“Si discute sugli arbitri, ma nessuno ha il coraggio di chiedere a Infantino garanzie per un Mondiale sicuro” (Damascelli)

Sul Giornale scrive che la reto­rica che il cal­cio superi i con­flitti viene smen­tita dalla realtà di campo e di bat­ta­glie

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Miami 29/06/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Flamengo-Bayern Monaco / foto Imago/Image Sport nella foto: Gianni Infantino ONLY ITALY

“Il mondo del cal­cio discute arbi­tri e si agita per il Var ma non ha il corag­gio di chia­mare ad un tavolo di discus­sione Infan­tino chie­dendo tutte le garan­zie per un Mon­diale sicuro. Che la Fifa non può garan­tire”.

Ci va giù duro Tony Damascelli sul Giornale criticando l’organizzazione del prossimo Mondiale di calcio. In pratica scrive che la reto­rica che il cal­cio superi i con­flitti viene smen­tita dalla realtà di campo e di bat­ta­glie

“Aria pesante intorno al pros­simo mon­diale Fifa, ragioni di sicu­rezza, per i tifosi, per le squa­dre, clima inter­na­zio­nale in fibril­la­zione, par­te­ci­pa­zioni di nazio­nali in rap­pre­sen­tanza di paesi con gra­vis­simi pro­blemi interni, l’Iran su tutti, pre­senza di forze spe­ciali per il ruolo di secu­rity di per­so­na­lità del foot­ball e della poli­tica.

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Il para­dosso di Gianni Infan­tino, che ha con­se­gnato il far­locco Nobel della pace cal­ci­stica a Donald Trump, ha spiaz­zato il mondo dello sport, non sol­tanto del pal­lone, l’annun­cio dell’arrivo di agenti dell’Ice ai Gio­chi inver­nali di Milano-Cor­tina, poi smen­tito ma non defi­ni­ti­va­mente chia­rito, aggiunge imba­razzo e pre­oc­cu­pa­zione. Il capo della Fifa, dall’ego spro­po­si­tato, sta tra­scu­rando di come e di quanto la situa­zione poli­tica mon­diale sia cam­biata, l’allar­ga­mento del tor­neo a 48 squa­dre risponde a ragioni elet­to­rali e mer­can­tili ma si espone a rischi di ordine pub­blico, per di più per la distri­bu­zione delle par­tite in tre nazioni, Stati Uniti, Mes­sico e Canada, ben sapendo quali siano i rap­porti tra la Casa Bianca e il Mes­sico e l’annun­cio di Trump, sarà lui a deci­dere la sede delle par­tite nel ter­ri­to­rio sta­tu­ni­tense, can­cel­lando città che sono con­tro il suo man­dato pre­si­den­ziale”.

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