Talloniamoli, finché matematica non ci separi

L’occasione c’era, e probabilmente andava sfruttata meglio. Le premesse erano delle migliori: pubblico delle grandi occasioni, una serie di prestazioni opache dalle quali bisognava rialzarsi, Cavani che non può stare tutto questo tempo a digiuno, e una Juventus che, conscia delle difficoltà della partita, si metteva in campo con uno schema ultra difensivo – tutti dietro alla linea della palla tranne Vucinic, il vecchio catenaccio-e-contropiede – uno schema che avrebbe dovuto gasare gli undici di Mazzarri: hanno paura, giochiamo come sappiamo e ne avranno ancora di più. Ed invece, a sorridere sono loro, ancora.
Sia chiaro: per quello che si è visto in campo, il pareggio non va stretto a nessuno, sia chiaro: il Napoli non pareva giocarsi lo scudetto, e nonostante un avvio arrembante non ha mai trovato gli spazi giusti per colpire la Signora; la quale, dal canto suo, ha accolto come manna dal cielo il goal di Chiellini dopo dieci minuti e si è limitata a gestire, ben accettando di mantenere sei punti di distanza sulla prima inseguitrice– sei punti che in realtà sono sette, visto il vantaggio dei bianconeri negli scontri diretti. Cavani ha sottolineato il suo momento negativo facendo il gioco di Chiellini, che un novellino non è, e rifilandogli una gomitata che avrebbe potuto chiudere i giochi già nel primo tempo; Inler a tratti faceva rimpiangere Gargano; Pandev non c’era, e se c’era dormiva.
Insomma è negli uomini chiave della manovra che ieri il Napoli è venuto meno, in una partita che probabilmente si sarebbe vinta, se solo la condizione fisica/mentale di quei giocatori fosse stata migliore. Ma con i se e con i ma non si vincono gli scudetti, lo sappiamo bene.
Ora la tabella di marcia cambia, e cambia la prospettiva degli sguardi in classifica: prima gli occhi erano entrambi puntati alla Juventus, ora sarebbe meglio che uno si preoccupi di guardare alle spalle, perché questo secondo posto, ora come ora, vale oro, anche solo per non anticipare la preparazione estiva. Senza, però, smettere di marcare la Juventus.
Noi rimaniamo lì, sperando di ritrovare quella spregiudicatezza di chi non è condannato a vincere.
Stiamo lì, e non smettiamo di crederci: il 5 maggio insegna.
Talloniamoli, finché matematica non ci separi.
Antonio Cristiano

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