Al Messaggero: «Se poi ci verranno richieste per aumentare la nostra comunicazione, siamo a disposizione»

Maria Sole Ferreri Caputi ha rilasciato un’intervista al Messaggero. Il quotidiano le chiede della sua carriera, delle difficoltà e delle prospettive future della classe arbitrale. Nessun cenno al momento delicato dell’Aia. Il leit motiv è “Ferreri Caputi ha cambiato la storia”, a tal punto che la Lega gli ha dedicato un docufilm: “Un giorno di Sole”.
Il Messaggero scrive che gli arbitri italiani sono un vanto, nonostante l’opinione pubblica non siano all’altezza:
«Se lo si crede, non è un difetto nostro, ma di chi lo pensa. Magari il problema non viene da noi, almeno io non la penso così».
Ferreri Caputi: «In Italia ci siamo messi al passo. Sento che c’è parità di genere»
Ferreri Caputi ha fatto la storia arbitrano in Serie A maschile:
«In Italia ci siamo messi al passo. La mia emozione è la stessa di qualsiasi altro che ha fatto il mio passo, uomo o donna. La risonanza mediatica poi, ha reso tutto speciale. Io rappresento un percorso di ragazze che mi hanno preceduto: se sono qui è anche per loro».
Il massimo campionato italiano non è come quando frequentava i campi di provincia:
«Ricordo alcune situazioni al limiti. All’inizio, non certo padrona del ruolo e dell’attività che andavo a svolgere, vivevo male certi episodi, prevaleva l’ignoranza e non il rispetto per una figura come quella di un arbitro e, nel mio caso, per un’adolescente che stava in mezzo ai suoi pari età. Venivo insultata da persone che avevo l’età dei miei genitori, non era il massimo. Sono cose che mi ferivano, purtroppo non avevo gli strumenti per capirlo e per combattere. Restano anche oggi comportamenti non accettabili, ma col tempo si acquisiscono i mezzi per superare certe difficoltà».
Sulla parità di genere:
«Io la sento questa parità: ho le stesse opportunità e gli oneri dei miei colleghi, le mie capacità sono adeguate. certo, le ragazze sono ancora in minoranza rispetto agli uomini, e solo aumentando la base si potrà fare un confronto vero. Al momento le ragazze hanno le possibilità di raggiungere i loro sogni e questo conta».
Si arriverà alla normalità primo o poi:
«Non so dire quando, ma penso di sì. Le nuove generazioni sono più aperte. Dipende da un fatto culturale, ci vuole tempo. Dipende sempre dai contesti: io ho potuto scegliere di andare a fare l’arbitro. C’è chi vive altre situazioni e pensa in maniera opposta».
Sugli arbitri che parlano dopo le partite:
«Penso che quest’anno qualcosa si sia fatta. C’è un designatore che spiega. non so che si possa fare di più. Se poi ci verranno richieste per aumentare la nostra comunicazione, siamo a disposizione».