Il garantismo vale per la borghesia napoletana, non per i contadini di Caivano

L’arresto di 69 tra professionisti e professori universitari ha cambiato l’atteggiamento dei media che invece per la Terra dei fuochi hanno aderito acriticamente alla linea della Procura

Il garantismo vale per la borghesia napoletana, non per i contadini di Caivano

Gli organi di stampa

Nei giorni scorsi le pagine dei giornali locali hanno evidenziato, col solito iniziale clamore giustizialista, l’arresto di 69 esponenti della borghesia imprenditoriale, politica ed universitaria napoletana. Insomma, di uno spaccato di classe dirigente locale. Inusualmente, in seguito, organi di stampa che non hanno mai espresso in casi analoghi, e pensiamo alla Terra dei fuochi,  posizioni garantiste, come Il Mattino o il Corriere del Mezzogiorno, hanno riscoperto la presunzione d’innocenza. Viene il dubbio che la magistratura, questa volta, abbia disturbato il nido di vespe della buona società napoletana che si è subito mobilitata in difesa dei suoi appartenenti.

E qui, in un colpo solo, viene fuori, in tutta evidenza, la principale criticità che ci colpisce: l’inadeguatezza della nostra classe dirigente. Qui le criticità che colpiscono l’intero Paese vengono esacerbate da questa storica inadeguatezza.

La borghesia napoletana e quella milanese

Le radici sono lontane e, a mio modo di vedere, nascono dalla mancata affermazione di una borghesia mercantile ed imprenditoriale (cosa avvenuta nelle signorie del nord), nonché dal massacro della classe dirigente illuminata del 1799 da parte dei sanfedisti borbonici. Qui la borghesia ha preferito adeguarsi allo stile parassitario della nobiltà locale, ha preferito uniformarsi al suo stile di vita con lo scopo di farsi accettare da essa e, ove possibile, entrarvi a fare parte. A modo suo, un sistema di scalata sociale.

Ancora oggi paghiamo questa sciagurata scelta e il borghese imprenditore privato, oltre ad essere una rarità, è guardato quasi con un senso di inferiorità, contrariamente a ciò che avviene altrove. Qui la borghesia ambisce alla laurea, alle carriere pubbliche ed alle professioni, altrove alla produzione.

Il risultato lo si percepisce chiaramente frequentando un qualsiasi circolo “buono” della borghesia napoletana. Oltre gli ormai pochi esponenti superstiti della nobiltà partenopea (che, peraltro, dopo aver perso, negli anni, la gran parte delle loro proprietà terriere, si sono perfettamente conformati alla suddetta borghesia), ci verrà presentato il dr. tal dei tali, l’avvocato tizio, il notaio caio, il magistrato sempronio, il tutto condito da politici e piccoli e grand commis di Stato. Nessuno che produca nulla.

Nel corrispondente circolo milanese, ci verrà presentato il sig. o dr. tal dei tali che ha una impresa metalmeccanica, il sig. o dr. tizio che ha una impresa tessile, il sig. o dr. caio che ha una impresa che produce detersivi, mobili, alimenti, biliardi, giocattoli, liquori, vini, scarpe, elettrodomestici, spugnette, saponette, schiume da barba etc. insomma di tutto quanto utilizziamo nella nostra vita quotidiana e che, nel 99% dei casi, come possiamo verificare anche solo osservando le etichette dei beni che abbiamo in casa, acquistiamo da imprese fuori regione. Loro producono, noi consumiamo. Se fossimo uno Stato autonomo, altro che Grecia!

I pochi imprenditori di livello, anche internazionale, come Aurelio de Laurentiis, tanto per restare nel tema di questa testata, sono addirittura malvisti ed ostracizzati.

Una magistratura che travalica i propri confini

Nessuno che abbia mai riflettuto sul fatto che se non si crea ricchezza producendo beni da vendere, non si possono pagare i servizi pubblici e privati offerti dalla borghesia napoletana? Ad oggi sono pagati col debito o con i soldi dei contribuenti di altre regioni italiane (e non ci lamentiamo, dunque, della nascita dei fenomeni “Salvini”).

Ma torniamo all’origine di questo scritto.

La patologia di una magistratura che travalica i propri compiti sentendosi investita di una funzione moralizzatrice della società (potremmo dire, parafrasando un detto antico, che “castigat incarcerando mores”), di organi di informazione artefici di processi mediatici che portano alla condanna degli inquisiti ben prima che la giustizia faccia il suo corso, un’opinione pubblica giustizialista, sono mali che colpiscono tutto il Paese ma che, come detto, qui assumono aspetti particolari a causa della suddetta specificità locale.

