Mourinho: “Al ristorante spunta sempre un tavolo per me, non mi piace”. Poi demolisce l’Inter di Chivu

A Sportweek: "Quest'anno Chivu ha avuto un pochino la "stellina", perché nessuna delle altre è stata davvero un competitor forte per lo Scudetto".

Mourinho: “Al ristorante spunta sempre un tavolo per me, non mi piace”. Poi demolisce l’Inter di Chivu

Benfica's Portuguese coach Jose Mourinho gestures before the UEFA Champions League league phase day 6 football match between SL Benfica and Napoli at Estadio da Luz in Lisbon on December 10, 2025. (Photo by FILIPE AMORIM / AFP)

José Mourinho, sempre più vicino al ritorno al Real Madrid dopo tredici anni, si racconta a SportWeek partendo da una confessione inaspettata: il disagio per la fama. “Non mi piace quando entro in un ristorante in cui non ho prenotato e magicamente spunta un tavolo, per me e chi mi accompagna. Penso che se non fossi la persona che sono, non succederebbe. Ecco perché non mi piace”. È un Mourinho insolitamente intimo, quasi a disagio con il proprio personaggio. Peccato che, poche righe dopo, torni a fare esattamente ciò che lo ha reso celebre: demolire avversari, incensare i suoi uomini e far parlare di sé con ogni singola frase.

Lo Special One a 63 anni non ha perso un grammo di quella capacità. E l’intervista a SportWeek è un concentrato della sua filosofia calcistica e umana, nel momento in cui i problemi di spogliatoio del Real Madrid lo riportano prepotentemente al centro della scena.

Mourinho su Chivu e lo scudetto dell’Inter

L’Inter ha appena conquistato il ventunesimo scudetto sotto la guida di Cristian Chivu, ex difensore del Triplete mourinhano. Mourinho riconosce il merito dell’allievo ma non rinuncia a contestualizzare: “Quest’anno ha avuto un pochino la “stellina”, perché nessuna delle altre è stata davvero un competitor forte per lo Scudetto. Non ci è riuscito il Napoli, il Milan è in fase di transizione, la Juve pure, però vincere ti dà credito”.

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Su Chivu allenatore, però, Mourinho è generoso: “Quando giocava non era un allenatore in campo, la sua non è stata una germinazione spontanea. Ha fatto un percorso di formazione, ha allenato la Primavera dell’Inter per tre stagioni, si è preparato, ha fatto molto bene a Parma, sulla prima panchina dei grandi”. Una crescita che evidentemente Mourinho apprezza, quella di chi non brucia le tappe e non si siede in panchina pensando che basti il nome. Del resto l’avvio di stagione di Chivu era stato quasi da record, battendo persino i numeri dello stesso Mourinho.

Mourinho, Lautaro e Milito: “Amo Lautaro, ma amo Milito tre volte”

È quando passa al confronto tra l’Inter attuale e la sua che Mourinho diventa tagliente. Nessun diplomatismo, nessun giro di parole: “Mi piacciono tanti giocatori di questa Inter, ma nessuno avrebbe giocato nella squadra del Triplete”.

Il passaggio su Lautaro Martinez e Diego Milito è il cuore emotivo dell’intervista: “Lautaro come Milito? Io preferisco Milito. Amo Lautaro, però amo Milito tre volte perché sto parlando di uno degli uomini del Triplete. Milito è stato uno di quelli che mi ha dato di più”. È il Mourinho che ragiona per legami di spogliatoio, per battaglie condivise. Non è una questione di talento puro: è una questione di ciò che un giocatore ti ha dato quando contava davvero. Già So Foot aveva scritto che Lautaro non è Milito, che il Toro è poco lucido nei momenti difficili. Mourinho, a modo suo, conferma.

Lautaro

Giochisti e risultatisti: Mourinho non ha dubbi

Il dibattito eterno tra bel gioco e risultati trova in Mourinho un interprete coerente: “Il giochista vincente mi piace, il giochista perdente non mi piace. Se contano più le idee dell’allenatore o la qualità dei giocatori? Contano entrambe. Però la qualità dei giocatori è più importante”.

