Brian Blackwell il figlio ideale che si inventò una vita da speranza del tennis e massacrò i genitori

TENNIS BLUES - Millantava con banche e con la sua ragazza contratti con la Nike e una futura partecipazione al Roland Garros. Oggi vive con un nuova identità in un luogo ignoto del Regno Unito

Brian Blackwell il figlio ideale che si inventò una vita da speranza del tennis e massacrò i genitori

2CH8J18 Brian Blackwell (left) with his father Sydney. Brian Blackwell pleaded guilty to two counts of manslaughter on the grounds of diminished responsibility at Liverpool Crown Court. Medical student Brian Blackwell, 19, was charged with the manslaughter of his father Sydney, 72, and mother Jacqueline, 61, at the family's home in July last year.

Le mosche

Furono le mosche ad annunciare la morte il 5 settembre 2004 in Sandy Lane, Melling, provincia di Liverpool, zona tranquilla e benestante. La villetta aveva tetto spiovente, siepi che la circondavano, muretti bassi e palizzate in legno. Bill Thompson, dopo aver visto la posta che straripava dalla buca delle lettere dei Blackwell, suoi vicini, aveva notato un numero insolito e impressionante di grossi insetti neri che ronzavano e si ammassavano contro i vetri delle finestre dall’interno. Erano migliaia e disperati. Non per lutto. Le mosche consumano solo quello degli altri. Era sazietà, noia. O desiderio di spazio. Di aria. Di fuga da quella oppressione. Il ronzio però dava la nausea. Provavano forse lo stesso senso di inadeguatezza e desiderio di andare via che aveva provato Will Sergeant, il grande chitarrista degli Echo & the Bunnymen; com’era cambiata Melling da quella della sua infanzia, negli anni Sessanta, non era ancora residenziale ma solo un piccolo villaggio rurale che il giovane Will percepiva come isolato e nebbioso da cui voleva scappare. Era cresciuto in un complesso di case popolari (Council Estate) circondato da campi, da ragazzo andava in autobus fino al centro di Liverpool dove iniziò a frequentare il club Eric’s. Fu lì che il villaggio di Melling, fatto di silenzi e luoghi aperti, si scontrò con l’energia del punk e portò nel suono psichedelico di Will Sergeant la nebbia e il senso di vuoto delle campagne del Merseyside. Il chitarrista voleva ricreare l’atmosfera delle mattine invernali a Melling usando reverb e delay, provocando ampi spazi sonori che facevano sembrare la chitarra quasi ultraterrena. Ma si era in estate, faceva molto caldo quel 2004, e ogni anno i coniugi Blackwell erano soliti trascorrere le vacanze in Spagna, come sapevano Bill e sua moglie Anne, si trattava di gente tranquilla e cordiale, un po’ troppo fissata per quel figlio che per loro era il migliore di tutti; quell’anno Sergeant produsse Curvature of the Earth da solista nel suo studio, The Pod, utilizzando il computer e vari sintetizzatori. Il tragitto da casa sua alla villetta dei Blackwell è brevissimo, dall’arteria principale Waddicar Lane a un certo punto si svolta su Sandy Lane, ci si arriva a piedi in dieci minuti circa. Da pochi giorni era arrivato settembre e Bill, che conosceva i Blackwell per essere persone riservate e abitudinarie, non erano mai tornati così tardi, e poi quelle mosche così inquietanti che sbattevano contro le finestre tutto il giorno; decise di chiamare la polizia. “C’era un odore terribile, dolciastro, che aleggiava nell’aria. Pensavo fosse un animale morto in un fosso o un problema di fogna. È diventato così forte che non riuscivo a stare in giardino”. Anne, la moglie, aggiunse. “Le tende erano sempre chiuse e la posta continuava ad accumularsi nella cassetta delle lettere. Sydney era un uomo meticoloso con il suo giardino, vederlo così trascurato ci fece capire che qualcosa non andava”.

