La forza mentale è stata la nuova arma del Napoli

Le rimonte lungo tutta la stagione, le ultime vittorie portate a casa senza brillare nel gioco: il Napoli è in corsa per il titolo anche grazie all’aspetto psicologico.

La forza mentale è stata la nuova arma del Napoli

Le rimonte

Chievo e Udinese sono solo le ultime perle di una collana lunga, preziosa. Il Napoli 2017/2018 è una squadra da rimonta, sono stati 28 i punti recuperati da situazione di svantaggio. Quindi, come dire: niente di nuovo, almeno rispetto a quanto visto durante tutta la stagione. A livello di risultati, il 4-2 alla squadra di Oddo e il 2-1 a quello di Maran rientrano nella normalità delle cose.

C’è qualcosa di diverso, però, rispetto al passato: i sei gol che hanno ribaltato le ultime partite del San Paolo – e se vogliamo anche quello di Albiol al Genoa- non sono frutto del gioco. O meglio: la componente tecnico-tattica dietro queste marcature è secondaria nei confronti di un altro aspetto. Parliamo della testa, della forza mentale, definiamola come vogliamo ma ci siamo capiti.

Un merito di Sarri

Spesso, siamo portati a dire e pensare che le grandi squadre possano essere definite tali solo quando danno l’impressione di essere solide dal punto di vista mentale. Non è tutto, ma è vero. E il Napoli avvalora questo sillogismo, perché se è ancora in corsa per lo scudetto, se va a Torino per giocarsi il titolo, lo deve ai punti conquistati in rimonta e ai risultati delle ultime giornate – arrivati attraverso prestazioni tutt’altro che brillanti.

È un merito importante di Maurizio Sarri e dei suoi ragazzi. Evidentemente, la squadra azzurra è riuscita ad andare oltre le proprie (altissime) qualità tecniche o tattiche. Nel senso: ha vinto match che si erano messi male, l’ha fatto attraverso il suo gioco e il suo sistema, ma spesso ha attinto a un serbatoio diverso di energia, a un altro tipo di carburante. La testa, appunto. Quella che, per esempio, aveva tradito in casa contro il Palermo, nel campionato scorso. Oppure a Udine, nel 2016, nel giorno dell’esplosione di Higuain.

Domani

La partita di Torino sarà la prova del nove. Non è un caso che la Juventus sia stata una delle poche squadre a non essere rimontata dal Napoli in questa stagione. Le altre sono la Roma, il Manchester City, lo Shakhtar. Contro i bianconeri è stata (anche, se non soprattutto) questione di forza mentale e tecnica superiore, di maturità, definiamo anche questa coma vogliamo.

Un Napoli in grado di gestire lo stress emotivo di una partita a Torin, contro la Juve, legittimerebbe il suo status di squadra candidata allo scudetto. Anzi, lo rafforzerebbe in maniera probabilmente decisiva. Finora, i segnali sono stati tutti abbondantemente positivi. Anche a Reggio Emilia e a Milano, pur senza vincere, il Napoli ha creato l’opportunità di portare a casa i tre punti nel finale di due partite giocate non indimenticabili. Gli episodi non hanno sorriso, ma costruirli è il primo passo. Appuntamento a Torino, ora.

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  1. Perfettamente d’accordo. Sarri è stato capace se non di risolvere, quantomeno di limitare questo annoso problema risalente almeno ai tempi di Mazzarri. In certi lassi di tempo (quarti d’ora o intere serie di partite) vedevamo tutta la squadra sbagliare qualsiasi cosa, compresi passaggi elementari di mezzo metro. Il problema, secondo me, nasce dalla sproporzione tra le aspettative del pubblico e la forza finanziaria della SSCN, favorita da certe improvvide dichiarazioni del presidente.
    Per me, ad esempio, il baccano fatto oggi dai tifosi al S. Paolo e all’aeroporto rischia di essere controproducente, aumentando la pressione e quindi la paura di sbagliare. Koulibaly mi sembra il più sensibile a questa problematica. Lo si vede spesso tentennare col pallone tra i piedi e fare passaggi pericolosissimi.

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