Il vuoter gate del calcio italiano
POSTA NAPOLISTA - Perché non andremo al Mondiale. Gattuso ha raccolto l’ennesimo cerino acceso della sua sfortunata carriera. Il primo sintomo fu la sconfitta col Costa Rica nel 2014

Dc Roma 19/06/2025 - presentazione Commissario Tecnico Nazionale di Calcio / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Gianluigi Buffon-Rino Gattuso-Gabriele Gravina
IL VUOTER GATE ITALIANO O PERCHÉ CI BUTTERANNO FUORI ANCORA UNA VOLTA
Fra due giorni saremo sbattuti fuori per l’ennesima volta dai prossimi mondiali di calcio.
Non è un augurio, non è una speranza. Diceva il grande Totò: È la somma che fa il totale!
E diciamolo subito: non sarà colpa dei poveri, modesti undici che saranno messi in campo né del povero Gattuso che avrà raccolto l’ennesimo cerino della sua sfortunata carriera di allenatore.
Quindi perché?
Negli ultimi anni lo sport italiano sta godendo di una vera e propria stagione d’oro; primeggiamo nel nuoto, nel basket, nella pallavolo (maschile e femminile), nel tennis, nel rugby e perfino nel baseball. Siamo stati al nono posto nel mondo alle olimpiadi di Parigi (quarti in Europa), terzi nel Mondo a Cortina (e secondi in Europa).
Solo nel calcio viviamo una spietata malattia! Una malattia che ha prodotto uno squallido, persistente, immodificabile VUOTO.
Il VUOTER GATE ITALIANO
Primo grande sintomo di questa misteriosa malattia (ma fu solo un sintomo perché la malattia già impazzava): l’eliminazione ai mondiali in Brasile del 2014 ad opera del Costa Rica.
Cosa è accaduto negli ultimi venti anni che ha prodotto il disastro sotto i nostri occhi?
Qualche settimana fa, precisamente in occasione della ventiduesima giornata di campionato, abbiamo verificato il numero di giocatori italiani messi in campo dalle 20 squadre del campionato: sono stati il 33% circa. Ma considerando le prime cinque squadre in classifica in quel momento, la media scende al 25%. Abbiamo quindi nell’attuale campionato solo due o tre giocatori italiani per squadra che giocano costantemente. Questo è il dato fondamentale.
Sembrerebbe quindi che il nostro sistema calcio, dai vivai alle giovanili, dai tornei minori a quelli professionistici produce ormai calciatori che non superano la schiacciante concorrenza dei calciatori importati dall’estero e soprattutto dall’Africa.
Sulle ragioni di questo fenomeno potremmo scrivere un libro ma sta di fatto che, nonostante questa ondata di talenti dall’estero, le nostre squadre quando si confrontano a livello europeo (vedi la ultima Champions) ne escono con le ossa rotte se non addirittura umiliate.
Nessun allenatore italiano brilla particolarmente. Basti pensare che un allenatore (Fabregas), però di scuola spagnola, senza nessun curriculum di peso, arriva da noi e, con una squadra di calciatori più o meno decorosi, strapazza gli allenatori nostrani (tutti osannati per il “loro gioco”).
Dobbiamo ricordare che il nostro sistema ha rigettato (in quanto “superato”) un allenatore come Ancelotti che in seguito ha vinto Campionati spagnoli, Coppe nazionali e Champions ed è attualmente Commissario del Brasile.
In uno scenario nostrano quindi, povero di giocatori e di conseguenza povero di allenatori (rispetto ai livelli europei) cosa ci aspettiamo che si produca a beneficio della nostra gloriosa maglia azzurra?
Il nostro calcio è oggettivamente noioso, i giovani lo seguono sempre meno, i ricavi dalle televisioni calano costantemente, gli stadi fanno schifo e anche lo spettacolo televisivo accusa il colpo.
È UN VUOTER GATE.
Chi è responsabile di tutto ciò?
Il sistema calcio in Italia è un business importante con un fatturato miliardario, sicuramente fra le principali realtà economiche del Paese.
Proprio per questo, la principale responsabilità deve ricondursi alla Politica (e non parliamo solo di questo Governo perché questa situazione è frutto di decenni di ignavia).
Una politica presenzialista ma fondamentalmente indifferente che non ha mai fatto il proprio mestiere vale a dire:
- individuare obiettivi strategici (costruzione di stadi, vivai nazionali e obiettivi di federazione),
- nominare validi responsabili, managers di settore (dalla Federazione in giù) per l’attuazione degli obiettivi,
- premiare o sostituire gli incapaci tempestivamente sulla base dei risultati.
Tutto ciò è mancato fino ad oggi e non dobbiamo meravigliarci che l’attuale dirigenza del calcio sia sopravvissuta a tutti i suoi numerosi fallimenti, trasformati in un consenso plebiscitario (fenomeno da studiare bene nelle scuole, in contrapposizione alle leggi della fisica).
Quindi quando in seguito ai playoff ci ritroveremo fuori dal prossimo mondiale, non meravigliamoci, ringraziamo piuttosto Gattuso per essersi prestato alla sceneggiata.
Consoliamoci pensando che la nostra maglia con quattro stelle si sarà risparmiata ai mondiali da ulteriori umiliazioni, stile Atalanta Bayern.
Bruno Rondinella e Franco Rossi