25 luglio 2004

Brian, prima di partecipare ai tornei preparatori in Florida e California che avrebbero dovuto portarlo a giocare gli US Open a fine agosto, spruzza deodoranti spray in ogni stanza poi chiude le porte per intrappolare il profumo acre all’interno, inoltre usa detergenti chimici per pulire il pavimento, i divani e le pareti. Vuole lasciare ogni cosa nel modo più lindo possibile, anche se non sa bene come si pulisca, non avendolo mai fatto. Per un po’ di tempo nessuno abiterà la villetta. Meglio evitare intrusioni. Di fastidi, ogni tanto, ne arrivano anche lì. Quella mattina ha prenotato due biglietti in business class da Manchester a New York, spendendo circa 4.885 sterline. Non vedeva l’ora di partire con la sua ragazza. Mancava pochissimo. In precedenza si era recato con il padre Sydney al David Lloyd Tennis Club di Kirkby, prestigioso circolo inglese, dove si erano allenati insieme come facevano spesso. L’uomo, un ex contabile di 72 anni, era orgoglioso che il figlio si stesse dedicando ai suoi studi per gli esami A-levels e fosse allo stesso tempo un bravissimo tennista, era stato infatti capitano della squadra della scuola e campione regionale under – 16 e poi under-18 nel 2003. Aveva vinto diversi tornei al David Lloyd Club; era stato premiato come “miglior talento del club”. Aveva ottenuto anche buoni piazzamenti nei tornei regionali del Lancashire. Poco prima di partire aveva conquistato un torneo locale a Liverpool e chiesto alle banche dei prestiti, presentando documenti che attestavano guadagni annuali di 70.000 sterline grazie a una sponsorizzazione Nike per poter partecipare alle qualificazioni dei maggiori tornei, come era già successo per il Roland Garros, così era riuscito a farsi emettere carte di credito Gold e Platinum. È sera, Brian si sente stanco, decide di preparare le valigie la mattina presto, prima di partire per l’America. Sarà più fresco e riposato. Spera di non dimenticare nulla. Nonostante il forte caldo e l’odore dolciastro dei deodoranti si addormenta sfinito.

Amal Saba

Amal Saba, figlia di medici giordani, studentessa, era incantata da Brian, elegante, colto, un po’ arrogante, vero, ma bravissimo a scuola tanto da essere chiamato Brains (Cervellone), era infatti dotato di un talento accademico eccezionale, aveva ottenuto il massimo dei voti in matematica, chimica, biologia e spagnolo, guadagnandosi un posto alla facoltà di medicina dell’Università di Nottingham. Brian Blackwell era dunque il figlio perfetto: studente intelligente, atletico e ambizioso che frequentava il Liverpool College, scuola privata molto nota. Aveva in programma di studiare Medicina in uno dei migliori istituti del paese: l’università di Nottingham. Ma il suo sogno era soprattutto diventare un tennista professionista. Già guadagnava tra le 45.000 e le 70.000 sterline all’anno solo di Nike. Amal aveva letto i complicati contratti ufficiali che mostravano bonus annuali e conti spese illimitati, Brian l’aveva assunta come sua manager, le fece firmare un documento promettendole il 10% delle sue vincite e uno stipendio base di circa 80.000 sterline annue. Le diede persino un assegno da 39.000 sterline come anticipo. Era tutto così meraviglioso, quasi irreale. Brian mostrava ad Amal ritagli di giornale e documenti che riguardavano tornei passati, sostenendo di avervi partecipato con successo o di aver ricevuto premi in denaro che sarebbero stati accreditati a breve. Era stupenda la sua vita. Finalmente erano pronti per partire per gli Stati Uniti e poi spostarsi alle Barbados. Ne parlavano da mesi. Quando lo vide, Amal notò che aveva la mano fasciata, lui le confessò che si era infortunato durante una sessione intensiva di allenamento. Sarebbero partiti lo stesso, era comunque un modo per incontrare agente e sponsor; mentre si recavano all’aeroporto il giovane, che si teneva ogni tanto la mano ferita, si presentò al banco dell’accettazione con una borsa professionale da tennis con diverse racchette, calmo e attento a non rovinare l’attrezzatura. Ci teneva tantissimo, ne era orgoglioso. Era il 26 luglio, giorno in cui Roger Federer, suo idolo, batté Andy Roddick al torneo di Toronto 7-5, 6-3. Brian, una volta in America, si fece fotografare sorridente a New York con le sue racchette. Amal gli scattò diverse foto in cui si lasciava ritrarre con le racchette in mano. Ed era tutto così naturale. Così meraviglioso. La vita non poteva essere migliore. Anche se quella mano fasciata la immalinconiva.

