Zielinski il poeta silenzioso che sta diventando insostituibile

Nato nella Polonia di Wojtyla, dopo la generazione di Lato e Boniek, sta acquisendo partita dopo partita un ruolo sempre più centrale in questo Napoli

Zielinski il poeta silenzioso che sta diventando insostituibile
Zielinski (Carlo Hermann/Kontrolab)

Nasce nella Polonia di Wojtyla

Chiamatelo il Poeta silenzioso, colui che scrive di nascosto e lascia agli altri il piacere di declamare versi. Timido, si nasconde dietro al pallone e lo tocca con un rispetto, gioia, e parsimonia. Piotr Zielinski è un tuttocampista che alterna il concetto di concretezza con quello di stupore, a seconda di come gli giri il neurone da fenomeno.

Quando nasceva, il venti maggio del 1994, le truppe sovietiche avevano abbandonato il suolo polacco da meno di un anno, il Patto di Varsavia era giunto al termine, e Papa Wojtyla era al sedicesimo anno di pontificato. Piotr Zielinski nasce all’inizio di una Primavera europea che segnerà la storia, la fine dei blocchi, il totale cambiamento della politica tradizionale, e l’ascesa del potere mediatico come unica forma vincente di auto celebrazione.

La generazione dopo Tomaszewski, Boniek e Lato

Figlio ed erede di una generazione che aveva nel pallone l’unica via di fuga dal sistema rigido, e aveva sognato con Boniek, Lato e Tomaszewski. Lui si pone al di là della linea della normalità, impossibile assegnargli un ruolo nel centrocampo, trequartista, mezzala, regista, esterno alto, sempre con gli occhi di ghiaccio a tagliare l’erba con il sottile fruscio del talento.

Fidanzato con Laura con la quale condivide la passione per i limoni, e li coltiva nel giardino di casa, in campo sta acquisendo partita dopo partita il ruolo di insostituibile. Zielinski c’è anche quando non appare, è una presenza confortante nella routine domenicale.

La penna dei predestinati

Ha costruito una baracca degli attrezzi proprio nel cerchio del centrocampo, e a turno riceve i compagni per consegnargli i palloni buoni per far male agli avversari. Che sia accanto ad Allan, a Fabìan o Diawara, a lui poco importa perché è il centro nevralgico della tangenziale ancelottiana. Interdisce ed offende, ma non si ferma mai, anche se a volte sembra evanescente, c’è ed è essenziale.

Piotr Sebastian Zlielinski è nato a Ząbkowice Śląskie, una cittadina di poco più di ventimila abitanti, al freddo, ed è stato portato in Italia dall’Udinese poi messosi in luce all’Empoli e voluto a Napoli da Maurizio Sarri. Racchiude, in quell’azzurro ghiaccio dei suoi occhi, la consapevolezza di poter diventare un fenomeno se solo riuscisse a porre alla casella continuità la sua presenza costante. Piotr è un poeta silenzioso, che lascia declamare versi agli altri ma scritti con l’inchiostro puro della sua penna, quella fiera dei predestinati.

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