Qui è non solo più che altrove pregnante, ma quasi esclusivo, il rapporto tra quel po’ di imprenditoria locale ed il mondo delle professioni (includendo il mondo universitario) con la spesa pubblica. Il che comporta un perverso intreccio di amicizie, conoscenze, mediazioni, rapporti con la politica e l’amministrazione pubblica da sempre borderline tra il lobbing ed il penale.

La Terra dei fuochi non merita il garantismo

È l’amoralità della borghesia napoletana denunciata su questa stessa testata non molti giorni fa da Sandro Ruotolo. Questo comporta che è sempre necessario creare occasioni di spesa e le migliori occasioni di spesa vengono dalle emergenze, come ha ben dimostrato il terremoto dell’80. E se non ci sono emergenze, bisogna inventarle. Ed ecco che risultano funzionali a questo meccanismo le terre dei fuochi o le Bagnoli.

Nessuno sembrava essersene accorto. Pochissimi, tra cui questa testata, hanno espresso posizioni dubbiose e garantiste su fatti quali i sequestri dei pozzi di Caivano, il processo Resit e, ultimamente, la “bonifica” di Bagnoli, tutte situazioni riconducibili alla logica delle emergenze create ad arte non solo per interesse economico diretto. Magistrati, inquirenti, organi dell’informazione (o, meglio, spesso disinformazione) hanno lucrato carriera, visibilità, audience, “click” (il click baiting), il tutto “monetizzabile” sia pur indirettamente. Poi c’è chi (il mondo delle professioni, anche universitario, e quello imprenditoriale) monetizza direttamente.

Il mondo dell’informazione, in questa situazione, porta tutta intera su di sé la responsabilità di essere elemento imprescindibile nella creazione del brodo di coltura delle emergenze orientando univocamente l’opinione pubblica. La politica, quando non complice, è accondiscendente in quanto dipendente dall’opinione pubblica per il voto e, dunque, per la perpetuazione del suo potere.

Chi è lontano dai circoli che contano

Ora, come detto, è stata colpita la borghesia buona cittadina. È stata colpita dallo stesso organo giudiziario che ha colpito i contadini di Caivano. Per esperienza diretta, colpevoli od innocenti che siano, posso dire che se la vedranno brutta.

Ma i contadini di Caivano, in quanto contadini, sono lontani dai circoli del potere (anche informativo) e pochi, pochissimi (certamente non le testate locali menzionate) hanno alzato il dito per esprimere non dico la loro presunzione di innocenza, ma quantomeno un dubbio, Cipriano Chianese era un imprenditore di livello nazionale, ma era un parvenu, il figlio di un contadino arricchitosi col suo lavoro, lontano dai circoli che contano. Oggi, dopo una indegna (per uno Stato di Diritto) condanna in primo grado, è in cella da otto mesi. Nessuno, se non noi, solo noi, ha espresso un dubbio. Spero gli diano l’occasione di farsi una bella partita a carte con qualcuno dei 69 ultimi arrestati.

Anche il carcere è una livella.

Silvestro Gallipoli ilnapolista © riproduzione riservata
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  • Raffaele Pirone

    Caspita!
    Che bella riflessione, mai banale e tanto coraggiosa (è difficile dirsi certe cose tra di noi napoletani….il meno che accade è sentirsi mandati a quel paese!).
    Concordo praticamente su tutto!

  • Ermanno Giamberini

    la sagra dei luoghi comuni che tocca il suo apice nell’affermazione “Ad oggi sono pagati col debito o con i soldi dei contribuenti di altre regioni italiane (e non ci lamentiamo, dunque, della nascita dei fenomeni “Salvini”).”. Invito sommessamente il dott. Gallipoli a leggersi gli articoli di Marco Esposito per avere un punto di vista più aggiornato rispetto a questa questione. E magari , se i circoli che conosce al momento , sono tutti composti da “parassiti” che consumano e non producano , ad uscire da questi circoli e cambiare frequentazioni . Perchè la sua visione parziale non rappresenta la città.

