Esattamente che succede nella testa dei tanti calciatori che oggi tirano rigori molli e innocui alla Locatelli?

Perché non mollano una saracca sotto la traversa (alla Di Bartolomei) e amen? Ormai è una moda calciare rigori pacifisti: da Jonathan David a Brahim Diaz. Qual è il percorso neuronale?

Napoli Champions, rigori

Cm Torino 21/03/2026 - campionato di calcio serie A / Juventus-Sassuolo / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: rigore Manuel Locatelli

“Viven en un country” (vivete in un residence di lusso, et similia): così si apriva un ormai leggendario video di un tifoso argentino furioso per un tap-in sbagliato di un calciatore della sua squadra del cuore. Tale j’accuse in salsa sudamericana continuava con l’elenco esaustivo di tutti i privilegi dei calciatori: dalle auto di lusso ai milioni, passando per le dolci compagnie e tutti gli allenamenti e i trattamenti avanzati del calcio moderno.

Il video si chiudeva con una domanda semplice: “Come puoi sbagliare un tap-in a un metro di porta sguarnita con tutti sti vantaggi?” Ecco, scommettiamo che parecchi (molti) tifosi della Juve ieri abbiano fatto lo stesso identico ragionamento, magari condito da qualche richiamo verbale a nostro Signore, tipico del Bel Paese.

Ma scherzi a parte: Loca, è normale tirare una busta del genere? Cioè, Muric probabilmente sta ancora ridendo, eh. E non è una questione di fare i “boomer” o di dire che era meglio prima, ma non crediamo ci voglia un’analisi sociologica per capire che molti calciatori, oggi, hanno un problema coi rigori.

Il motivo di tirare un rigore all’incredibile velocità di una lumaca con l’asma qual è, esattamente? Far prendere il fegato ai tifosi? Poi, ammettiamo che tu calciatore sia stato ammaliato da come li tirava Jorginho e vuoi fare il figo, ma almeno angolali, no? Fai finta di rendere difficile la vita al portiere.

Rigori osceni, un paio di esempi

E quest’anno di esempi ce ne sono diversi: sempre in casa Juve, ma vi ricordate quel tentativo di pallonetto contro il Lecce di Jonathan David, uscito in realtà sotto forma di meme che lo accompagnerà a vita? Ma perché? Oppure Nico Paz contro l’Atalanta (vabbè, il buon Nico e i rigori si odiano palesemente). Carnesecchi sarà stato pure eroico, ma un rigore a due all’ora e non angolato facilita non poco la vita del portiere.

E ci aggiungiamo pure Hojlund a Genoa: nonostante il pallone, spinto probabilmente da diversi gesti apotropaici e corna “made in Napoli”, sia entrato. Rasmus… ma è il modo?

Oppure, andando al calcio internazionale: Brahim Diaz deve tirare il rigore decisivo per regalare la Coppa d’Africa al suo Marocco e lo fa ancora con quella maledetta sottospecie di panenka, che si deposita dolce dolce tra le mani del portiere del Senegal. La panenka (ossia il cucchiaio) è un’arma a doppio taglio: non sei sicuro? Bene, non farla. Pragmatismo e concretezza.

Poi, pure se tirati magari con una potenza discretamente buona, pochi sembrano capaci di angolarli: Camarda e Morata contro il Napoli ne sono la prova.

Da chi prendere ispirazione?

Certo, magari molti calciatori odierni non lo conosceranno nemmeno, ma Agostino Di Bartolomei, storico capitano della Roma, aveva un solo focus: la palla in rete. E quindi il rigore era sempre quello: forte, potente e preciso sotto la traversa. Segni? Bene. Non segni? Peccato per i connotati del portiere.

Non vogliamo andare indietro nel tempo? Ok, guardate Vanja Milinković‑Savic: due rigori li ha tirati nella lotteria contro Cagliari e Como, e più che penalty erano due atti di terrorismo nei confronti dei poveri Caprile e Butez. Qui i focus erano due: la palla in rete o gli incisivi dell’avversario.

Beh, attaccanti, trequartisti, ali… è possibile che un difensore o un portiere vi debbano insegnare come si calcia un rigore? Ve lo chiediamo, senza distinzione di colori sociali: basta mozzarelle. Basta.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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