Buongiorno: “Studio molto gli attaccanti che affronto, per capire i loro movimenti”
A Panini Sport Italia: "Da parte di papà sono tutti napoletani. Grazie a loro ho avuto modo di conoscere Napoli anche prima di arrivarci. Ero già un po' indirizzato"

Ni Napoli 14/03/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Lecce / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Nikola Stulic-Alessandro Buongiorno
Intervistato da Panini Sport Italia, Alessandro Buongiorno ha rivelato diversi retroscena legati al suo approdo a Napoli.
Le parole di Buongiorno
Com’è stata la tua prima esperienza qui a Castel Volturno?
“È stata emozionante perché non conoscevo ancora i compagni, quindi affrontare qualcosa di nuovo è sempre bello, speciale ed emozionante. Sono entrato negli spogliatoi, ho fatto la conoscenza dei ragazzi e dello staff, e mi hanno mostrato un po’ tutti gli spazi del centro.”
Un’altra cosa che mi incuriosiva era la tua scelta: ti sei trovato davanti le varie offerte, cosa ti ha convinto a prendere questa decisione? C’è stata qualche persona vicina a te che ti ha consigliato?
“Sì, innanzitutto, dalla parte della famiglia di mio papà tutti sono napoletani. Grazie a loro ho avuto modo di conoscere Napoli anche prima di arrivarci. Mi hanno sempre parlato benissimo della città e dei tifosi, quindi già ero un po’ indirizzato. Poi, naturalmente, quando prendi queste decisioni valuti molti aspetti: la piazza, i tifosi che ti spingono a dare sempre il massimo con passione. Ho anche avuto modo di parlare con il mister, che ho incontrato per caso in un ristorante a Torino. Avevo deciso di festeggiare il mio compleanno lì con alcuni amici, e a un certo punto è arrivato il proprietario dicendo: ‘C’è qualcuno che vorrebbe parlarti’. Sapevo già dell’interesse del Napoli, ma quella conversazione con il mister mi ha aiutato a confrontarmi con lui, e insieme a tutto il resto, ha contribuito a farmi decidere di arrivare a Napoli.”
Che tipo di difensore sei? Ti riconosci più in chi legge il gioco o in chi agisce d’istinto? In una difesa a 4 o a 3 come ti trovi?
“Credo sia importante trovare un equilibrio tra le due cose. Ci sono momenti in cui bisogna leggere il gioco, anticipare le situazioni, e altri in cui bisogna reagire d’istinto, seguendo ciò che ti dice il corpo e la mente. Bisogna cercare di bilanciare entrambe le situazioni.”
Se dovessi dare un consiglio, secondo te cosa è più determinante tra comunicazione, letture difensive, gestione della palla, velocità di corsa, agilità, esplosività e atteggiamento in campo?
“Sicuramente l’atteggiamento è fondamentale. Ti permette di esprimerti al massimo: avere sicurezza di sé aiuta sia te sia i compagni. Poi, come difensore, le letture sono essenziali, sia a livello individuale che collettivo, per giocare bene e supportare i compagni in difficoltà. La comunicazione è strettamente legata a questo. Per il resto, uscita palla al piede, esplosività e forza sono caratteristiche che si allenano costantemente durante la settimana, giorno per giorno, anno dopo anno.”
Se dovessi indicare un allenamento specifico che fai per sviluppare una di queste qualità, cosa fai in particolare?
“Più che un esercizio fisico, è un allenamento mentale. Cerco di studiare i video degli attaccanti che affronto, per capire i loro movimenti, come preferiscono attaccare lo spazio, se vengono incontro alla palla, e il loro livello tecnico. Inoltre, guardo molto come i miei compagni passano la palla: se prediligono passaggi di prima intenzione o passaggi lunghi. Su questo cerco di prestare massima attenzione.”
Se guardi a cinque anni fa, cosa non riconosci più nel difensore di oggi? Credi di essere migliorato o hai perso qualcosa a vantaggio di un’altra qualità?
“Penso di essere cresciuto molto sotto il profilo tecnico, nel gioco con la palla e nell’intesa con i compagni. Ho lavorato tanto negli anni, con allenamenti e allenatori, e anche con sessioni individuali da piccolo. In questo senso credo di essere molto migliorato.”
E durante l’anno continuavi con gli allenamenti individuali?
“Sì, assolutamente. Facevo anche i camp estivi, ma poi anche durante l’anno, magari in settimana o nei weekend, quando potevo. Li considero utilissimi, e mi dispiaceva non poter fare di più per mancanza di tempo, ma sono stati davvero preziosi.”
Lo scudetto
“È stato incredibile, bellissimo, dal prima al durante e al dopo. Una serie di emozioni uniche. Poi la festa a Napoli, la celebrazione tra noi, è stata fantastica.”
Qual è il ricordo più bello che ti porterai dietro?
“Difficile sceglierne uno. Probabilmente il momento più bello è stato al fischio finale: un’esplosione di gioia, con la gente dentro il Maradona e fuori con fuochi d’artificio che ci faceva sentire il proprio sostegno. Correre in campo con gli scudetti giganti in mano è stato davvero speciale.”