  • Silvestro Gallipoli
    • Ermanno Giamberini

      la ringrazio ma l’articolo che mi quota, che nulla di nuovo peraltro mi comunica, non ha nullla a che vedere con quanto la invitavo (sempre sommessamente) a fare. Dire che le aziende meridionali hanno un forte gap di competitività rispetto a quelle di altre aree del paese è scoprire l’acqua calda. E ci sarebbero pagine di conversazione per analizzarne e comprenderne a fondo cause e possibili soluzioni (le soluzioni che spesso si sceglie di non applicare) . Io la invitavo a leggere Marco Esposito, sempre molto attento nella citazione di fatti e non di stereotipi, a proposito del falso mito (ribadisco : strasuperato) del sud fannullone e parassita che vive sulle spalle del centro nord laborioso e produttivo, sul quale si basa gran parte del pregiudizio di cui noi meridionali siamo da tempo oggetto . Perchè chi fa impresa qui da noi , si rende conto quotidianamente di quanti altri imprenditori coraggiosi , innovatori , giovani o meno giovani, seri ed affidabili ci siano, disposti a rischiare in un contesto sicuramente svantaggioso rispetto al resto del paese per limiti finanziari ed infrastrutturali ma determinati ad investire qui; ed è irritante leggere continuamente di una realtà che sa descrivere solo le sacche di clientelismo e di parassitismo ed ignora invece le tante eccellenze produttive della ns regione. Non ho il piacere di conoscerla e quindi non so se lei sia un giornalista o altro ma ho la sensazione che la sua visione sia condizionata da un punto di vista limitato della realtà napoletana. Per questo la invitavo scherzosamente a cambiare frequentazioni se le sue sono composte solo dal genere di persone che descrive lei. Se vuole posso presentarle moltissimi “dott. tizio ” (qui da noi anche chi fa impresa preferisce in genere portare a termine gli studi ) impegnati in attività imprenditoriali di buon livello e successo che non ha mai ambito a carriere pubbliche o professioni. Oppure, se lo ha fatto , ci è riuscito senza “perversi intrecci di amicizie…”.

      • Silvestro Gallipoli

        vede, io sono nato e lavoro a Napoli. Lavoro in uno dei pochi settori in cui si lavora, anzi si “fatica” nel vero termine della parola, quello agroalimentare. Conosco anch’io imprenditori seri, nel mio piccolo, anch’io ho un’impresa. Ma una popolazione si giudica in base alla maggioranza, non in base alle eccezioni. Conosco bene l’alta e media borghesia napoletana per frequentazione diretta, dunque i miei giudizi sono basati su conoscenze dirette. Peraltro, i pochi imprenditori seri di cui prima, sono della provincia e non hanno nulla a che fare con la borghesia napoletana. La difesa di ufficio dei nostri mali per un mal riposto spirito campanilistico, non può far altro che perpetuarli. Per quanto riguarda le eccellenze si, ve ne sono, poche ma ci sono. Ma di una, conoscendone lavoratori, posso dirle che la nostra classe dirigente la sta distruggendo. Parlo dell’Alenia. Per “sistemare” come al solito per fini elettoralistici, clientes, si è stravolta l’organizzazione produttiva, si è persa produttività per l’inadeguatezza dei nuovi assunti, si stanno perdendo commesse a favore di altri stabilimenti italiani ed esteri. E questo, come napoletano, mi mortifica.

        • Ermanno Giamberini

          Vede Silvestro , la sua divisone in napoletani e provinciali mi lascia interdetto. un imprenditore che viva in provincia, ma di famiglia napoletana e che abbia l’azienda a napoli in quale delle due categorie dovrebbe dunque collocarsi ? le generalizzazioni mi sembrano sempre foriere di sviste.per di più a proposito di napoli, posto che l’area metropolitana è da tempo omogenea sotto molti aspetti. io non discuto che lei abbia una percezione della città che le viene dalle frequentazioni dirette ma trovo singolare che il suo osservatorio diventi “IL” punto di vista. Sarò (s)fortunato ma gli imprenditori che conosco io sono tutti napoletano con aziende in provincia ( o spesso fuori provincia) .Quanto all’Alenia , conosco anche io quella realtà ed, anzi , occupandomi di logistica ho avuto l’opportunità di conoscerla da vicino non solo la realtà campana (nola, pomigliano ) ma anche la committenza americana. e come tutte le aziende controllate dalla politica anche questa ha dovuto sottostare a giochi clientelari visti e rivisti in tutto il resto del paese; ma ciò non ha intaccato la considerazione che Alenia ha livello mondiale. Neanche mi stupisce sempre a proposito di Alenia che lei non menzioni la circostanza (per la verità ignorata da molti) che quando se n’è decisa la fusione con una decotta Aermacchi, per assecondare le pressioni delle lobbies legate alla lega, si è deciso di spostare il management della neonata azienda a Varese, malgrado Alenia fosse predominante sotto tutti gli aspetti possibili . ma ovviamente se uno dice cose del genere è un vittimista vero ? come sostenevo rispondendo ad altro lettore non vedo alcuna utilità nel ripetere sterili luoghi comuni su quantio siamo imbelli, incapaci, passivi e chi più ne ha più ne metta. Io non lo sono , non mi sento rappresentato da tali definizioni e non lo sono le persone (non poche) che vivo quotidianamente nella mia vita professionale e privata.Nè mi sento un’eccezione; e non ci sto a continuare a leggere ed ascoltare tirate come la sua nelle quali “napoletano ” assume la connotazione di un aggettivo qualificativo invariabilmente negativo.

