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Con Koulibaly si chiude la dismissione-rinnovamento più estenuante del calcio

Quattro lunghi anni e centinaia di milioni di perduti. Il Napoli si è rivelato un club elefentiaco. Sguardo al futuro, sperando che non ci siano rigurgiti populistici (Mertens)

Con Koulibaly si chiude la dismissione-rinnovamento più estenuante del calcio
Mg Firenze 09/02/2019 - campionato di calcio serie A / Fiorentina-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Dries Mertens-Kalodou Koulibaly

C’è poco da dire dell’addio di Koulibaly dopo otto stagioni. Il Napoli non seppe venderlo tre anni fa, quando il Chelsea (allora di Conte) invece di quaranta milioni gliene offrì cento. Una follia che De Laurentiis e il Napoli hanno pagato a un prezzo altissimo. Quella che oggi appare ed è a tutti gli effetti la dismissione del sarrismo, è ahinoi la fotografia di una società che arriva ai momenti clou con anni di ritardo. Che ha mostrato di non saper cogliere l’attimo, di essere elefantiaca a dispetto di una struttura apparentemente snella (diciamo smunta).

Il Napoli ha subito l’usura del tempo, non ha saputo cavalcare l’onda. Tranne rarissimi esempi (il più luminoso è stato Jorginho), De Laurentiis ha lasciato che la squadra dei 91 punti gli invecchiasse tra le mani. Ha perso Insigne e Callejon a zero, lo stesso vale per Hysaj e Albiol, a pochi spiccioli Hamsik, ha venduto decisamente a prezzo di saldo (almeno rispetto a quanto avrebbe potuto incassare) Allan e Koulibaly. E ancora non ha del tutto sbrogliato la matassa Mertens.

Al momento, non sappiamo ancora bene cosa pensare. Non è del tutto chiaro se ci troviamo di fronte a una dismissione-rinnovamento, la più estenuante della storia del calcio. Oppure – in caso di permanenza di Mertens – di fronte all’ennesima strategia populistica col bilancino del nostro presidente. Un check and balance del populismo che rivelerebbe ancora una volta l’assenza di una strategia.

Koulibaly è stato un simbolo del Napoli. Grande colpo di Benitez (con Bigon), è cresciuto moltissimo con Sarri fino al gol simbolo allo Juventus Stadium, ha giocato a livelli altissimi la Champions con Ancelotti, soprattutto le sfide con Psg e Liverpool. In quelle occasioni dimostrò di poter giocare in squadre di prima fascia. Poi, al di là delle sue ripetute parole di stima nei confronti di Gattuso, neanche lui è riuscito a evitare il tracollo del biennio gattusiano.

Voleva andare via. Giustamente. Un po’ perché otto anni sono tanti. Un po’ perché dieci milioni netti sono un’occasione imperdibile. Così come lo è il Chelsea. E come lo sono 40 milioni per un calciatore di 31 anni. È un triangolo in cui ciascuno ci ha guadagnato: lui, il Chelsea e il Napoli. Pensare che un calciatore debba rimanere a vita in un club, è un pensiero fuori dal mondo.

Il punto è che cosa farà ora il Napoli. Innanzitutto con Mertens: la sua permanenza ridurrebbe di molto la portata rivoluzionaria del rinnovamento. E poi sul fronte acquisti. È qui che si parrà la nobilitate del club. Al momento è difficile giudicare. Possiamo ribadire che il Napoli ha viaggiato con anni di ritardo sul binario dismissione-rinnovamento. Finalmente chiudiamo col sarrismo e con i protagonisti dell’ammutinamento. Ora che ha finalmente quasi completato il percorso, attendiamo con ansia la nuova direzione. I primi colpi, Olivera e il georgiano, ci sembrano ottimi. Anche nel calcio in crisi, c’è solo un fattore che non manca mai: la manodopera, i calciatori. Basta saper pescare.

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