La fake story di Darko Grncarov: il tennista mai esistito che ha ingannato anche Adidas

Ha commosso l’inner circle del tennis mondiale con la sua storia strappalacrime di giovane promessa stroncata dalla malattia. Un’inchiesta di Slate lo ha scoperto

La fake story di Darko Grncarov: il tennista mai esistito che ha ingannato anche Adidas

Una storia tristissima (ma falsa)

Darko Grncarov è il Keyser Soze del tennis. È un mitomane. È un mito. Darko Grncarov è quel futuro campione macedone con una storia tristissima che se bazzicate quel mondo – il tennis su Twitter – avete imparato a seguire con il trasporto che non si lesina in casi del genere: a 17 anni in coma per un anno, per un arresto cardiaco proprio due giorni prima del debutto nel circuito Pro. Poi la resurrezione, la carriera che ri-parte, l’appoggio sui social di Serena Williams, Martina Navratilova, James Blake. Adidas che – non sapendo la mano social cosa fa la mano commerciale – si complimenta per averlo messo sotto contratto.

La ricerca di notorietà

Solo che Darko Grncarov non esiste, o almeno non esiste il promettente tennista. E non esiste la malattia, e non esiste il coma. È solo un giovane giocatore amatoriale che un giorno ha preso a perculare l’intero circuito, imbrogliando tutti, compreso l’ATP, l’ITF, e Twitter che gli aveva rilasciato la spunta da “account verificato”. Tanto bravo che ci sono voluti mesi prima che Slate lo sgamasse, con un lungo e puntuale pezzo d’inchiesta. Intanto però la sua non è solo una truffa a scopo di fama, è una storia che si consuma per riciclarsi in un’altra, se volete più educativa: la notorietà purchéssia è una malattia che si nutre della nostra voracità da Marie De Filippi insaziabili, e basta davvero l’estro di un ragazzino per far diventare “storia” una storia falsa. Certo, un controllino sulla banca dati dell’ITF, già a luglio, quando la notizia ha cominciato a montare, avrebbe permesso di farla impazzire come una maionese fatta male. E invece giù righe e righe strappalacrime, su testate di tutto rispetto. Persino la BBC! A posteriori, è chiaro, son tutti bravi. E poi di morale gratuita ne abbiamo pieni i profili social.

La sua fake story

Dunque, in estate, Darko Grncarov racconta la sua fake story: “Lo scorso anno è stato molto difficile per me. Ho avuto un attacco di cuore due giorni prima del mio debutto nel circuito Pro, sono rimasto in coma per un anno e non potevo camminare. Gioco a tennis da quando avevo 5 anni e il mio mondo è stato distrutto quando i dottori mi hanno detto che non avrei mai più giocato a tennis perché non avrei mai più neanche camminato. Prima di sapere di aver avuto un attacco di cuore, ho perso l’udito ed ero in stato di shock per l’intera situazione, ma la cosa peggiore è stata sapere che la mia carriera nel tennis era finita a soli 17 anni.

“Senza di voi non sarei nessuno”

In quel momento ho capito che avrei dovuto mettermi alla prova. Dopo un anno di tentativi, adesso sono più forte di prima, giocherò a tennis presto e sfiderò il parere dei medici grazie al tennis e al mio sogno. Non sono Roger o Novak, ma sono felice per aver ottenuto il supporto dei grandi tornei al mio ritorno. A tutti i miei colleghi: non mollate mai, non è mai finita fino a quando voi non lo decidete. Il supporto che mi state dando è incredibile, e questa è la seconda ragione per cui torno a giocare. Senza di voi non sarei nessuno. Grazie per credere in me, e ancora una volta, qualsiasi cosa succeda nella vita lottate con tutto quello che avete”.

Radio BBC gli fa un’intervista di nove minuti

Capite bene che messa così è già “un pezzo”. Poi, il ragazzo ci sa fare e si fa notare online quando si butta a capofitto nella polemica sulle affermazioni omofobiche di Margaret Court (che ha un campo intitolato a sé agli Australian Open), e poi chiamando “idiota” l’americano Tennys Sandgren per le sue posizioni troppo alt-right. Un pizzico di commozione indotta e un po’ di catfight sono gli ingredienti base di ogni carriera da twitstar. Solo che lui va oltre: titilla il mondo dello sport, che messaggi di questa forza non se li fa scappare.

BBC radio gli fa un’intervista di ben 9 minuti. È troppo buono e giusto per non dargli una pacca sulla spalla, e così fanno Serena Williams e la Navratilova, e l’ex campione americano James Blake scrive che non vede l’ora di vederlo giocare nel circuito. Ecco, questo è un problema, perché effettivamente Grncarov non gioca. S’inventa partecipazioni a tornei junior, ma Slate non ne trova traccia, e l’unico match verificabile è una sconfitta al primo turno di qualificazione dell’Open di Pogdorica, a casa sua, nel 2015, 6-0 6-0 contro Nikola Vukotic (il quale vanta una sola vittoria in sette anni di tornei…).

La Adidas gli dà il benvenuto

Intanto però il treno è partito: dalla stampa locale, che pubblica, al salto internazionale senza verifiche è una prassi abbastanza standard e cominciano a interessarsi a lui in Francia, in Inghilterra, riviste specializzate anche qui in Italia. Tennis Italiano gli dedica un pezzo in cui, tra l’altro, scrive: “una storia emozionante. Una storia reale, non come la bufala uscita un paio di anni fa sul presunto tifoso di Roger Federer risvegliatosi dopo undici anni dal come, e che nessuno ha avuto il buongusto di smentire”…

Poiché le leggende ad un certo punto si autoalimentano, viene spacciato come compagno di doppio di Viktor Troicki e persino l’ex numero 12 al mondo fa un po’ di fatica a dover ammettere di non conoscerlo. Lui intanto contrabbanda come suoi foto e video di altri giovani tennisti che gli assomigliano, addirittura confondendo alcuni destrorsi e altri mancini. Il culmine lo ottiene quando twitta che Adidas gli ha offerto un contratto, e dal profilo social della multinazionale rispondono: “Welcome to the family, Darko”. È fatta, game-set-match.

Non importa che una balla così plateale sia una bolla destinata a scoppiare, prima o poi. Ben Rothenberg, uno dei giornalisti di tennis più bravi al mondo, ha messo insieme i pezzi e, fatalmente, l’ha scoperto. Intanto però Darko Grncarov aveva già vinto tutto: sarà per sempre il primo numero 1 di fake tennis della storia. E una storia finta – proprio perché così finta – alla fine diventa una storia.

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