          • Silvestro Gallipoli

            Dunque conosce il nome dell'”imprenditore” napoletano che ha usato per scopi clientelari l’Alenia. Vero che il centro decisionale è passato in mano alla moglie di un leghista. Ma noi, invece di essere ancora più efficienti, porgiamo su un piatto d’argento, con le nostre inefficienze (dalla Francia mandano sempre più di frequente ispettori per problemi qualitativi dei manufatti) l’occasione per essere ancora più emarginati. Il caso Alenia è solo un esempio. Ma torniamo al succo dell’articolo. Ieri leggo di DUECENTO milioni di euro stanziati per l’esproprio e la bonifica di terreni nella cd. Terra dei fuochi (fenomeno alimentato da personaggi quantomeno folcloristici, per non dire tragicamente macchiettistici, che in nessuna altra parte del mondo avrebbero avuto credito e che ha provocato danni economici e di immagine ad un intero settore economico a favore di professionisti del mondo delle professioni ed universitario napoletano a caccia di consulenze e progetti farlocchi). Rilevo che non è MAI stata fatta UNA analisi del rischio. Di che bonifiche parliamo? Da che? Bagnoli (un posto paradisiaco) è una vergogna di cui siamo capaci solo noi. In Germania hanno bonificato la Ruhr! Bagnoli è il buco del c….. della Ruhr, e riusciamo solo a sperperare soldi senza costrutto, tant’è che Invitalia (lo Stato) deve intervenire per cominciare daccapo, vogliamo parlare dei disastri provocati dalla nostra classe politica all’Italia? Vogliamo nominare i Gava, Pomicino, Scotti, De Mita etc. con l’esplosione del debito pubblico? Vogliamo parlare dell’occupazione parassitaria negli enti pubblici? Di disoccupati organizzati? Di camorra? Anch’io mi pregio di lavorare dalla mattina alla sera per dare il mio meglio a questa città, combatto contro inefficienze ed ingiustizie tutti i giorni. Ciò non mi esime dal denunciare una situazione che conosco molto bene e che ci danneggia tutti. Ho un’unica figlia, sapere che dovrà, come tanti, andare fuori a crearsi un futuro è per me un grande dolore. Il minimo che posso fare è denunciare i responsabili di questa situazione.

          • Ermanno Giamberini

            ribadisco : nessuno nega che vi siano fenomeni fortemente negativi . Rispetto a lei io preferisco partire da quanto di buono c’è senza ovviamente trascurare il tanto che c’è da migliorare. Ma continua a colpirmi il puntiglio con il quale lei cita solo gli aspetti negativi mentre non v’è traccia di quelli positivi , per quanto pochi siano.

          • Silvestro Gallipoli

            perché i negativi sono assolutamente prevalenti. Se su una popolazione di 10 persone 8 sono alte, quella popolazione è mediamente alta. Se su dieci napoletani 8 campano di economia pubblica, direttamente od indirettamente, i napoletani, come popolazione, campano mediamente di economia pubblica. Semplice.

          • Ermanno Giamberini

            la seguo sempre meno… campare di economia pubblica è dunque una colpa ? magari se si è ottenuta una laurea con sacrificio e si è scelto quel tipo di carriera ? e magari si guadagnano 1300 eur al mese e ci si tassa per acquistare carta igienica , gesso, detersivi perchè la scuola non ha i fondi per farlo ? ma lei è mai stato in una scuola al di fuori di chiaia e posillipo ? se vuole dare consistenza alle sue rispettabilissime opinioni vada in giro , uscendo però da quegli stessi giri che da un lato condanna ma dei cui pregiudizi , dall’altro, sembra profondamente intriso . e soprattutto rispetti i tanti che solo perchè lei ignora che esistano non per questo non meritano considerazione e stima per il fatto di non fare impresa. ed ora mi scusi ma chiudo qui questa discussione che si sta avviando ad essere stucchevole. le auguro buona giornata.

