Sono pazzi questi laziali

<em>Noi napoletani non potremo mai capire che cosa sia un derby. Che cosa significhi vivere in una città con due squadre di calcio, col terrore di essere sfottuti per una stagione intera. Vivo a Roma da sei anni e mezzo, eppure non mi ci sono abituato. Talvolta resto ancora allibito. La mattina, spesso, ascolto Tele Radio Stereo, radio laziale, dove va in onda la trasmissione “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”. Già il titolo è una rivendicazione di primazia: la Lazio è nata nel 1900, la Roma ventisette anni dopo.</em><em>Ebbene, la scorsa settimana, il conduttore Guido De Angelis è stato sottoposto a una sorta di pubblico processo da più di un ascoltatore. Il reato? Aver tifato per la Lazio nella partita contro il Milan. E sì, perché per il laziale – o comunque per una fetta di laziali – l’incubo peggiore è che la Roma vinca lo scudetto. Messo alle strette, il tifoso biancazzurro potrebbe persino preferire la retrocessione della propria squadra, se accompagnata dalla mancata conquista del tricolore da parte dei giallorossi. Dinamiche folli per noi napoletani. Eppure qui sono pane quotidiano.
Strana vita quella dei laziali. Un’esistenza in trasferta. Almeno a Roma. Ci sono, ma silenti. Si incrociano con lo sguardo. Pensano al derby del 18 aprile. Ossessivamente. E guardano con terrore alla scalata della squadra di Ranieri. La tradizione li vuole fascisti e dell’entroterra. Che poi Storace sia giallorosso cambia nulla. Quelli di sinistra sono pochi, ma ci sono. Tra i più noti c’era il compianto Sandro Curzi. Noi del Napolista siamo molto legati a un altro laziale de sinistra, Sandro, il titolare di Agustarello, il nostro ristorante di riferimento a Testaccio. Laziale e comunista. Con una bottiglia del Napoli in cantina, regalo di un Capodanno trascorso insieme. Chissà, potremmo aprirla stasera.
<strong>Massimiliano Gallo</strong></em>

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