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Zola: «Riva per me era Dio, il centro dell’Universo. Ha fatto innamorare pure mio padre»

Alla Gazzetta: «Mio padre non aveva mai visto calcio: poi vide Gigi e mi portò al campo. Mi consigliò quando ero in Inghilterra, non lo ascoltai e me ne pentii»

Zola: «Riva per me era Dio, il centro dell’Universo. Ha fatto innamorare pure mio padre»
Italian football legend Gigi Riva shows the Cagliari's shirt, before the friendly football match Italy/Russia at Sant Elia stadium in Cagliari, 09 February 2005. Gigi Riva is the Azzurri's record goalscorer and considered by many to be the country's best ever striker. AFP PHOTO/ Carlo BARONCINI (Photo by CARLO BARONCINI / AFP)

Oggi l’addio a Gigi Riva, scomparso lunedì sera all’età di 79 anni. La Gazzetta dello Sport intervista Gianfranco Zola per ricordare l’immenso valore di Riva.

I ricordi si mischiano fino a diventare leggenda:

«Mio padre Ignazio non aveva mai giocato a calcio: poi vide una partita di Gigi e mi portò al campo. Gli chiesi consigli quando andai a Cagliari… La prima volta lo conobbi a un torneo di calcio: volevo chiedergli l’autografo ma…Aveva scelto la nostra terra e l’ha coltivata. Per noi sardi ha fatto anche il portavoce».

Zola ricorda Gigi Riva

«Deve sapere che mio padre non aveva mai giocato a calcio. E non aveva mai visto una partita. E non gli interessava proprio. Zero. Lontano anni luce da tutto ciò che è poi stata la mia vita da sportivo. Lontanissimo. Fino a quando all’età di trent’anni circa gli capitò di vedere Gigi. Gigiriva, tutto attaccato come Paolorossi. Vide una partita del suo Cagliari. E soprattutto vide giocare lui. E divenne “matto”. Matto di calcio e di quell’omone che faceva gol, che esaltava tutti. Da quel giorno divenne un maniaco del calcio, mi portò agli allenamenti, mi regalava palloni, divenne poi presidente della squadra del paese: ecco, da quel momento in cui lui si è sportivamente innamorato di Gigi, sono diventato un calciatore».

Cosa significava Riva per Zola:
«Per me era Dio, il centro dell’Universo, l’uomo che ha raffigurato e sostenuto un popolo, il nostro popolo. Lui non era un uomo costruito. Era naturale. Lui non è nato in Sardegna ma ha scelto la mia terra».

Il primo incontro:
«Vidi quell’omone grande e carismatico in un piccolo torneo, un Memorial per il quale Gigi era venuto a dare il calcio d’inizio o a fare da testimonial. Eravamo a metà degli Anni 80, credo».

Che tipo era Riva:
«Era schivo, onesto e schietto: sì, dava suggerimenti onesti. E non aveva problemi a esporsi. A darsi. Non aveva peli sulla lingua, mai. Ricordo che una volta mi confidai con lui sulla mia avventura in Inghilterra: mi consigliò una certa condotta, non lo ascoltai, me ne pentii e glielo dissi un po’ di tempo dopo».

Un aneddoto:
«Ero al secondo anno di Inghilterra, raccontavo a lui come venivano scandite le giornate della settimana in previsione della gara successiva di Premier League col Chelsea. Allenamenti intensi, uno al giorno mattutino, e il pomeriggio si socializzava, andavamo a giocare a golf con la squadra. Si lavorava meno che da noi e insomma stavo in un mondo che mi pareva perfetto. Mi raccontò che non condivideva questa gestione. Mi disse: “Sai Gianfranco, mi piace l’Inghilterra e mi affascina il calcio inglese, ma ho sempre visto la preparazione come periodo decisivo. Se la fai bene poi ti protegge tutto l’anno”. Io ero convinto invece che quel che facevamo avrebbe portato benefici, meno stress senza pensare solo ed unicamente al calcio. Passai un’annata con molti stop e alcuni infortuni, alti e bassi continui. Aveva ragione lui».

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