          • Silvestro Gallipoli

            l’economia pubblica non esiste: i servizi pubblici si pagano con la creazione di ricchezza del privato o, come si è fatto per decenni, stampando moneta. Anche al nord od all’estero c’è, ovviamente, chi lavora nei servizi pubblici, ma non nella proporzione insostenibile nostra. Se non si crea ricchezza, e si devono pure pagare stipendi inutili, è normale che manchino i soldi per la carta igienica. Ho vissuto tutta la mia giovinezza in un quartiere di periferia (Ponticelli), dunque conosco benissimo anche quella realtà sociale. Il mito, per la stragrande maggioranza dei miei coetanei era il posto pubblico tramite raccomandazione del politico o del sindacalista di turno. E la stragrande maggioranza di loro fa parte, ancora oggi, di quella massa di dipendenti pubblici (tantissimi fannulloni) che ha, di fatto, precluso uno sbocco lavorativo alle giovani generazioni. False invalidità, 285, concorsi, ogni mezzo era tentato per lo scopo. Ma non ne faccio una colpa a loro, la colpa principale era ed è di una classe dirigente politica (che aveva bisogno del clientelismo e, dunque, di mantenere in una situazione di bisogno il “popolo”) e di una borghesia per niente orientata alla produzione (che significa rischio ed investimento di risorse) ma, anch’essa, rivolta alla carriera nelle professioni o nel pubblico sia pure a livelli alti (professori universitari, magistratura etc.). Il punto di svolta fu caratterizzato anche dal lessico: dal cercare “a’ fatica”, si passò alla ricerca “d’o’ posto”. Le giovani generazioni sono le principali vittime di questo modo irresponsabile di fare. Oggi, frequento per lo più agricoltori, gente che si sveglia la mattina alle cinque e torna a casa al tramonto, che crea ricchezza per tutti e sulle cui spalle ricade anche il peso dei suddetti fannulloni. E questo non è né giusto, né etico. Oggi, posso dire di avere molta più considerazione di un agricoltore che di un magistrato. I milletrecento euro di stipendio, infine, possono essere pochi o tanti. Ma si tratta sempre di un posto di lavoro pubblico a basso rischio. Un operaio, od il dipendente di una impresa privata rischia molto di più, dunque sarebbe auspicabile guadagnasse di più. Non sempre avviene perché bisogna coprire il costo dei servizi pubblici e delle pensioni (che io, come le nuove generazioni non vedremo mai ai livelli attuali) ed il lavoro è tassato in modo inverosimile (il costo mensile di un dipendente è 2,5 volte l’importo netto in busta paga). Dunque, sarebbe interesse di tutti, anche dei dipendenti pubblici, che l’economia privata cresca. Altrimenti, la Grecia è alle porte….

          • Ermanno Giamberini

            gli sprechi non credo siano un unicum della ns città ma iniziano , tanti per cominiciare, a Roma. Quanto alla sua visione della scuola temo che il tempo passato dall’epoca di Ponticelli non le consenta di avere un’idea aggiornata di ciò che è una scuola e di cosa fanno i tanti insegnanti appassionati e professionali. Purtroppo lei continua a parlare per generalizzazioni : la scuola è quella che ricorda lei, gli impiegati pubblici quelli che conosce lei e così via. Si tenga pure le su convinzioni : non è certo da chi è su posizioni chiuse come le sue che viene il rinnovamento. Anzi. Ma posso ,anche capirla : sembra che dovunque lei vada ci siano solo pessimi esempi . Non è che il problema magari è proprio lei ? 🙂

