ilNapolista

Morire a 31 anni in Campania per un tumore scambiato per una cisti

Morire a 31 anni in Campania per un tumore scambiato per una cisti

Nei giorni scorsi, ad Angri è morto un giovane ragazzo di soli 31 anni ed ancora porto in me la fortissima emozione della cerimonia funebre. Non conoscevo Fabio, la sua famiglia ed i suoi amici. Sono stato felice, nella disgrazia, di conoscerli: è stata un’emozione intensa che porterò per sempre con me.

Ho capito che si trattava di una persona speciale, di quelle che ogni tanto il buon Dio ci manda sulla terra per darci delle lezioni sul senso della vita e mi rammarico di non averlo conosciuto prima. I familiari e gli amici che hanno preso la parola per commemorarlo mi hanno fatto conoscere un ragazzo solare, pieno di gioia di vivere, allegro, bello, un musicista che ha lottato come un leone fino alla fine dando coraggio a tutte quelle splendide persone, parenti ed amici, che lo hanno accompagnato in questa troppo breve esperienza terrena.

“Chissà cosa avrebbe fatto Fabio se solo ne avesse avuto la possibilità!” ha detto un suo amico.

“Al funerale non erano presenti in tanti solo perché si trattava di un giovane scomparso prematuramente, lì vi erano intere famiglie perché Fabio portava gioia in ogni casa in cui entrava: ha riempito il cuore di tutti fino all’ultimo secondo!”, perché era “una nota intonata di una melodia chiamata vita”, perché era “un ragazzo che, come me, amava i Beatles ed i Rolling Stones”.

Poi, in chiesa, risuonano, basse, le note di una canzone di Renato Zero ed una sua amica ne recita il testo:

Il carrozzone va avanti da sé con le regine, i suoi fanti, i suoi re ridi buffone per scaramanzia così la morte va via. Musica gente cantate che poi uno alla volta si scende anche noi sotto a chi tocca in doppiopetto blu una mattina sei sceso anche tu. Bella la vita che se ne va un fiore, un cielo, la tua ricca povertà il pane caldo, la tua poesia tu che stringevi la tua mano nella mia. Bella la vita dicevi tu è un po’ mignotta e va con tutti si però però, però proprio sul meglio ti ha detto no e il carrozzone riprende la via facce truccate di malinconia tempo per piangere no non ce n’è tutto continua anche senza di te. Bella la vita che se ne va vecchi cortili dove il tempo non ha età i nostri sogni, la fantasia ridevi forte e la paura era allegria. Bella la vita dicevi tu e t’ ha imbroglio e t’ ha fottuto proprio tu con le regine, con i suoi re il carrozzone va avanti da sé.

Fabio non avrebbe potuto avere amici migliori.

Purtroppo, forse è vero che, come si dice, il Signore chiama a sé i suoi prediletti, in questo caso dopo avergli dato una missione da compiere e dopo che l’ha portata a termine. Come ha detto il parroco, non ci sono parole che possano lenire un simile dolore, ma spero di essere riuscito e riuscire a comunicare il mio sentimento di sincera ammirazione per Fabio, i suoi familiari, i suoi amici e tutta la comunità che gli si è stretta intorno.

Tutti dovremmo sperare di avere un funerale così: un funerale che dimostri in modo inequivocabile che il nostro passaggio ha lasciato qualcosa, qualcosa che va ben al di là dei beni terreni, che ha ben altro valore e che è definibile con un’unica, immensa, parola: AMORE.

Nella dolorosa fine di Fabio ho visto una metafora: la metafora di una società in cui prevalgono l’irresponsabilità verso il proprio lavoro e verso gli altri, la superficialità, la negligenza e l’incompetenza, il perseguimento di fini personalistici a discapito di quelli comuni, una società che sta provocando l’allontanamento dei migliori giovani dalla nostra terra e, addirittura, in questo caso, la loro morte.

Io sono fiero di avere giovani come gli amici di Fabio qui in Campania e spero vivamente che non siano costretti ad abbandonare questa terra: il nostro futuro ha bisogno di loro! Ed avrebbe avuto bisogno di Fabio.

Fabio, un giorno di circa tre anni fa, si trovò una cisti al collo. Si recò all’ospedale di Nocera per togliersela. Prima dell’intervento, viene praticata una biopsia da cui risulta che quella che sembra una inoffensiva cisti è, in realtà, un carcinoma maligno. Ma nessuno si preoccupa di comunicarlo al chirurgo, né questi sente il dovere di accertarsi dell’esito della biopsia. L’intervento ha luogo ed ha l’effetto di una bomba a frammentazione: migliaia di cellule tumorali si diffondono nell’organismo del povero Fabio. Dopo un po’, Fabio comincia a stare male, gli diagnosticano il tumore ma non riescono a spiegarsene l’origine. È solo a questo punto che viene fuori la biopsia. Comincia la battaglia: chemioterapie, ricovero per mesi a Milano: una giovane vita sconvolta. E con lui quella dei suoi familiari. Fabio è un duro: la malattia non è sconfitta ma si ferma. Fabio vive una vita apparentemente normale: nemmeno il suo aspetto fisico tradisce la presenza del male. La speranza sorregge lui e chi gli è vicino. Poi, nell’ultimo mese, si rompe un qualche equilibrio, Fabio crolla e muore.

Ora la morte di Fabio andrà a gonfiare le percentuali della mortalità per tumore in Campania. Molti ne trarranno le conclusioni a loro più utili, pochi (ed io fra questi) capiranno che il problema è la cattiva sanità. Distratti, nessuno vedrà e si occuperà del vero problema: l’assistenza sanitaria. E la percentuale della mortalità per tumore in Campania continuerà a crescere.

ilnapolista © riproduzione riservata