Cannavaro: Differenziata? “I figli mi aiutano”

Classe 1981, difensore e capitano del calcio Napoli, fratello minore dell’ex capitano della Nazionale e pallone d’oro Fabio Cannavaro, originario della Loggetta a Fuorigrotta, sposato e padre di tre figli, oggi Paolo Cannavaro vive a Posillipo e dalla sua finestra, per fortuna, non vede cumuli di rifiuti ma soffre per le immagini di Napoli sommersa dall’immondizia. Il suo fan club su Facebook conta 12.338 persone e proprio il popolo della Rete sta chiedendo a gran voce ai calciatori della squadra partenopea di giocare con il lutto al braccio durante le prossime partite per protestare contro l’emergenza rifiuti.
Dopo il gol del 28 marzo scorso in Napoli-Catania e le due reti con la maglia azzurra in casa contro il Bari (12 settembre) e il Chievo (22 settembre) Paolo Cannavaro accetta di giocare con Il Mattino per cercare di mettere a segno una rete contro l’emergenza rifiuti e a vantaggio della raccolta differenziata.
Cominciamo subito e mettiamolo alla prova. Dove butta il tubetto del dentifricio?
«Nella plastica, è corretto?».
E i giornali?
«Questo è facile: nella carta».
La busta del latte?
«Oddio… nella plastica?».
Il barattolo dei pelati?
«Il gioco comincia a farsi difficile… non lo so, non ho un raccoglitore dell’alluminio sotto casa…».
Allora le faccio una domanda facile facile: dove mette un pallone sgonfio o bucato?
«Ah no, quello non lo butto. Lo conservano i miei figli».
Va bene: promosso o quasi. Ma da quanto tempo fa la differenziata?
«Ho cominciato da un paio di anni seriamente a dividere l’umido dal secco, a raccogliere le bottiglie di vetro e a separare la carta dalla plastica. Non è difficile, basta abituarsi anche se a volte ci si scoraggia un po’».
Le passa la voglia quando vede i cumuli di immondizia per strada?
«Non potrei negarlo. È una ferita al cuore e l’ennesima ingiustizia che questa città è costretta a subire. Napoli è sempre stata la capitale della cultura e vederla ridotta a capitale della monnezza fa male specialmente a chi come me indossa i colori della squadra di calcio e la rappresenta fuori dai confini campani. Serve una grande forza di volontà ma alla fine la raccolta differenziata si può fare, basta che dopo non finisca tutto insieme nella stessa discarica».
Chi fa meglio la raccolta differenziata in casa?
«I miei figli, non c’è dubbio. Specialmente i due più grandi di 6 e 8 anni imparano molto a scuola e a casa sono giudici severi. Mi sgridano se sbaglio contenitore, sono sempre pronti lì con il cartellino giallo».
Chi ha le responsabilità di questo disastro?
«Non è mio compito dirlo. Il problema è vecchio e putroppo si ripete ciclicamente. La magistratura giudicherà le responsabilità penali e gli elettori quelle politiche, io penso a come risolverlo nel mio piccolo».
Cosa propone agli amministratori e ai suoi concittadini?
«Il futuro è dei nostri figli ed è dalle scuole che bisogna partire per una seria educazione ambientale ma anche noi adulti dobbiamo dare il buon esempio: evitare di gettare rifiuti dal finestrino o depositare la spazzatura fuori dagli orari indicati. Insomma, piccole regole di convivenza civile».
E poi bisogna puntare sulla differenziata.
«Certo. Gli amministratori devono fornirci i bidoni sotto casa o nelle vicinanze e noi cittadini dobbiamo separare in casa l’umido dal secco, la plastica, il vetro, la carta e pure l’alluminio, anche se non so ancora dove metterlo».
Luisa Maradei
Il Mattino

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