Guardiamo in faccia la sconfitta (senza fare drammi), non nascondiamoci dietro i 21 centimetri

Ventuno rose, ventuno re, cantava Antonello Venditti. Noi, per favore, mai ventuno centimetri. Non sul Napolista, almeno. Sono tuttora convinto che una della cause della nostra sconfitta a Torino sia da ricercare nei tifosi del Napoli seduti dietro di noi che hanno cominciato a piangere al primo minuto e si sono lamentati fino al 94esimo. Sono fermamente convinto che il loro frignare abbia contagiato la nostra squadra.

Vogliamo fare i seri? E allora facciamo i seri. Abbiamo perso tre a zero. Abbiamo incassato gol dopo cento secondi e dopo quaranta Reina aveva già tolto la prima palla dalla porta. Il primo tiro verso Buffon se non ricordo male lo abbiamo scoccato attorno al ventesimo minuto. Dopo che Reina aveva compiuto il secondo miracolo della serata togliendo a Bonucci la gioia del gol (e ora dite che anche Bonucci era in fuorigioco, lo so). Ci siamo lentamente svegliati verso la metà del primo tempo; loro erano già usciti, avevano fatto jogging e letto i giornali. Eppure, stiracchiandoci, abbiamo sfiorato il pareggio con Higuain. Forse lui, da quella posizione, deve fare gol. Lui, ovviamente, non altri.

Poi abbiamo provato a giocare. Abbiamo avuto la palla. Ma Rafa ha chiarito che cosa pensa del possesso palla. E noi siamo d’accordo con lui. «Il possesso palla conta se sai che cosa farne». E noi sembrava proprio che non sapessimo cosa farne. La trama a centrocampo sappiamo che non è il nostro forte. Ieri non era serata da accelerazioni. E non parliamo del dai e vai. Tra alcuni calciatori funziona, tra altri no. La sensazione che tra Insigne (il migliore) e gli spagnoli non si riesca a dialogare resta fortissima. Ma questo non vuole essere un pezzo di analisi tattica.

Questa vuole essere una presa di coscienza della partita. Abbiamo perso perché loro sono stati nettamente più forti. Qui sul Napolista, perdonateci, non si crede tanto agli episodi. Non ci abbiamo creduto a Firenze, non ci crediamo a Torino. Dopo Firenze non abbiamo fatto i tifosi e messo la testa sotto la sabbia a proposito del rigore di Cuadrado. Abbiamo semplicemente ricordato che il Napoli ha giocato con la mentalità da grande squadra e ha colpito come un cobra. Allo stesso modo non ci possiamo aggrappare al quasi gol di Higuain, al quasi gol di Hamsik, alla parata di Buffon su Insigne. Non abbiamo segnato. Né tantomeno abbiamo mostrato fluidità di gioco. Né siamo arrivati facilmente a concludere.

Poi, figuriamoci, il gioco del “what if” del se “mio nonno avesse avuto il trolley”, ci può condurre a vincere la Champions. La realtà, il campo, ha detto altro. E se vogliamo parlare dell’arbitraggio, certo è balzata agli occhi la differenza con le direzioni di gara europee. In Champions si lascia giocare molto di più, non si fischia appena uno cade per terra. Ma è un problema del calcio italiano. Cosa? Dite che a fuorigioco invertito sarebbe successo l’inferno? Pazienza, loro sono loro, noi siamo noi. E ieri sera non mi sono sentito scippato.

Detto questo, non dimentichiamo da dove siamo partiti. Non dimentichiamo quel che abbiamo scritto qualche giorno fa. Il mondo non finisce a Torino. «Ci sono altre ventisei partite», ha detto qualche giorno fa Rafa. E oggi lo sottoscriviamo. Abbiamo perso una partita. Anche malamente, per carità. Ma abbiamo perso una partita. Altri Napoli scudettati persero malamente in trasferta per poi festeggiare alla fine dell’anno. Certo abbiamo perso contro Roma e Juventus. Non a caso siamo dietro di loro in classifica.

Ci manca qualcosa. Benitez non lo ha mai nascosto. Forse è una questione di mentalità. Forse la squadra non è sicura di sé. Forse è semplicemente più debole, almeno dell’Arsenal e della Juventus. Allestire processi a una squadra che è terza in classifica a quattro punti dalla vetta e tuttora in corsa nel girone più difficile della Champions mi sembra quantomeno azzardato. Poi, per carità, Rafa ha commesso i suoi errori. Conte lo ha battuto. Pirlo ha dominato in lungo e in largo. A centrocampo non l’abbiamo vista mai. Forse per la prima volta Rafa si è aggrappato ai suoi uomini pur se non in condizione, come dimostra la partita giocata da Callejòn. Un turno di riposo non gli avrebbe fatto male. Del resto anche Benitez può sbagliare. E ieri ha sbagliato.

Poi ci sarebbe il tema Hamsik. Siamo certi che terrà banco in questi quindici giorni. Ne ha scritto Sconcerti sul Corriere; ne ha scritto Massimo de Luca. Noi Marek lo conosciamo. Ha avuto quattro allenatori. L’unico anno in cui ha trovato maggiore continuità è stato quello scorso. Senza Lavezzi, aveva più spazio. Forse gioca troppo avanti; forse ha poco spazio davanti. Non lo so. Non faccio l’allenatore. Dico che le sconfitte sono importanti, dalle sconfitte si impara. A patto di guardarle in faccia e di non nascondersi dietro ventuno centimetri.
Massimiliano Gallo

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