È la sintesi perfetta del mourinhismo, quella filosofia che o la ami o la odi. Non è contro il bel gioco, è contro il bel gioco che non produce nulla. Una posizione che nel calcio italiano, terra di dibattiti infiniti tra estetica e pragmatismo, continua a dividere ma che ha il pregio della chiarezza.

Zidane e l’eleganza nel calcio: “Materazzi si incazzerà con me”

Quando gli chiedono quale calciatore incarni il concetto di eleganza, Mourinho non esita: “Mi viene in mente subito Zidane. Marco Materazzi si incazzerà con me, ma vedere giocare Zizou era una bellezza”.

Inter-Milan

La battuta su Materazzi — ovvio riferimento alla testata nella finale mondiale del 2006 — è tipicamente mourinhana: riesce a fare un complimento altissimo a un avversario storico del suo ex giocatore, e allo stesso tempo a strappare un sorriso. Non è un caso che abbia citato proprio Zidane, peraltro l’uomo che ha allenato il Real Madrid nei tredici anni tra il primo e il possibile secondo Mourinho. Lo stesso Materazzi ha definito Mourinho il miglior tecnico della sua carriera.

Mourinho e Roma: «Il posto più bello della mia carriera»

Su Roma Mourinho apre il cuore come raramente gli capita. “È la città più bella al mondo”, dice nell’intervista. Ma le parole emerse nelle anticipazioni sono ancora più profonde: “Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, con l’Olimpico sempre pieno”.

E poi la difesa dei tifosi giallorossi, con la consueta protezione del popolo romanista: “Nessuno deve toccare i tifosi giallorossi. Non è colpa dei tifosi se non si vince”. Parole che a Roma risuonano ancora fortissime, a più di un anno dall’esonero che chiuse in modo brusco la sua avventura giallorossa. Lui stesso aveva detto di aver odiato essere l’unico volto della Roma, di volere un club in cui fare solo l’allenatore.

Mourinho e Zaniolo: la profezia della Conference League

Nel ricordare l’esperienza alla Roma, Mourinho torna anche sulla Conference League vinta nel 2022 a Tirana contro il Feyenoord. E rivendica un merito da visionario: aveva previsto che Nicolò Zaniolo avrebbe segnato il gol decisivo della finale. Quella rete al 32′ che regalò alla Roma il primo trofeo europeo della sua storia.

Non è vanità: è il Mourinho che studia ogni dettaglio, che conosce i suoi giocatori al punto da sapere chi è pronto per il momento decisivo. Lo stesso Zaniolo, a distanza di anni, ha definito Mourinho un maestro.

Zaniolo

Mourinho e il Mondiale 2026: “Il Portogallo può vincerlo”

A poche settimane dal Mondiale nordamericano, Mourinho si esprime anche sulla competizione: “Il Portogallo può vincerli, l’Iran deve partecipare”. Una frase che lega il patriottismo portoghese a una visione del calcio come sport universale, dove anche le nazionali meno blasonate meritano la loro vetrina.

Mourinho al Real Madrid: perché è l’uomo giusto

Tutte queste parole arrivano mentre Mourinho è sempre più vicino al ritorno al Real Madrid. I problemi di spogliatoio delle ultime settimane, con lo scontro tra Valverde e Tchouameni, hanno convinto Florentino Perez che lo Special One sia l’unica soluzione per rimettere in riga un gruppo di stelle allo sbando. Fu lui a riportare la mentalità vincente ai blancos tra il 2010 e il 2013, e Perez sa che nessuno meglio di Mourinho sa domare uno spogliatoio di primedonne.

Chi ha letto questa intervista capisce perché. Mourinho è un uomo che costruisce gerarchie, che pretende lealtà, che sa distinguere tra chi gioca per la squadra e chi gioca per sé stesso. Al ristorante non gli piace che gli trovino un tavolo senza prenotazione. Ma nello spogliatoio è esattamente quello che fa: entra senza chiedere permesso, e il posto in prima fila se lo prende sempre.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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