          • Silvestro Gallipoli

            No, credo siate voi…

  • Marco Monaco

    Non si capisce da cosa sia superato il concetto del “sud fannullone” soprattutto se si guarda a Napoli. Si vede che abbiamo occhi foderati di prosciutto per non accorgerci che qui manca un ceto medio degno di tal nome in qualità e quantità. Una città. Disordinata caotica e sporca che vive di prebende di Stato a prescindere da chi la governi. Un territorio che crea problemi per poi chiedere allo Stato di risolvei con finanziamento a pioggia e ciò per non esser volgari. Se qualcuno ci fa notare l’ovvio contrariamente ad altri ci produciamo in analisi storiche e sociologiche che strizzano l’occhio a vessilli neoborbonici (perché poi no a quelli assiro babilonesi). Diventiamo talmente innamorati della nostra città che se traducessimo in azioni pratiche il dieci per cento di tale amore smettendola di cantare alla mario Merola di quanto fosse innovativa la napoli portici, avremmo quantomeno marciapiedi più”marciabili”. Una borghesia seria e liberale non si lascia criticare rispondendo come fa la parassitaria aristocrazia ma é. Essa stessa critica e produttiva. L’articolo coglie nel segno di una totale assenza di progetto di un ceto medio che altrove é volano di sviluppo e crea cesura dal “cialtrone medio”. Alle.pendici del Vesuvio tutto si mescola in una tarantella stucchevole e disarmonica.le vicende giudiziarie della cosiddetta terra dei fuochi sono l’emblema dell’idiozia di un popolo senza classe politica degna di tal nome. Tutto basato su ascientificità e confusione ma ottimo per finanziamenti ad capocchiam che fanno campare chi tene famiglia. Questa stampa locale ha fatto da cagnolino al guinzaglio di una procura autoreferenziale ed “ambiziosa” . Tutti zittti e tutti felici. Oggi tocca a quella “aristocrazia” che ha buone conoscenze ovunque ed allora il corpo molle dell’indolenza ha una sorta di sussulto. Ben venga ma suona come un ruttino.

    • Ermanno Giamberini

      superato ad esempio dal fatto che , come da cifre Bankitalia, il sud del paese produce il 24pct del reddito nazionale ma riceve il 19 pct delle rimesse . che poi esistano sacche di parassitismo nessuno lo discute ma non credo che questo debba significare autofustigarci. poi mi rendo conto che forse è più tranquillizzante crogiolarsi nel “questo è quello che ci meritiamo” uniformandosi a ciò che il resto del paese pensa di noi perchè il napoletano che fa autocritica fino all’eccesso è molto apprezzato speciei negli ambienti radical -chic. quanto allo strizzare l’occhio asi vessilli neoborbonici , recuperare la verità storica di un periodo storico che ha cambiato la storia di tutto il paese non vuol dire essere monarchico nè invocare un ritorno al passato ma solo restituire la dignità ad una terra che è stata di fatto invasa, spogliata e condannata ad una condizione di minorità della quale essa stessa è stata poi arterfice e complice. per quanto mi riguarda preferisco rimboccarmi le maniche ogni giorno , come da sempre faccio e fanno tutti coloro che conosco e che frequento, e dare il mio contributo attraverso il lavoro e l’impegno civile e sociale. perchè di censori da tastiera che citano tarantelle ed assiro-babilonesi parlandosi addosso ce ne sono già abbastanza. e temo siano proprio tra quelli che sono bravi a criticare e chiacchierare. ho paura che il problema di questa città non sia il ceto medio , che continua a vivere, “faticare” e tollerare ma il ceto di chi vive la sua vita agiata e poi scarica sugli altri la sua inerzia ergendosi per di più a conoscitore di una città che si limita a sfiorare. A volte.

      • Marco Monaco

        Infatti napoli é una città presa ad esempio in tutto il mondo per efficientismo ed organizzazione nonché per civismo. Forse dovremmo INIZIARE a criticare ed anche ad “autofustigarci” cosa che si fa assai poco in quanto troppo impegnati a dire al mondo come siamo bravi a cantare e quanti bidet abbiamo nelle case. Per il resto l’affermazione “la verità storica di un periodo storico che ha cambiato la storia” si commenta da sola in qua to ad analisi “storica”.

      • Silvestro Gallipoli

        Io direi che esistono sacche di produttività…..

        • Ermanno Giamberini

          bene e allora partiamo da quelle e raccontiamole, in città e fuori, per dare un segnale a chi vorrebbe ma viene frustrato ogni giorno da quanto legge e sente, per far capire che si può perfino a Napoli.

  • Mik71

    Mai visti tanti luoghi comuni tutti insieme. Opinioni alla rinfusa. Inadeguatezza della borghesia passi. Vogliamo parlare dell’inadeguatezza dei giornalisti?

  • Per la precisione il “massacro della classe dirigente illuminata del 1799 da parte dei sanfedisti borbonici” è un falso storico.

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