Abbiamo perso meritatamente. Però basta lacrime, la voglio rigiocare questa Champions

Lo ammetto: la prima notte ero talmente incazzata che mi sono spremuta le meningi per cercare una via di uscita. A testa alta, ho pensato, ne veniamo fuori a testa alta. E in effetti è quello che penso ancora: a testa alta, sì, ma fino a mercoledì. La nostra Champions l’abbiamo vinta quando abbiamo superato, secondi, il girone di ferro, oltre non si poteva andare, non con questa squadra, almeno.Ma mercoledì abbiamo mostrato tutti i nostri limiti: una difesa improponibile in una competizione come questa, le retrovie che non costruiscono nulla per far arrivare palloni ai tre tenori (mò, uno come Cavani, che ha giocato in recupero fino all’ultimo dei 120 minuti, ma che deve fare di più?), l’ostinazione folle dell’allenatore su alcune scelte, come quella di non mettere in campo quelli alti, capaci di contrastare le palle alte che tutti sanno essere il modo di giocare del Chelsea. Cioè Fernandez, che è quello dei due gol al Bayern, era l’unico, con Cannavaro, in grado di colpire di testa, altro che mano di Dossena. Insomma, con il passare delle ore mi sono incattivita. A testa alta, certo, un primo girone da sogno, ma ci siamo semplicemente meritati di uscire. Non sopporto le recriminazioni contro Drogba, capace solo di essere astuto, cinico e cazzuto come vorremmo tutti che fossero i nostri (se l’occhiolino da terra l’avesse fatto Lavezzi avremmo detto tutti che è un napoletano come noi: si chiama coerenza). Non sopporto chi dà la colpa all’arbitro, che ha arbitrato in modo impeccabile almeno fino ai supplementari, poi ha smesso di fischiare, è vero, ma il fischietto spento non è stato certo determinante. Ma quello che proprio non sopporto è l’atteggiamento di tanti tifosi, il piangersi addosso, le bacheche Fb piene di “non passa, fa male, avremmo preso il Benfica”, lo detesto, è più forte di me. Non sopporto il fatto che si parla di Londra come di un fronte di guerra, che chi è andato lì torna a raccontare quasi un reportage di guerra. Un viaggio in una capitale europea, tra l’altro una delle più belle e cosmopolite, e una partita di Champions in trasferta me lo chiamate una guerra? E mi infastidisce il fatto che quasi non si possa riconoscere i limiti di una squadra che europea a quei livelli ancora non è, che è stata grande, ha fatto il massimo, ma di competere con loro non è ancora capace. Che poi, siamo sicuri che hanno dato il massimo? In fondo non lo so, con il Manchester e il Bayern sono stati di più, questo penso. E più i tifosi piangono più mi incazzo perché abbiamo perso. Mò una cosa voglio più di tutto: tornarci l’anno prossimo. Se è vero che ci ha fregati l’inesperienza, allora vediamo di farci le ossa. Radiamo al suolo la difesa (Totò, perdonami, ti voglio bene, ma voglio volare più alto) e ricostruiamo una squadra seria davvero. E se il problema è l’allenatore, con tutto il bene che gli voglio, cambiamolo. Voglio che lo sguardo si poggi su tutti i giocatori della panchina. Avere una panchina corta è un delitto, ma non guardarla tutta è da galera. Perciò basta lacrime e dritti su Udine, che ci dovrebbe fare più paura del Chelsea. Lì sì che non ci sono giustificazioni, se va male. Eccheccazz! Ilaria Puglia p.s. Chelsea-Benfica? Forza Chelsea tutta la vita. Ci hanno dimostrato com’è che si vince una partita, senatori a parte. Terry è un grandissimo allenatore.

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