Vettosi: «Il modello di business del Napoli migliore di quello Juventus. Sbaglia Sarri, il fatturato non conta. Ma serve un centro giovanile»

Vettosi: «Il modello di business del Napoli migliore di quello Juventus. Sbaglia Sarri, il fatturato non conta. Ma serve un centro giovanile»

Una mattinata diversa alla Federico II, facoltà di Economia, per parlare del Napoli e soprattutto per smontare una serie di luoghi comuni sulla gestione di Aurelio De Laurentiis, meglio noto alla tifoseria – popolare e colta o presunta tale – come il pappone. In cattedra Fabrizio Vettosi che già fece parlare di sé due anni fa con questa relazione che riscosse molto successo sul Napolista. E che non risultò gradita né alla società né alla parte di tifoseria che mal tollera il presidente. 

Vettosi, consigliere delegato di Venice Shipping and Logistics e con una lunghissima esperienza in tema di bilanci, pari solo alla passione per il Napoli, torna sul luogo del delitto. E lo fa da ospite del corso di Economia e gestione delle imprese, diretto dai professori Mauro Sciarelli e Roberto Vona. Con loro il professore Arturo Capasso dell’Università del Sannio e il giornalista del Mattino Francesco De Luca.

Vettosi presenta a un’aula di studenti piuttosto attenti la relazione provocatoriamente intitolata: «Non è vero che la Juve vince sempre». Smonta sistematicamente i luoghi comuni che da sempre reggono la dialettica attorno al Napoli e al calcio. A partire dal ruolo centrale che avrebbero gli stadi («Nel calcio italiano avere uno stadio di proprietà non serve a niente»). È talmente dirompente Vettosi che il Napolista gli perdona persino l’essere un anti-Benitez viscerale al cui cospetto De Luca del Mattino appare un moderato.

L’analisi parte da lontano, prende in considerazione gli ultimi otto anni di gestione di quelle che Vettosi definisce aziende e non squadre. L’azienda Juventus e l’azienda Napoli. «La squadra è una componente dell’azienda. Non sapete che cosa c‘è dietro il momento sportivo, il momento agonistico. Nei corsi di management sportiva porterei a vedere le aziende di calcio».

Vettosi frantuma anche il luogo comune del fatturato come elemento fondamentale per vincere: «Mi dispiace per Sarri, che è stato un bravo analista finanziario, dice cose non vere sull’importanza del fatturato. Lui come Conte e altri allenatori. Sono ignoranti, non è il fatturato che fa la ricchezza di un’azienda. Il fatturato è una delle dimensioni, forse la meno importante di un’azienda. La Juventus ha fatturato cumulativamente in questi otto anni 1,796 miliardi di euro contro 1,090 del Napoli». La sala commenta e un po’ si inquieta su queste dichiarazioni, che successivamente non vengono ulteriormente approfondite dal consigliere delegato di Venice Shipping.

Per Vettosi, la crescita del fatturato non è dovuta allo Juventus Stadium. Che ha sì generato più ricavi, «ma solo grazie ai risultati sportivi della Juventus che ha giocato una finale di Champions», senza dimenticare i cinque scudetti e la semifinale di Europa League. «Avrebbero riempito anche il Comunale o il Delle Alpi. Lo stadio ha fatto aumentare i ricavi ma anche i costi, non dimentichiamolo. La Juventus ha ottanta dipendenti in più che sono la divisione stadio, per non parlare dei costi manutentivi ordinari e straordinari. In Italia sembra che lo stadio sia la panacea di tutti i mali. Lo stadio non crea valore, non è un asset fondamentale nel modello di business italiano del calcio. Tant’è vero che la componente della tv virtuale (i cosiddetti diritti tv) incide per il 55% nella fetta dei ricavi della società, contro il 49% del Napoli. Lo stadio virtuale è più importante di quello fisico».

 

La platea è sgomenta, gli studenti intervengono, fanno domande, come del resto il professor Vona. Vettosi non si sottrae. «Il core business del nostro calcio sono la componente virtuale, i diritti tv, e la componente sportiva. Il match day della Juventus nella componente di ricavo di questi otto anni pesa per l’11%, il Napoli per il 13%. Ecco che crolla il mito. Una cosa bella non è detto che sia redditizia e funzionale. In Italia si va allo stadio unicamente per l’evento sportivo, è un luogo che negli altri giorni non viene vissuto. La legge sugli stadi è fatta male. Lo stadio è una infrastruttura pubblica, la realizzazione dovrebbe essere frutto di un investimento pubblico-privato, non ha senso economico in Italia uno stadio fatto solo dai privati. La Juventus ha investito 165 milioni di euro solo per lo stadio, un tale investimento deve avere almeno un rendimento del 10% dopo le tasse Non so se la Juve fa un rendimento di 40 milioni di euro». 

A chi replica sostenendo che però lo stadio è un attrattore di sponsor, Vettosi ricorda che «la Juventus è un brand, il Napoli è un’azienda locale. L’80% del mercato del Napoli è nella Regione Campania, è praticamente assente all’estero. Tutte quelle cifre che ascoltiamo sui tifosi napoletani all’estero non contano, è un numero statistico di affezionati. Con questo criterio, anche il Cagliari avrebbe tre milioni di clienti. La verità è che i clienti della Juventus comprano maglia e gadget della Juve, quelli del Napoli no, perché viviamo in un’area depressa e tutto quel che sappiamo. Tant’è vero che gli sponsor del Napoli sono aziende locali, pur se note anche fuori come ad esempio Lete e Pasta Garofalo che adesso è diventata spagnola».

