Il Napoli non era mai stato il terrore del Nord del calcio. Poi, è arrivato Conte

Siamo sempre stati un miracolo, da Maradona a Sarri a Spalletti. È la prima volta che rendiamo necessario il Lexotan al Nord e il merito è di Conte: è il suo regalo per i cent'anni del Napoli

Conte

Napoli's Italian coach Antonio Conte is pictured before the Italian Serie A football match between Genoa and Napoli at the Luigi Ferraris stadium in Genoa on February 7, 2026. Isabella BONOTTO / AFP

Il Napoli non era mai stato il terrore del Nord del calcio. Poi, è arrivato Conte

Se il gioco del calcio è – come è, infatti – specchio di qualche pezzo della nostra vita, esso lo mostra nella sua fedele descrizione del terrore: la sua genesi serpeggiante, la sua forza incoercibile che nasce e si muove in ciascuno di noi fino a inghiottirci, lasciandoci inermi. Il terrore dell’imbarcata. Il terrore di soccombere contro ogni pronostico. Il terrore di scomparire da qualunque storia da affidare ai posteri.

Nei sussidiari si scrive che le vittorie si costruiscono nel tempo, ma con maggiore precisione andrebbe detto che sono le sconfitte a richiedere fatica e applicazione. Il lavoro cui Foreman dovette sottomettersi a Kinshasa nel ’74 fu più di quanto Ali dovette imporgli.

Vincere è solo il battere cassa quando questa legge della paura ha reso orrendamente scoordinato ogni movimento dell’avversario. La forza mentale consiste, in ultima istanza, nell’ imporre un regime di terrore nella mente di chi ci è difronte per impedire al rivale di poter orchestrare qualsivoglia manovra.

In cento anni di storia, Napoli non ha mai dispensato timore. Ha forgiato bel gioco. Ha portato in giro meraviglie. Negli anni del più grande di tutti, gli avversari ci affrontarono con il sollievo che sente chi sa di fronteggiare un miracolo. Nella stagione del terzo scudetto i millemila punti già accumulati a marzo furono sufficienti a far prendere atto agli avversari di un prodigio. Ci fu riconoscimento di superiorità ma non vera paura. Per provare terrore, gli esseri umani devono percepire di trovarsi davanti in uno scenario plausibile nel quale sono posti in serio e legittimo pericolo per loro diretta responsabilità. Neppure la Juventus di Allegri ebbe sincera paura del Napoli di Sarri. È stato solo il Napoli di Conte della scorsa stagione a iniettare il siero dell’angoscia nell’Inter di Inzaghi – scudetto vinto all’ultimo minuto e per un punto. È il Napoli di quest’anno a rendere ammorbante l’aria della Milano nerazzurra. Per la prima volta è il sud del pallone a rendere necessario il lexotan al nord calcistico.

Nel suo centesimo anniversario, il Napoli festeggia il suo essere diventato incubo. Questo valore inestimabile lo deve quasi completamente ad Antonio Conte – un professionista che ha trasformato in modo permanente una squadra, una società calcistica ed una tifoseria. Il domani del Napoli dovrà fare i conti con questa nuova realtà in cui, per molti, il Vesuvio sarà pure un vulcano di cui si auspica l’eruzione, ma rimane soprattutto uno scorno in agguato del potere falso, peloso e ridicolo dei molti preti spretati in giro per i falsi salotti bene del calcio.

Napolista ed europeista, a suo agio se straniero, felicemente emigrante a Berlino. Fisico cibernetico.

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