non sarebbe mutato, primo perchè nel gioco di Sarri la tecnica e la precisione sono fondamentali, secondo perchè Allan ha praticamente giocato da solo…). A voler essere invece realisti abbiamo invece un problema irrisolvibile e la spiegazione è molto semplice: prendiamo la squadra che secondo l’opinione comune di tutti ha piu’ “mentalità” vincente: la Juve…ebbene, andiamo al sodo, ha mai avuto bisogno di mentalita’ per vincere???? Se cosi fosse stato Benatia non avrebbe fatto quella cazzata (alla Koulibaly, per intenderci) al Santiago Bernabeu…considerando poi che il RM giochicchiava…la mentalità è avere campioni assoluti??? No, quello è appeal e soldi…..la verità è che alla Juve la mentalità non serve perchè in caso non bastasse la rosa (e di solito è sufficiente nel 95% dei casi) nel restante 5% intervengono fattori esterni, in Italia almeno….quel 5% in Europa non c’è (perchè li la Juventus conta come il Napoli o poco piu’) ed è questa la spiegazione perchè non vince
    Condivido l’articolo nel menzionare Hamsik e Koulibaly ma, restando realisti, è già un miracolo competere (ed, a discolpa della società, v’è da dire che neanche spendendo e spandendo c’è la garanzia di vincere….nessuno si ricorda (forse volutamente) che il sig. Moratti per 20 anni ha speso qualcosa come 1.000 milioni di Euro per vincere un triplete (con la Juventus ai minimi storici) ed una serie di scudetti (senza la Juve in serie A)….), vincere è quasi impossibile, devono verificarsi tutta una serie di presupposti che attualmente non ci sono (negli anni ’90 c’era Maradona + uomini forti, arbitraggi forse piu’ imparziali, concorrenti meno forti, episodi fortunati, ecc…)
    Una volta il calcio era solo uno sport, adesso invece è un business e forse è proprio questo il motivo per cui da 7 anni a questa parte vince sempre e solamente una squadra e, a parte noi ed in qualche misura la Roma, gli altri avversari “storici” sono formalmente spariti. L’unico modo che vedo per incrementare (non per aver la certezza, intendiamoci) le probabilità di vittoria è un investitore straniero che pareggi le potenzialità economiche degli strisciati, poi potremo parlarne.

  10. Il Napoli non vincerà lo scudetto per i prossimi 10 anni. Punto.

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