Vettosi passa poi all’analisi dei ricavi. Quelle che definisce le componenti ricorrenti dei ricavi. Al netto delle plusvalenze che, specifica, «non è affatto un termine negativo, è purtroppo anche questo un retaggio della sottocultura economica il considerare la plusvalenza come un qualcosa di negativo». Tra il 2008 e il 2015 la Juve ha generato il doppio dei ricavi del Napoli. 230 milioni ricorrenti contro 120 milioni ricorrenti. Cifra che è il riferimento medio del Napoli he ha raggiunto il suo culmine l’anno in cui raggiunse gli ottavi di finale di Champions: 160 milioni di euro di ricavi. In termini di plusvalenze nette, il Napoli ne ha per 129 milioni, la Juventus 141.

Nell’analisi dei costi emerge l’antirafaelismo di Vettosi. Dal 2008 ad oggi la Juventus ha portato il numero di persone impiegate nell’area tecnica da 54 a 99, il Napoli da 37 a 53. In termini di staff, il personale della Juventus è passato da 74 a 155, quello del Napoli da 11 a 36. «Mesi fa dissi a La Stampa che l’ideale sarebbe una fusione delle due società. Il costo medio dell’area tecnica lungo questi otto anni è stato di 1,8 milioni circa per la Juventus, e di 1,1 per il Napoli. Differenza che si era pericolosamente ridotta con Benitez. La verità è che la Juventus per vincere ha speso più del Napoli, peggio del Napoli e ha avuto un ritorno economico negativo rispetto al Napoli».

C’è un aspetto che Vettosi invidia alla Juventus. L’organizzaizone dell’area tecnica giovanile. «Qui dovrebbe investire il Napoli. Non possiamo avere i nostri giocatori prospettici, come Mandragora, alla Juventus Si tratta di un investimento di 12-13 milioni di euro che il Napoli può consentirsi.

 

Vettosi si sofferma poi sulla straordinaria capacità del Napoli di generare Marginalità Operativa (Ebitda). «In sintesi, seppur con la metà del fatturato della Juve, il Napoli genera ben 130 milioni di euro di margine operativo in più; ovvero circa 438 milioni nell’arco temporale considerato contro i 295 circa della Juve. In termini percentuali, il Margine Operativo Lordo del Napoli è in media del 34% circa contro l’8,7% della Juve.

Dopo aver sottolineato che la Juventus ha un rischio operativo molto più alto, Vettosi sfata un altro tabù: quello secondo cui il Napoli non investe. In otto anni la società di De Laurentiis ha investito per 340 milioni, contro i 441 della Juventus e ottenendo i medesimi risultati in termini di plusvalenze. «La Juventus ha investito circa 190 milioni in “Altri Investimenti” (prevalentemente il Nuovo Stadio), di fatto senza ottenere ritorni

«La Juventus – prosegue Vettosi – ha avuto un ritorno medio del capitale operativo di meno 9%, il Napoli più 55%. Nel 2008 la Juve aveva una posizione finanziaria netta positiva: 10 milioni euro, oggi è negativa per 188 milioni. E fin qui il signor Ifil ha messo i soldi senza averne un ritorno. Non sappiamo per quanto ancora continuerà a farlo».

Le conclusioni messe nero su bianco da Vettosi sono le seguenti:

«La comparazione tra Performance economico-finanziarie del Napoli e della Juve sul periodo di permanenza in Serie A (2008-2015) sembra dirci due cose rilevanti:

I rilevanti investimenti fatti nel nuovo impianto, al di la della bellezza e della funzionalità, non hanno creato valore in termini finanziari; anzi dal 2011 in poi le performance economico-finanziarie della Juve sono peggiorate, segno che l’aumento dei Ricavi non ha significato maggiori Margini Operativi ed un adeguato ritorno sul Capitale Investito

«Nonostante gli ingenti Investimenti in risorse umane (Staff) sostanzialmente il modello di business della Juve non è mutato rispetto a quello del Napoli, come dimostra il breakdown dei Ricavi. A dimostrazione che il Calcio Italiano è incentrato intorno allo Stadio Virtuale (TV) e limitato al mercato domestico (Italia)».

«Allo stato, tenuto conto del contesto di mercato in cui opera, il modello di business del Napoli basato sulla forte attenzione e focus sulla componente tecnica, si è dimostrato più efficiente in termini economico-finanziari rispetto al modello Juve».

«In sintesi: a dispetto di quanto sostengono alcuni allenatori; non è la dimensione del fatturato che misura la capacità e l’efficienza. Infatti il Napoli con la metà del fatturato della Juve ha generato ben 140 mil di Margine Operativo Lordo (ovvero di Flusso di Cassa Operativo) in più della Juve.

Ci fermiamo qui, non prima di aggiungere un’altra eresia pronunciata da Vettosi che considera molto più interessante la partecipazione alla Champions rispetto ai due scudetti vinti. Far digerire anche questo alla pancia dei tifosi sembra francamente troppo.

ilnapolista © riproduzione riservata