La dura lezione Champions al calcio inglese: le grandi difese sono un bluff e in attacco non c’è fantasia (Telegraph)
Gli allenatori della Premier si lamentano di quanto sia difficile scardinare le difese in Inghilterra. Ma l'élite europea non ha avuto problemi a farlo. Li hanno smascherati

Db Manchester 18/09/2025 - Champions League / Manchester City-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Erling Haaland-Josep Guardiola
Lo sapevano che sarebbe successo, ed è successo: quattro inglesi fuori alla Champions. Restano Arsenal e Liverpool. La stampa inglese non l’aveva presa bene prima, e dopo si lascia andare alla più classica analisi della sconfitta. Il Telegraph in particolare scrive di “lezione amara, o meglio, di una vera e propria lezione di Champions League” al calcio inglese. Arsenal e Liverpool hanno “dato un po’ di dignità a quello che rischiava di essere un’umiliante disfatta”.
“Guardate con quanta rapidità sono state smascherate e eliminate. E siamo solo a marzo. Quindi cosa è successo? L’attenzione si concentrerà sulla competitività della Premier League, su come le squadre si logorino fisicamente a vicenda e sull’equilibrio delle partite. Le statistiche Opta mostrano che in questa stagione i margini di vittoria per partita sono molto bassi, molte partite rimangono in bilico fino alle fasi finali (rendendo, in teoria, più difficile far riposare i giocatori) e le ultime sei squadre stanno sottraendo punti alle prime sei a un ritmo che non si vedeva da 30 anni. Inoltre, le squadre segnano il primo gol su calcio piazzato con una frequenza mai vista prima. Questo dovrebbe essere un campanello d’allarme e un aspetto su cui dovrebbero riflettere coloro che esaltano questi gol – sostenendo che “un gol è un gol” – affermando che non è questo il modo di giocare a calcio”.
“La teoria è che le squadre di Premier League faticano a scardinare le difese avversarie perché sono troppo ben organizzate e i loro difensori sono troppo forti. Quindi i calci piazzati contano di più. Poi è arrivata la Champions League a smascherare quei difensori tanto decantati, le difese schierate basse e quella noiosa ossessione per i calci d’angolo che ha rovinato questa stagione in campionato”.
Per il Telegraph “la Premier League si è dimostrata carente. Anzi, nonostante le cifre astronomiche che i club inglesi pagano per i trasferimenti, la Premier League ha dimostrato di non avere abbastanza giocatori creativi o offensivi. Non abbastanza vere superstar. Non abbastanza estro. Non abbastanza fantasia”.
“Il fatto è che i club della Premier League non giocano un calcio abbastanza buono e forse questo è dovuto anche al fatto che non hanno i migliori attacchi. Le “quattro grandi” d’Europa sì. I risultati, i gol, i punteggi, il modo in cui giocano lo dimostrano. È innegabile. Per il Psg ci sono il vincitore del Pallone d’Oro Ousmane Dembélé, Khvicha Kvaratskhelia e Bradley Barcola (oltre a Désiré Doué). Per il Real Madrid ci sono Vinícius Júnior e Kylian Mbappé, di ritorno da un infortunio, oltre agli infortunati Rodrygo e Jude Bellingham. Per il Barcellona ci sono Lamine Yamal, Raphinha, Robert Lewandowski e Fermín López con Marcus Rashford in panchina. Il Bayern Monaco ha Harry Kane, Michael Olise e Luis Díaz (ironicamente tutti ex giocatori della Premier League), oltre a Lennart Karl e Jamal Musiala. Persino l’Atlético Madrid vanta talenti straordinari come Antoine Griezmann e Julián Alvarez”.
L’Arsenal – continua – “potrebbe finalmente vincere la Coppa dei Campioni, ma il suo attacco non ha la qualità di quello di altre squadre. Non con Viktor Gyokeres come centravanti, supportato da Bukayo Saka, Eberechi Eze e Leandro Trossard. La loro vera forza risiede altrove. Allo stesso modo, il reparto offensivo del Liverpool non è forte come un tempo, con Mohamed Salah in difficoltà, Hugo Ekitike in fase di apprendimento e Florian Wirtz ancora in fase di rodaggio”.
E’ un pianto greco parecchio singolare, quello del Telegraph. Che punta a smentire la pretesa superiorità – a questo punto solo economica, secondo loro – del campionato inglese. “La qualità semplicemente non c’è. Questa è la cruda verità sulle squadre di Premier League, sul loro modo di attaccare e su cosa si basano per segnare. Non si tratta di un gioco veloce, fluido e offensivo. Gli allenatori si lamentano di quanto sia difficile scardinare le difese di alto livello qui. Ma l’élite europea non ha avuto problemi a farlo in questo turno di Champions League”.










