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L’ex ct del volley Berruto attacca Conte: «Allenare la Nazionale è emozione e orgoglio»

L’ex ct del volley Berruto attacca Conte: «Allenare la Nazionale è emozione e orgoglio»

Finora le critiche all’ormai ex ct Antonio Conte erano arrivate da tifosi, giornalisti e addetti ai lavori.Oggi, dalle colonne del quotidiano Avvenire, arriva una presa di posizione molto forte da parte di Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di pallavolo, con cui ha conquistato due argenti continentali e un bronzo olimpico. Un collega di Conte, quindi, seppur in altro sport.

Nelle sue vesti di editorialista di Avvenire, Berruto non le manda a dire: «Antonio Conte non ha mai nascosto il disagio della mancanza del “lavoro quotidiano”, ha metaforicamente evocato la differenza fra poter essere “martello” e dover essere “incudine”, ha lamentato ripetutamente la scarsa attenzione nei confronti della Nazionale. Viene da chiedersi: non lo sapeva prima? Non lo aveva forse immaginato nel momento in cui ha accettato di allenare l’Italia?».

Un velo stracciato, dopo tanti silenzi e dichiarazioni di circostanza, su quelle che a molti commentatori sono sembrate semplici scuse. E sul quale invece i colleghi di Conte – allenatori di club, ma anche ex CT – sono rimasti in silenzio, probabilmente per legittime ragioni di opportunità.

Avendo ricoperto entrambi i ruoli, Berruto conosce benissimo il clima teso che si respira fra un CT e gli allenatori di club, ma lo conosceva anche Conte – puntualizza l’ex CT dell’ItalVolley – che da allenatore della Juve non era mai stato tenero con le richieste dell’ex commissario tecnico Prandelli.

Anche Berruto ha vissuto la sua dose di polemiche. Lo scorso luglio ha lasciato l’incarico perché non sentiva più la fiducia della Federazione. Le sue motivazioni in una amara lettera pubblicata sul suo sito ufficiale. Non una fuga, tantomeno una partenza verso lidi migliori.

Per Berruto la Nazionale è stato il punto più alto della carriera e lo dice esplicitamente nell’articolo, esprimendo concetti da cui anche “Il Napolista” era partito nei giorni scorsi.

«Resta un fatto ineluttabile (e se qualcuno pensa che sia retorica, allora viva la retorica): la squadra nazionale, tanto per un atleta quanto per un allenatore, dovrebbe essere un valore irrinunciabile, non negoziabile, superiore a qualunque interesse personale. Punto. Qualsiasi atleta o allenatore che desideri una carriera completa dovrebbe anelare all’obiettivo azzurro e porlo in cima alla lista dei propri desideri. (…) Pensare di allenare in nazionale come se si trattasse di un club non solo è un palese errore di valutazione ma in qualche modo ne svilisce il significato. Quella maglia rappresenta un Paese intero in competizioni dalla visibilità planetaria. Rappresenta un modo di stare al mondo, un’idea in cui si riconosce una comunità intera. La maglia azzurra non appartiene a chi la indossa ma viene data in prestito, in custodia. Va trattata con rispetto, orgoglio, emozione. (…) Allenare o giocare in nazionale non è solo un fatto sportivo. È un gesto politico, nell’accezione più bella e alta della politica. È un fatto di sensazioni, emozioni, nostalgie. A Conte manca il profumo dell’erba, a me l’accelerazione del battito cardiaco al momento degli inni».

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