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Perché il Napoli fa fatica a chiudere operazioni di mercato in Italia?

Oltre i club amici (Udinese ed Empoli), sette acquisti in tre anni e mezzo. Un problema di procuratori, di percezioni, di (immotivato) ostracismo.

Perché il Napoli fa fatica a chiudere operazioni di mercato in Italia?

La storia

Maksimovic, Mario Rui, Pavoletti, Diawara, Grassi, Gabbiadini, Jorginho. Siamo arrivati, con sette nomi, fino a gennaio 2014. Tre anni e mezzo fa, diciamo anche quattro, e questi sono gli acquisti che il Napoli ha completato da club italiani che non siano Empoli ed Udinese. Sette acquisti in quattro anni, di cui due estremamente sudati (Maksimovic e Diawara, i più dispendiosi) e tre che invece non hanno portato grandi frutti tecnici (Gabbiadini, Pavoletti e Grassi). Ancora sospeso il giudizio su Mario Rui. Positivo quello su Jorginho. L’unico che abbiamo escluso è stato Regini, ma parliamo di un’operazione laterale.

Cosa si evince da questo elenco e dal confronto degli affari fatti con la narrazione del mercato? Semplice: il Napoli fa fatica a comprare in Italia. Fa un’estrema fatica a comprare in Italia. In quest’estate 2017, si pensi alle offerte (vere o presunte) e ai rifiuti (veri o presunti) di Berardi, Chiesa, Schick, Keita o Verdi. Interessi raccontati dalla stampa, che poi non si sono concretizzati. Quasi come se l’ambiente calcio italiano, con club e giocatori d’accordo, snobbasse volutamente la destinazione azzurra.

Certo, c’è poi il rapporto privilegiato con alcune realtà. Da Udine ed Empoli sono arrivati, in questi anni: Valdifiori, Hysaj, Allan, Tonelli, Zielinski. Stesso arco temporale, quasi lo stesso numero di acquisti, e conferma dei buoni uffici tra i tre club. Tra l’altro, tre grandi colpi (Hysaj, Allan, Zielinski). E poi due giocatori “non riusciti”, Valdifiori e Tonelli, ma questo fa parte del mercato.

Percepire il Napoli

È come se il Napoli venisse percepito in maniera negativa dal nostro calcio. È come se Napoli avesse più appeal all’estero, perché nel frattempo da campionati stranieri sono arrivati giocatori importanti: partendo sempre da gennaio 2014 (quindi dopo Higuain, Mertens, Callejon,Reina, Albiol: l’infornata Benitez), sono sbarcati in azzurro giocatori dalla Francia (Ghoulam, Ounas), dal Belgio (Koulibaly), dalla Spagna (De Guzman, David Lopez), dall’Inghilterra (Chiriches, Giccherini), dall’Olanda (Milik), dalla Croazia (Rog). Insomma, tutto il mondo calcistico più evoluto ha individuato calciatori, anche importanti, disposti ad abbracciare il progetto-Napoli. Quando in Italia, oltre le società amiche, è difficilissimo andare.

Difficile capire o immaginare se si tratti di una questione economica, sociale o più banalmente riferita ai procuratori di certi giocatori. Certo è che una difficoltà importante, e basti ricordare le vere e proprie guerre di posizione con Torino e Bologna per i due ultimi “colpi importanti”, Maksimovic e Diawara. Tra l’altro, pagati con moneta sonante: 5+20 per il difensore serbo, 14,5 (fonte Transfermarkt) per il centromediano guineano.

Il Napoli, in Italia, è visto così. Forse anche per questo il più internazionale dei tecnici/manager che abbiamo mai avuto sulla panchina e a Castel Volturno, Rafa Benitez, preferì rivolgere sempre all’estero le sue attenzioni. In due stagioni, tre acquisti totali dall’Italia. Jorginho, Andujar, Gabbiadini. E poi tantissimo estero, dai ragazzi del Real Madrid fino a David Lopez e Koulibaly. Il Napoli, ancora oggi, risente di questa difficoltà che profuma (puzza) di ostracismo. Che si è sentita ancor più forte quest’anno, basti pensare al caso-Fiorentina, Chiesa, il comunicato del supermercato viola. Ecco, noi intendiamo proprio questa roba qui. Vediamo come si concretizzerà la situazione-Berardi. Finora, agenti e club di riferimento avevano parlato con un certo trasporto di Napoli. Poi tutto è cambiato di nuovo. Non a caso, ci verrebbe (maliziosamente) da dire.

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