Buffon e la sottile differenza (di personalità) tra Rizzoli e Oliver

Alle radici del raptus buffoniano che ha rotto l’ipocrisia consueta delle dichiarazioni post-partita. La personalità non è uguale a tutte le latitudini

Buffon e la sottile differenza (di personalità) tra Rizzoli e Oliver

Il 33enne non ha compreso le ragioni storiche della Juventus

Buffon e la “personalità” di Oliver, magnifico arbitro albionico “appena” trentatreenne, di sette anni più giovane del portiere juventino (e questo è un altro dettaglio).

Al netto delle critiche serie sul “vestito” indossato ieri sera da Buffon, come messo in luce da Massimiliano Gallo e da Raniero Virgilio, si può provare ad analizzare con criteri scientifici – quantomeno empirici e comparativi ed evitando di scadere nei luoghi comuni anti-bianconeri – la meraviglia e la rabbia del pipelet nei confronti dell’arbitro inglese. In particolare quando lo accusa di mancanza di “personalità”. Che cosa significa? Che cosa intendeva Buffon? La risposta è scontata. Circondato dai giocatori in maglia gialla, Oliver non avrebbe dovuto concedere un rigore che ci stava tutto: questo nel nome del Dubbio, circostanza aleatoria che ha portato solo nell’anno di grazia del 2017 all’introduzione della tecnologia nel calcio, insomma il Var.

Il contesto invocato dal capitano juventino è la prima attenuante: l’impresa “memorabile” condotta fino a quel momento e soprattutto il tempo quasi scaduto, sul filo dei secondi. Ma è soprattutto la dinamica ad aver scatenato il raptus buffoniano, con conseguente rottura dell’ipocrisia consueta delle dichiarazioni post-partita. Ed è qui che sovviene, appunto, l’analisi scientifica. Il giovane Oliver assediato dalle maglie gialle avrebbe dovuto comprendere le loro ragioni “storiche” (l’impresa, l’ultimo minuto eccetera eccetera) e rivedere la sua sacrosanta decisione.

Tutto questo conduce all’evidente contraddizione del portiere. Ché proprio la personalità forte dell’arbitro ha consentito di evitare una clamorosa ingiustizia al Real Madrid. A quel punto la rabbia juventina è simboleggiata dalla sublime immagine di Chiellini, altro “anziano” rispetto a Oliver, che fa il gesto dei soldi a Marcelo e gli chiede “quanto lo avete pagato?”. Non solo.

Personalità o sudditanza psicologica?

La mancata torsione della “personalità” di Oliver a favore dell’epica bianconera rimanda a un’altra ammucchiata simile, stavolta in terra italica e sabauda. L’analisi si nutre anche della comparazione. Quella del marzo di due anni fa. Il derby di Torino. Nicola Rizzoli (oggi designatore arbitrale che l’altro giorno ha peraltro ammesso l’errore sul mani di Bernardeschi a Cagliari di quest’anno, tre punti per la Juve) viene circondato come Oliver e l’allora juventino Bonucci fa testa a testa con lui. Risultato: Alex Sandro non viene espulso per il suo fallo da rigore, la Juve resta in undici e vince (Rizzoli annulla anche un gol regolare a Maxi Lopez). Qui c’è il confronto tra “personalità” arbitrali, fuori e dentro l’Italia.

È un dato oggettivo. Inconsciamente lo sfogo di Buffon sulla “personalità” tira in ballo il convitato di pietra di questo dibattito: la sudditanza psicologica. Che non implica per forza di cose la malafede, intendiamoci. E senza sudditanza, ossia personalità per come la intende Buffon, non c’è che il ricorso al Var come finalmente ammesso da Agnelli, rinnegando mesi e mesi di ostracismo contro la tecnologia che azzera i dubbi. È una logica aristotelica, non tifosa.

Dimitrijevic e il Dio della Pelota

Infine, una riflessione sul rimpianto epico del portiere juventino. Un’altra grossolana topica, questa però più comprensibile sull’onda della rabbia. Ma se il quarantenne bianconero rifletterà in queste ore a mente fredda comprenderà che il Dio della Pelota, martedì e mercoledì, ha riservato agli italiani malati di calcio un’Epifania anti-Sistema, un po’ come le elezioni del 4 marzo. L’errore sta qui: Buffon accusa Oliver per aver impedito una pagina storica e nazionalista del calcio nostrano. In realtà, la grande bellezza della remuntada romanista e la beffa crudele di Madrid all’ultimo secondo nel modo che sappiamo (come ha scritto Max Gallo su Facebook il massimo per il tifoso sarebbe stato un rigore inesistente) sono due serate che formano una gioia immensa per chi non si riconosce nel potere juventino.

Questione di giustizia anche. Per usare le parole di Vladimir Dimitrijevic nel suo fondamentale “La vita è un pallone rotondo”: “Una specie di equilibrio sottile e perverso distribuisce gli ostacoli, penalizza o ristabilisce la legalità a seconda degli umori di una singolare giustizia”. Il Dio della Pelota ha fatto questo in due giorni: ristabilire la “singolare giustizia” alla base del calcio.

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