Il secondo instar di Brian

A causa del calore le uova si schiudono in meno di 24 ore, le larve iniziano a nutrirsi dei tessuti umani, crescono a velocità impressionante attraverso tre sottostadi chiamati instar, che significa “somiglianza”, “forma” o “aspetto”; questo perché ogni volta che la larva compie una muta assume un nuovo aspetto, pur rimanendo lo stesso insetto. La larva continua a nutrirsi e a crescere fino a raggiungere il limite fisico della nuova pelle, compiendo la seconda trasformazione. La prima è già avvenuta ma ancora nascosta a tutti nella villetta di Melling. A New York i due fidanzati soggiornarono per tre giorni nella Presidential Suite del Plaza hotel con vista su Central Park, al costo di circa 2.200 sterline a notte. Si trasferirono poi a Miami perché Brian doveva partecipare a un importante torneo; era un giovane felice, anche perché da poco possedeva un appartamento da 450.000 sterline nello stesso complesso residenziale del calciatore Steven Gerrard, a Southport, e in garage aveva una Mercedes da 60.000 sterline. Il mondo vero era questo, i poveracci erano solo un ingombro inutile. Lui voleva essere come Federer, ricco, famoso e fortissimo. Durante la vacanza ordinò champagne, aragosta e tartufi, riceveva telefonate continue da vari manager, di giorno si allontanava da Amal per sessioni di allenamento o per incontrare coach e rappresentanti degli sponsor. Amal stava vivendo un sogno, sorrideva e salutava il suo campione. Lui noleggiava auto decappotabili, inviava cartoline e telefonava spesso ai genitori per sapere come stavano e raccontava delle sue giornate americane. Con loro Amal non parlava, però. Per migliorare il suo tennis era stato ad allenarsi alcuni mesi a Bradenton, in Florida, alla celebre accademia di Nick Bollettieri dove erano cresciuti Agassi, Seles e Courier; se non fosse stato bravo non lo avrebbe accettato, uscire da lì era garanzia di successo. Amal ascoltava la sua vita, di cui non sapeva nulla. Dopo Miami, il viaggio prevedeva di spostarsi sulla costa ovest per un altro torneo dove invece passarono il tempo facendo shopping a San Francisco. Soggiornarono alcuni giorni in pieno relax in una suite da oltre 600 dollari a notte e Brian non era più immalinconito dal ritiro. I giorni passarono in fretta, troppo in fretta. Tornarono a Liverpool il 12 agosto, dopo aver speso 30.000 sterline. Migliaia di larve si uniscono formando delle masse termiche che aumentano la temperatura locale, accelerando la decomposizione dei corpi. Una volta raggiunta la massima dimensione, le larve smettono di nutrirsi, strisciano via dai corpi per cercare un luogo asciutto, buio e sicuro. “Durante tutto il tempo in cui l’ho conosciuto non ci sono stati segni di anormalità. Non si è mai ammutolito, non ha mai dormito male e non è mai sembrato turbato durante l’intero viaggio”.

