Maradona è dei napoletani non solo dei napolisti

Maradona non appartiene ai tifosi del Napoli. Appartiene ai napoletani. Che è un po’ diverso. I napoletani possono essere tanti, tante forme di vita, tanti tipi di delinquenti compreso esser tifosi di altre squadre. Maradona appartiene a tutti loro. All’epoca mia non c’era il Napoli. C’era una squadra con un colore, l’azzurro, che avrebbe dovuto dirmi tutto e invece non mi diceva mai niente. Poi c’era Maradona. E ti accorgevi anche del Napoli. Come quando alle feste arrivava Jacqueline e solo allora ti rendevi conto che a rimorchio c’era pur sempre il sogno potente amato dagli altri. Maradona l’ho visto allo stadio. Mio padre all’arrivo di Diego obbedì. Non dissi niente. Era l’appuntamento con la storia e andarci mi sembrava un atto dovuto. Anche senza amore, quella rottura di palle. Maradona era basso, povero e storto. Era facile amarlo. Per chi vi riusciva. Difficile non osservarlo. Platini ad esempio era diverso. Platini era un uomo calato nel calcio. Un uomo coi suoi difetti: francese, triste, intelligente. Amarlo era impossibile almeno quanto riuscire ad amare se stessi. Maradona era il pallone. Lo identificavi con la sfera. Non aveva coscienza, rimorsi. Perché solo un uomo può avere coscienza e rimorsi e Maradona aveva solo novanta minuti. Cinquant’anni così. E’ per questo che non è invecchiato.
Maradona appartiene al mondo, Platini è uno di noi.
Maradona è mio e vostro e nostro come è di tutti il pallone. Maradona a Torino non l’abbiamo avuto per Boniperti, Maradona a Torino non sarebbe durato, Maradona a Torino ci avrebbe gestito. Maradona è di Napoli e dei napoletani. Pochi cazzi, di quelli che a Napoli vivon d’azzurro. Maradona è di tutti se vogliono quelli. E’ come fanno i bambini. Il pallone, vero, fino a quando si gioca è di tutti. Poi si resta a guardare col naso schiacciato dal vetro. Mentre quelli ritornano a casa portandosi Diego, dici soltanto “è pure mio”. Il pallone lo portano loro.
Vincenzo Ricchiuti

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