Nel nuovo Maradona creiamo una Hall of Fame del Napoli che ci rappresenti davvero

Oltre il murale di Jorit. La questione è più larga, quasi civile. Perché riguarda il modo in cui una comunità custodisce la propria memoria

Krol

3DPN798 At the exterior walls of the Stadio Diego Armando Maradona in Naples, street artist Jorit has completed a mural celebrating the club's history. The piece depicts a symbolic 'Top 11' of SSC Napoli legends from across generations. Featured in the artwork are Dino Zoff, Kalidou Koulibaly, Giuseppe Bruscolotti, Faouzi Ghoulam, Ruud Krol, Antonio Juliano, Marek Hamsik, Edinson Cavani, Diego Armando Maradona, Careca, and Dries Mertens. Murale pictures prior the Serie A 2025/2026 football match between SSC Napoli and AS Roma at Diego Armando Maradona stadium in Naples (Italy), February 15, 2026. Insidephoto Alamy

Nel nuovo Maradona creiamo uno spazio serio della memoria, una Hall of Fame del Napoli che ci rappresenti davvero

Ci sono stagioni che si ricordano per i trofei e altre che restano appese alla memoria come panni stesi al sole: non vincono nulla, eppure profumano di casa. Le nuove generazioni, si dice, vivono di presente. Consumano l’oggi con la velocità di uno scroll, senza il bisogno – o forse senza il tempo – di voltarsi indietro. Le altre, anche la mia che non è poi così antica, sono cresciute invece con il culto del passato: racconti tramandati con una certa enfasi, a volte persino mitologica, che trasformavano il calcio in un romanzo popolare. Al netto delle polemiche – Ferrara sì, Ferrara noe delle discussioni nate attorno al murale di Jorit, la questione è più larga, quasi civile. Perché riguarda il modo in cui una comunità custodisce la propria memoria.

Un murale può sbagliare, può peccare di superficialità, ma difficilmente nasce da cattiveria o da una volontà di esclusione consapevole. Piuttosto, rivela quanto sia fragile e selettiva la memoria collettiva, soprattutto quando prova a comprimere decenni di storia in pochi volti. E allora forse la risposta non è nella polemica, ma nella costruzione. Servirebbe un luogo, fisico e simbolico insieme, dove questa memoria possa respirare con più ampiezza. Una Hall of Fame dentro il Maradona, ad esempio: un racconto ordinato ma non freddo, capace di tenere insieme epoche diverse, sensibilità diverse, amori diversi. E accanto a questo, un sondaggio serio, forte, credibile: i cinquanta migliori azzurri di sempre. Non una classifica sterile, ma una narrazione condivisa.

Perché ogni generazione ha avuto i suoi idoli. Mio nonno, classe 1917, me ne parlava come si parla degli eroi di guerra o dei santi: con rispetto e una punta di nostalgia. Attila Sallustro, oriundo e rubacuori, undici anni con la stessa maglia quando il calcio era ancora un mestiere più che un’industria. E poi lo svedese Jeppson, costato quanto il Banco di Napoli e forse per questo diventato subito leggenda. Sivori, capace di incendiare la città già al momento dell’acquisto, prima ancora di toccare il pallone. Ogni decennio del Novecento ha i suoi mattoni, da colorare con i nomi giusti. Alcuni sono campioni, altri sono affezioni. Faustino Canè, per esempio, o Beppe Savoldi: non hanno riempito bacheche, ma hanno riempito domeniche, e questo a volte vale di più. Sono rimasti nella leggenda popolare, quella che non ha bisogno di medaglie per esistere. E poi ci sono gli eroi più recenti, quelli che rischiano paradossalmente di essere dati per scontati perché li abbiamo ancora negli occhi.

Gli uomini degli ultimi due scudetti, tra cui Giovanni Di Lorenzo, uno che alla Juventus ha detto davvero no ed è rimasto per rivincerlo quando tutti già lo davano altrove. Un gesto antico, quasi fuori moda, che però racconta meglio di mille parole cosa significhi appartenere a una maglia. Forse è questo il punto: non si tratta di scegliere chi merita e chi no, ma di riconoscere che la storia non è una fotografia, è un film lungo un secolo. E ogni tanto bisogna fermarlo, riavvolgerlo e riguardarlo insieme. Non per nostalgia sterile, ma per dare profondità al presente. Perché senza memoria, anche la vittoria più bella rischia di durare lo spazio di un gol in highlights.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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