Il terzo instar di Brian

È lo stadio larvale finale e più grande. Quando ha accumulato abbastanza energia la larva smette di mangiare, si allontana dal cibo e si trasforma in pupa (il bozzolo) per diventare infine una mosca adulta. Invece di tornare a casa sua, Brian andò a vivere a casa di Amal e della sua famiglia dicendo che era rimasto chiuso fuori, aveva dimenticato le chiavi e i suoi genitori erano ancora in vacanza a Maiorca. Nulla di strano, succede nei diciottenni, sono così distratti dalla vita. Una settimana dopo, tornò al Liverpool College per ritirare i risultati dei suoi esami (A-levels). Scoprì di aver ottenuto il massimo dei voti (quattro “A” in matematica, biologia, chimica e spagnolo), assicurandosi un posto alla facoltà di medicina dell’Università di Nottingham; festeggiò con i compagni e conversò con il preside sul suo futuro come chirurgo, anche se lui insisteva sulla carriera di tennista appena si fosse ripreso dall’infortunio. Nessuno si era accorto della sua mutazione, nemmeno Amal. Il suo aspetto era lo stesso. “Pensare a come aveva pagato per quel viaggio, a cosa doveva passargli per la testa e a quello che aveva fatto, mentre stavamo insieme, mi fa venire i brividi lungo la schiena”. Aveva regalato ad Amal dei diamanti che aveva con orgoglio indossato per tutto il viaggio e poi, come segno del suo amore, comprò una Ford Ka. Completata la metamorfosi, dai gusci emergono migliaia di mosche adulte lucide, blu e verdi. Moltissime mosche, non trovando cibo né acqua e sbattendo contro i vetri cercando la luce esterna, muoiono e cadono al suolo. Le mosche sopravvissute continuano a ronzare contro i vetri delle finestre per settimane.

Le voci di Milling

Margaret Smith, vicina

“Era un ragazzo adorabile, molto tranquillo. Non potevi chiedere un vicino migliore o un ragazzo più gentile. Non lo vedevi mai con gruppi di altri ragazzi, stava sempre per conto suo o con i suoi genitori. Da piccolo non gli era stato permesso di giocare con molti altri bambini. Erano una famiglia così unita, è assolutamente incredibile.”

Tommy Sheldon, vicino

“Era un ragazzo assai intelligente, studiava sodo e sembrava avere un grande futuro nel tennis. Lo vedevo spesso uscire con la sua attrezzatura”

David Wood, Direttore del Liverpool College

“Brian Blackwell era uno studente eccezionale, uno dei più brillanti che abbiamo mai avuto. Il suo rendimento accademico era impeccabile. Siamo rimasti tutti pietrificati quando abbiamo scoperto cosa era successo.”

Dr. Stephen Noblett, medico del David Lloyd Tennis Club

“Brian parlava costantemente dei suoi tornei e dei suoi contratti di sponsorizzazione. Si comportava come se fosse una celebrità del tennis ma guardandolo giocare era ovvio che non avesse il talento per essere un professionista. Viveva in un mondo tutto suo”

Il primo instar, Brian affermò

25 luglio 2004. La Calliphora vomitoria, il moscone azzurro della carne, è capace di percepire l’odore di decomposizione a chilometri di distanza, è sempre il primo ad arrivare su una scena per deporre le uova, si infila in alcune case passando per i condotti di aerazione, le fessure degli infissi e la buca delle lettere; le femmine fecondate si dirigono verso i corpi, depongono centinaia di uova negli occhi, bocca e naso, oltre alle ferite. Brian quel pomeriggio si trovava nella sua camera da letto, stava attaccando dei poster e dei quadri alle pareti con un martello da carpentiere. I genitori rientrarono a casa dopo una cena fuori. Avevano bevuto un po’. Brian scese in soggiorno per parlare con loro, portando con sé il martello ma senza intenzione di uccidere. Nacque una violenta discussione sui soldi e sulle spese folli per andare in America. Il padre si alzò furioso dalla poltrona e cercò di aggredirlo. Solo in quel momento, preso dal panico e per difendersi dall’attacco, usò il martello che stringeva ancora in mano. Colpì ripetutamente Sydney alla testa poi afferrò un grosso coltello da cucina (un trinciante da circa 25 centimetri) e lo trafisse al petto più di trenta volte. Jacqueline, che era in cucina, dopo aver sentito i rumori corse in soggiorno. Brian le spaccò la testa con il martello, poi la pugnalò circa venti volte. Subito dopo il massacro, Blackwell tornò dal padre. L’uomo non era ancora morto, dopo avergli stretta la mano e avergli sussurrato che gli voleva ancora bene, lo finì. Trasportò il corpo di sua madre al bagno per nasconderlo, il padre rimase sulla poltrona. Fece una doccia, si ripulì sommariamente le tracce più evidenti di sangue e terminò di fare le valigie. Chiuse la villa, lasciando i corpi all’interno. Aveva dormito dalla fidanzata per poi andare a prendere l’aereo a Manchester.

