Nel pazzo Napoli del ’56, il ricordo della meteora Andronico

Nel pazzo Napoli del ’56, il ricordo della meteora Andronico

Fu un anno pazzo per il Napoli quel lontano 1956. Stelle e stalle si alternarono offrendo alla fine del campionato un insignificante dodicesimo posto. Eppure,qualche risultato iniziale aveva aperto i cuori alla  speranza. Alla quarta giornata gli azzurri fecero l’impresa battendo a san Siro il Milan del grande Schiaffino, con un esaltante punteggio da cappotto: 5 a 3.


Ma poi lo slancio si fermò per consentire appena un dodicesimo posto finale. La domenica successiva all’exploit in casa rossonera fu di scena al san Paolo il Bologna di Pivatelli, Cervellati, Bonafin. In settimana si fermò Franchini, titolare centromediano azzurro. E venne l’ora del debutto per lo stopper di riserva, Andronìco. Un nome che ai tifosi con reminiscenze liceali ricordava l’omonimo poeta latino vissuto  centinaia d’anni prima, Livio Andronìco.


Stadio del Vomero risonante di voci e altoparlanti a gran volume per le pubblicità dell’epoca. Su tutte, il ritornello che suggeriva un rimedio per le digestioni difficili: “AH COME E’ EFFERVESCENTE / LA MAGNESIA DI SAN PELLEGRINO…/ ALLA SERA O AL MATTINO / BASTA PRENDERNE SOLO UN BICCHIERINO…” 

Poi le squadre uscirono dagli spogliatoi, precedute dal grido stentoreo e puntuale del tifoso che sempre, a pochi secondi dall’ingresso in campo, appostato all’estremità della gradinata, dava l’annuncio con un grido degno di un acuto di Caruso: “Ebbi’ ‘lloooco…”.

Tutti in piedi, nel “catino” vomerese vedere una partita seduti era un retaggio dimenticato. Occhi accesi per Bugatti – gran portiere – Comaschi “’o lione”, Greco II, Morin, Posio, Vitali, Beltrandi, Vinicio, Ciccarelli e Pesaola. Sguardi particolari per il debuttante difensore Andronico. Forse troppi e troppo esigenti. E l’incontro cominciò a snodarsi con un Napoli non incontenibile e un Bologna assennato e non succube.


Preoccupato per le insidie degli attaccanti rossoblù – Pivatelli e Bonafin in particolare – l’esordiente Andronico si affidò a un intervento particolare per bloccare i palloni che arrivavano agli attaccanti bolognesi. Per lo più, lanci aerei di media altezza. E su ognuno di questi palloni volanti, il giovane esordiente si slanciava con le braccia in alto e le palme pronte a respingere. Gesto da portiere, frutto dell’emozione per un centromediano schierato a difesa. Il Napoli non andò oltre lo 0 a 0 a causa d’una partita male impostata. Ma lui, il ragazzo dal cognome di un antico poeta, subì i contraccolpi più negativi. Non tornò piu’ in prima squadra, la sua chance si era bruciata da sola. Ancora oggi, nel sentir parlare della squadra del “Bologna”, per qualche attimo rivedo lui, Andronico, che con i ripetuti gesti a braccia alzate bruciò il suo possibile volo.
Mimmo Liguoro

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