Anche il giornale catalano gli dedica una pagina: “Il suo carattere esplosivo non ha mai lasciato indifferente nessuno”

Sui giornali spagnoli stamattina è tutto un De Laurentiis. Come El Paìs, anche La Vanguardia dedica al “vulcanico” (in questi giorni non si contano i riferimenti al cliché delle eruzioni) presidente del Napoli una pagina di ritratto. Uguale uguale: la colazione a Capri, l’acquisto del Napoli, non ci capiva niente, gli piaceva il basket, il cinema, eccetera eccetera.
“A un anno dal miracolo di Luciano Spalletti – scrive il giornale catalano – De Laurentiis è quello più additato dai tifosi come il colpevole della profonda crisi d’identità che il club sta vivendo, riflessa nella sostituzione dell’allenatore poche ore prima di ricevere il Barcellona nell’andata del ottavi di finale della finale di Champions League. “La stessa persona responsabile dell’incredibile successo dell’anno scorso è responsabile del disastro di quest’anno. Ha un ego eccessivo e pensa che tutti intorno a lui possano essere sostituiti, tranne se stesso. Ha pensato solo a monetizzare, senza coccolare i suoi giocatori, e questo si vede adesso”, dice al giornale il tifoso Danilo Iodice.
L’amato e odiato De Laurentiis
Per La Vanguarda De Laurentiis è “amato e odiato in parti uguali, il suo carattere esplosivo non ha mai lasciato indifferente nessuno. Nei suoi vent’anni alla guida del club è stato accusato di aver agito da solo ed è stato coinvolto in note polemiche con gli ultras, che lo hanno portato a dover ricorrere a una scorta a causa delle minacce”. Il giornale cita anche il “movimento A16, l’autostrada che collega Napoli con Bari, altra squadra che aveva acquistato qualche anno fa, un invito a lasciare il capoluogo campano per rifugiarsi in Puglia”.
“Il cambio in extremis di Walter Mazzarri per Francesco Calzona, al debutto stasera, è l’ultima operazione rischiosa del condottiero solitario del Napoli“.
Come detto, oggi El Paìs gli dedica una pagina intera. Daniel Verdù scrive che “De Laurentiis è l’ultimo presidente-proprietario forgiato alla vecchia maniera. Una sorta di padrone 2.0 che ricorda i Cragnotti, Berlusconi o Moratti che avevano in mano il calcio negli anni 90. Grandi imprenditori che hanno messo le loro fortune al servizio delle squadre e hanno fatto della partita un riferimento mondiale, ma i cui slanci emotivi e finanziari hanno dato anche è il tocco finale. Oggi i fondi di investimento, soprattutto americani, governano il calcio italiano e De Laurentiis è diventato un uccello raro”.
“La sua idea al momento dell’acquisto del Napoli – continua – era che l’industria del calcio dovesse essere governata secondo schemi simili a quelli della produzione cinematografica perché, in fondo, entrambi i mondi sono spettacolo e raggiungono il pubblico principalmente attraverso uno schermo. E in qualche modo, le sue teorie, sempre rivolte al risultato finale, hanno funzionato. Contratti lunghi, clausole rescissorie e il 100% dei diritti d’immagine per il club”.