Spalletti diventa “risultatista”. Alla Juve non chiede più bel gioco, ma sacrificio (La Stampa)

Ieri contava solo vincere: serviva una squadra capace di sacrificarsi e rincorrere. Ne è venuta fuori una vittoria “di corto muso”, come insegna Max Allegri.

Juventus

Db Torino 21/02/2026 - campionato di calcio serie A / Juventus-Como / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti-Kenan Yildiz

Una Juventus diversa dal solito espugna Bergamo con una prova di sacrificio e pragmatismo. La “metamorfosi” di Spalletti si traduce in una vittoria sporca, ma pesantissima per i bianconeri a caccia della qualificazione in Champions. Una partita che ha sorpreso molti per l’atteggiamento della squadra e il gioco che ha mostrato al punto che Fabio Riva scrive per La Stampa paragona l’allenatore di Certaldo a Massimiliano Allegri.

Metamorfosi Spalletti

“Il retroscena su Atalanta-Juventus è sfizioso, anche un pochino ‘allegriano’. E contempla Luciano Spalletti – vale a dire uno dei tecnici italiani maggiormente propensi al gioco offensivo, aggressivo, qualitativo – intento a chiamare a raccolta i suoi e a fare tutta una serie di riflessioni”.

E su cosa vi chiederete:

“Sul fatto che proprio l’Atalanta aveva cacciato la Juventus fuori dalla Coppa Italia, così come sul fatto che la settimana post-Genoa è stata caratterizzata da acciacchi e allenamenti a mezzo servizio vuoi di Yildiz, vuoi di Thuram, vuoi di Kelly, vuoi di Bremer. Due riflessioni, il mister, le ha fatte (più intimamente) pure sull’incidenza che avrebbe potuto avere sul match l’assenza di McKennie. E sul contraccolpo negativo che una eventuale sconfitta avrebbe avuto sull’effetto-rinnovo. Etc, etc”.

Una vittoria intrisa di “allegrismo”

Complice dunque forse il rinnovo faraonico appena raggiunto, quasi Spalletti non sembra lui, secondo il quotidiano, nell’impostazione che ha dato alla squadra, nel modo in cui l’ha fatta giocare. Al punto di parlare di vittoria di “corto muso”.

“Morale della favola, alla luce di questo e qualcosina d’altro, il tecnico ha detto ai suoi che a Bergamo la Juventus avrebbe dovuto essere un po’ meno spallettiana e un po’ più – se vogliamo – orientata al bonipertismo: vincere è l’unica cosa che conta. Voleva ‘una squadra in grado di sacrificarsi, di rincorrere’, di pensare al risultato più che al modo per raggiungerlo.

Non è un caso che sia venuta fuori una vittoria sporca, e ‘di corto muso’, come avrebbe detto Massimiliano Allegri. Paradossalmente, proprio questo 0-1 di Bergamo intriso di pragmatismo e risultatismo è tornato utile per issarsi al 4° posto e puntare ora al sorpasso anche dei rossoneri dell’ex leader Max(imo) juventino”.

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