Il primo instar di Brian, versione reale

Brian e i genitori cominciarono a litigare mentre erano in soggiorno. Il figlio aveva presentato tredici domande per carte di credito utilizzando il nome del padre, Sydney Blackwell; era riuscito ad accedere a un fondo di investimento (savings bond) di circa 9.000 sterline che i genitori avevano messo da parte per i suoi studi in medicina. Aveva usato gran parte di questi soldi per comprare la Ford Ka alla fidanzata. Jacqueline, che era un’antiquaria, aveva contattato il direttore della banca per denunciare le bugie del figlio e bloccare i conti. La madre aveva lettere della banca indirizzate a Brian o al marito che facevano riferimento a conti e carte di credito di cui lei non era a conoscenza, inoltre aveva telefonato al manager della filiale locale della Barclays. Il direttore le aveva confermato che Brian si era presentato come un tennista professionista di successo per ottenere prestiti e carte di credito. La madre gli comunicò che aveva intenzione di denunciarlo per frode e che non gli avrebbero permesso di partire per la vacanza negli Stati Uniti prevista per il giorno successivo. Dopo la discussione ci fu una tregua in casa, Sidney andò a sedersi in poltrona a vedere, forse, la televisione, mentre Jacqueline andò in cucina. La tensione, però, era altissima. Il giovane, bruciato dal rancore, prese il martello (e successivamente il coltello) con il preciso scopo di usarli come armi. Non ci fu alcuna colluttazione né legittima difesa. Gli schizzi di sangue e le traiettorie dimostrarono che il padre era stato colpito alla testa mentre era seduto sulla poltrona, di spalle. Gli occhiali ancora sul naso. Brian colpì il padre più volte alla testa. Subito dopo i colpi di martello, lo uccise con circa trenta coltellate al torace e all’addome. “Non riuscivo a credere che qualcuno potesse morire così facilmente. Gliene ho dati pochi, non sembrava che avessero molto effetto su di lui e ho dovuto spingerlo via per fermarlo. Ha spinto indietro un bel po’.” La madre accorse sentendo le grida del marito e cercò di intervenire per fermare il figlio, ma venne aggredita a sua volta. Prima una martellata in faccia, poi venti colpi al torace. Dopo aver compiuto la strage, si lavò con cura per rimuovere ogni traccia di sangue dal viso e dalle mani. Trascinò il corpo di Jacqueline nel bagno di famiglia, lasciandola a faccia in giù. “L’ho pugnalata al torace. Non pareva difficile. Non sembrava che stesse facendo qualcosa. Non ho mai pugnalato nessuno prima, ma avevo l’impressione che il coltello non stesse entrando“. Sydney fu lasciato sulla sua poltrona in soggiorno, dove era stato colpito. “Gliene ho dati pochi di colpi, non sembrava che avessero molto effetto su di lui e ho dovuto spingerlo via per fermarlo. Ha spinto indietro un bel po’“.  Mentre Sidney rantolava, prossimo alla morte. “Gli ho parlato per un po’ e gli ho detto che gli volevo ancora bene”. Concluse con calma di preparare le valigie per la vacanza. Gli agenti che entrarono nell’abitazione sei settimane dopo il delitto dissero che l’odore della decomposizione era così forte da aver impregnato i muri, ma era coperto da uno strato chimico di profumazioni artificiali da risultare soffocante e c’erano così tante mosche morte sul pavimento da produrre uno scricchiolio sotto i loro stivali, che ancora risuonava in tribunale. Blackwell non agì in un raptus, ebbe la freddezza di preparare la scena del crimine per evitare che i vicini si accorgessero di quanto accaduto durante la sua assenza. Il martello da carpentiere venne ritrovato dalla polizia all’interno del borsone sportivo di Brian. Subito dopo la scoperta dei corpi dei genitori, rintracciò e arrestò il sedicente tennista l’8 settembre a casa dei genitori di Amal, a Childwall. Perquisendo la stanza gli agenti trovarono il borsone da tennis, all’interno non c’erano racchette o palline ma i pezzi smontati delle armi del delitto: l’impugnatura in gomma del martello e il manico del grosso coltello da cucina. Blackwell aveva cercato di sbarazzarsi delle lame e delle parti metalliche più pesanti per non farsi scoprire, ma commise l’errore di conservare i manici e le impugnature nella sua sacca. Si dichiarò innocente per sette interrogatori, tuttavia gli entomologi analizzarono le larve e i mosconi presenti sui cadaveri al momento del ritrovamento (il 5 settembre). Calcolando a ritroso il ciclo vitale di quegli insetti in base alle temperature registrate in casa in quell’estate torrida, gli esperti dimostrarono che la morte risaliva più o meno al 25 luglio. Dopo un ultimo silenzio, Brian domandò: “Fa freddo in prigione?”.

