Christian Maggio, ti voglio bene (quando ci sono le bandiere, il tifoso preferisce i mercenari)

Christian Maggio, ti voglio bene (quando ci sono le bandiere, il tifoso preferisce i mercenari)

Quando Maggio parte titolare, ormai, il tifoso del Napoli borbotta. Non gradisce. Certo, Hysaj assicura alla squadra equilibrio e qualità nel palleggio. In questo senso è comprensibile perché l’assenza dell’albanese sia motivo di preoccupazione. Però il supporter va oltre, spesso è sfasterioso. Per lui le bandiere sono belle quando si tratta di fare la morale sui “mercenari”, ma poi considera obbligo intervenire sul mercato appena un giocatore mostra un tantino la corda. Dunque il tifoso quando vede in campo Maggio, veterano dalle otto stagioni in maglia azzurra, s’inquieta.

Io, invece, a Christian voglio bene. Non solo perché nella storia di un veneto che sposa la causa azzurra, a naso, ci vedo una vicenda romantica quasi quanto quella di Canè (vediamo se il numero 11 rimane a vivere sul golfo una volta appese le scarpette al chiodo). Ma soprattutto perché Maggio è un simbolo, l’immagine della nostra storia recente. Incarna il percorso del Napoli dal ritorno in A ad oggi più e meglio di Hamsik. Non è Christian ad essere diventato uno scarpone (che poi non è, considerato che per essere uno il cui punto forte è sempre stata la fisicità, ha una longevità atletica encomiabile). È la squadra intorno a lui che è cresciuta di anno in anno in maniera esponenziale. Mentre Marek, che a 18 anni mostrava già le stimmate del campione, è maturato fino a trovarsi per tasso tecnico e ambizioni in sintonia col collettivo che lo circondava, Maggio si è scoperto al giro di boa dei 30 anni in una squadra più grande di lui.

Nel 2008, da terzino emergente col vizietto del gol, Maggio era un acquisto di prestigio per un club alla seconda stagione in A. Fino al 2011, nella fase epica della gestione Mazzarri, era il pistone sulla fascia destra della squadra corsara e contropiedista dei Tre Tenori. Al 2014, in un collettivo che alzava un poco alla volta il tiro e la qualità media del collettivo, il suo nome non spiccava nella rosa, ma rimaneva di primo piano (era pur sempre nel giro della Nazionale). Negli ultimi due anni, infine, il sorpasso: Maggio diventa una auspicabile riserva. “Auspicabile” perché le sequele di infortuni ed errori di mercato lo impongono invece titolare, fatto percepito genericamente come negativo dall’ambiente.

Ma sto divagando. Il punto è che ancora oggi, a dirla tutta, Christian nel Napoli sta bene. Lo ha dimostrato nel girone di Europa League e lo ha ricordato all’Olimpico. Si è fatto saltare in avvio da Lulic, ok, ma poi non è più parso in difficoltà contro i frombolieri laziali e ha fatto il proprio dovere. Tutto ok, Superbike, sei dei nostri.

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