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Il Napoli non faccia la fine del ciuccio di Buridano

Già da studente non mi era simpatico Giovannni Buridano, quel filosofo francese del lontanissimo 1300 che, per avallare le sue tesi, si inventò la storiella di un asino, chiamato proprio l’asino di Buridano, che di fronte a due mucchi di fieno non sapeva decidersi se mangiare l’uno o l’altro e finì col morire di fame. Un paragone banale per un filosofo, un ricordo noioso, secoli dopo, per chi ha nel cuore una squadra di calcio simboleggiata proprio da un asino. Un asino, e una squadra, che riflettono sulle priorità, proprio come l’animale inventato da Buridano. Impegnarsi a fondo nel campionato o puntare all’alta classifica della Champions? Filosoficamente parlando, l’incertezza può essere anche feconda nel far maturare orizzonti precisi e nitidi. Calcisticamente ragionando, invece, l’indecisione può giocare brutti scherzi. Certo, il povero asino, preso dal dilemma, va giustificato se non si decide a lanciarsi verso uno dei due mucchi d’erba. Aspetta uno stimolo, una spinta, un urlo che gli dicano da quale parte andare. Se l’aiuto non arriva, la povera bestia sarà esposta non solo alla fame ma anche alle ironie di chi lo guarda. Un passo di qua, una retromarcia, un po’ d’attesa, un nuovo tentativo di andare dall’altra parte, subito bloccato da un altro dietrofront. E i maligni spettatori che gli preferiscono altre creature del regno animale (zebre, biscioni, aquile, lupe e cosi’ via) giù a ridere. Eppure, l’asino è un nobile animale, abituato a soffrire in silenzio e capace, se occorre, di correre e tirare la carrettella con svelta decisione. Solo che bisogna evitargli la sindrome di Buridano, quanto mai pericolosa. Bisogna sostenerlo senza soste (è pur sempre un asino) e con dolcezza indicargli, al momento giusto, la direzione migliore. Come fare? Il compito spetta, per legge naturale, al padrone del quadrupede e al suo maniscalco. Gli amici dell’asinello, possono – e devono – evitare drammatizzazioni fuori tempo, senza rinunciare ad esprimere pareri, opinioni e suggerimenti. È questione, per chi regge la scuderia, di tempi giusti, previsioni intelligenti, stimoli adeguati. E occorre che alcuni famosi stallieri ritrovino la vena migliore nel lavoro di sostegno. Scudieri come il Pocho, Edinson, Marekiaro o Inler lo svizzero devono tornare a inebriarsi al profumo della paglia e del fieno. Gli abitanti del villaggio, con sciarpe e bandiere azzurre, sono già intorno al prato, con passione e calore. Tutto, per evitare che l’asino possa diventare ‘o ciuccio ‘e Buridano. Mimmo Liguoro

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