Game Over

Blackwell aveva creato finti documenti della LTA (Lawn Tennis Association) e di sponsor come Nike per dimostrare che i suoi spostamenti erano pianificati da professionisti. In realtà prendeva i dati reali e li modificava con il computer, stampando falsi certificati che lo indicavano come il numero 1 nazionale tra i giovani della Lawn Tennis Association. Blackwell giustificò il viaggio del 26 luglio in America come l’inizio di una tournée estiva negli Stati Uniti, organizzata prima dell’infortunio. Durante le cene di lusso Blackwell faceva finta che il telefono squillasse o ricevesse messaggi continui. Si scusava con Amal dicendo: “È di nuovo il mio agente americano” o “È la Nike che preme per il nuovo contratto”. Si allontanava dal tavolo o parlava a bassa voce, fingendo di discutere dettagli tecnici sui tornei, clausole di sponsorizzazione o sessioni di allenamento con coach internazionali. In realtà, non c’era nessuno all’altro capo della linea. Spesso scriveva messaggi e li leggeva davanti a lei, commentando con finto fastidio quanto fosse stressante gestire così tanti soldi e impegni alla sua età. Non esisteva, inoltre, alcun coach. Sfruttava il fatto che Amal non fosse un’esperta di tennis Aveva in realtà un semplice contratto junior con la ditta Fischer, ma questo gli garantiva soltanto uno sconto del 50% sull’attrezzatura, non uno stipendio. Blackwell non si limitava a giocare a tennis; curava in modo maniacale l’estetica. Si presentava al club con borse termiche piene di racchette identiche, completi griffati e integratori specifici, per recitare la parte del professionista che “si stava preparando per il Roland Garros”.  Era classificato dalla Lawn Tennis Association (LTA) come un “giocatore di punta per squadre di club” (top club team player), insomma un buon livello amatoriale/studentesco, non altro. Sydney accompagnava il figlio al club quasi ogni giorno facendogli da autista, sparring o spettatore. Il giovane sfruttava l’orgoglio del padre per fargli firmare assegni e documenti, dicendo che servivano per pagare coach di alto livello o comprare attrezzatura tecnica specifica che in realtà non esisteva. Al club si comportava come un professionista distaccato e piuttosto altezzoso. Evitava di giocare partite competitive con soci che avrebbero potuto smascherare il suo reale livello, preferendo allenarsi da solo o con il padre. Blackwell diceva di ricevere wild card per i tornei, vista la sua precoce bravura. Questo rendeva più credibile il fatto che il suo nome non apparisse sempre nei tabelloni principali trasmessi in tv. Per simulare la partecipazione a un torneo, si faceva accompagnare dal padre o dalla fidanzata in aeroporto con i borsoni da tennis della Fischer. Una volta partiti loro, lui non prendeva il volo si nascondeva in hotel di lusso in Inghilterra (spesso vicino a aeroporti o grandi città), spegneva il cellulare o rispondeva simulando interferenze internazionali, per poi ricomparire giorni dopo fingendo stanchezza da post-match. Blackwell usava le sue capacità informatiche per creare falsi contratti di sponsorizzazione e lettere della Lawn Tennis Association o degli organizzatori dei tornei. Frequentando il David Lloyd Club, conosceva perfettamente il linguaggio del tennis professionistico. Parlava di punteggi, tipologie di superficie e routine di allenamento con una tale naturalezza che per uno che non aveva alcuna competenza — come i suoi genitori o la fidanzata — era impossibile distinguere la realtà dalla finzione. Gli inquirenti trovarono liste dettagliate di spese e guadagni previsti. In questi appunti, Brian calcolava come i soldi ottenuti dalle truffe bancarie (fatti passare per premi dei tornei di tennis) sarebbero stati reinvestiti per mantenere l’immagine di un atleta d’élite. Non aveva nessun appartamento da 450.000 sterline e nessuna Mecedes. Nessun polso infortunato, copriva solo le ferite alla mano che si era procurato uccidendo i suoi genitori. Non si era mai allenato nell’accademia di Nick Bollettieri. Non era mai stato al Roland Garros, ad Amal aveva consegnato un assegno a vuoto e i gioielli erano solo discreta bigiotteria. Era tutto falso, tutto. La vita, però, non la morte.

Finale, più o meno

Le larve non affrontano la metamorfosi sul corpo di cui si nutrono ma cercano un luogo asciutto, buio e sicuro, si sono quindi spostate in massa dal corpo verso il pavimento della villetta, sui bordi dei tappeti e negli angoli delle stanze. Questo tappeto di foderi vuoti è stato la prova fondamentale per inchiodare Brian Blackwell. Dimostrava che non solo le mosche erano nate sui corpi, ma che avevano avuto il tempo di compiere interi cicli biologici. Quello di Blackwell venne considerato un caso giudiziario storico nel Regno Unito per essere stato uno dei primi in cui il Disturbo Narcisistico di Personalità, accettato come unica base per una difesa di responsabilità diminuita in un caso di omicidio. L’omicidio fu stato classificato come un’esplosione di rabbia estrema avvenuta quando i genitori minacciarono di distruggere la sua immagine ideale. Amal raccontò di essersi sentita “sotto un incantesimo” e di aver provato un profondo shock nello scoprire che, mentre lei rideva e si divertiva con lui, i corpi dei genitori si stavano decomponendo; provava ira per come le aveva rovinato la sua capacità di fidarsi degli altri. David Steer, dell’accusa, dichiarò: “I suoi genitori ostacolavano la sua grandiosa visione di sé e della sua ragazza. La sua fiducia in se stesso, tuttavia, cresceva, e ora metteva in pratica i suoi inganni non solo ai danni degli studenti dell’ultimo anno di scuola e della sua ragazza, ma anche in una filiale della Barclays Bank.” Blackwell scrisse una lettera letta in tribunale. “Ogni istante di ogni giorno, vorrei poter tornare indietro nel tempo. Desidero ardentemente tornare bambino, in un’epoca in cui tutti si amavano davvero, in cui potevamo essere felici e di nuovo una famiglia”. Gli mancava la sua famiglia e concluse: “Il senso di colpa mi tormenterà e mi perseguiterà 24 ore su 24 per il resto della mia vita”. Nel pronunciare la sentenza, il giudice Justin Royce della Crown Court di Liverpool affermò: “Questo è un caso straordinario, nonché una terribile tragedia familiare. Le circostanze in cui hai picchiato e accoltellato a morte prima tuo padre e poi tua madre sono agghiaccianti.” L’ispettore Geoff Williams, della polizia del Merseyside. “I suoi genitori erano molto ambiziosi nei suoi confronti, ma non c’era nulla che suggerisse che lo avessero spinto verso una determinata strada”. Il 29 giugno 2005 Brian Blackwell venne riconosciuto colpevole di omicidio colposo per infermità mentale e condannato all’ergastolo con un periodo minimo di detenzione di dodici anni. Durante i suoi anni in carcere presso il Swinfen Hall, un istituto per giovani trasgressori nello Staffordshire, ha continuato a studiare e mantenuto un comportamento pacato, evitando i conflitti con gli altri carcerati. Al momento del rilascio nel 2016, gli esperti hanno valutato che il rischio di recidiva fosse basso poiché il “trigger” (la pressione dei genitori sulla sua identità fittizia) non esisteva più. Oggi Blackwell vive sotto nuovo nome in luogo ignoto. Di Amal non si è saputo più nulla. Sydney e Jacqueline sono sepolti insieme nel cimitero della St Thomas Church a Melling. “Destino /Contro la tua volontà /Nel bene e nel male”, cantavano gli Echo & the Bunnymen.

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