Quando Salvini diceva: «Le partite vanno sospese per cori razzisti»

Meno di due anni fa ci fu il caso Muntari a Cagliari. In tv il leghista – non ancora ministro dell’Interno – si espresse in tutt’altro modo rispetto al caso Koulibaly

Quando Salvini diceva: «Le partite vanno sospese per cori razzisti»

Il caso Muntari, un anno e mezzo fa

La coerenza in politica non è richiesta. Eppure non è trascorso così tanto tempo tra l’episodio di San Siro con i buu razzisti all’indirizzo di Koulibaly e quello di Cagliari quando Muntari abbandonò il campo per gli stessi motivi. Accadde nell’aprile 2017, meno di due anni fa. Muntari andò a protestare dall’arbitro chiedendo che sospendesse la partita e il direttore di gara per tutta risposta lo ammonì; a quel punto, Muntari lasciò il terreno di gioco. Anche in quel caso – ça va sans dire – il calcio italiano eresse un muro d’omertà.

Quel che è cambiato, in poco più di un anno e mezzo, è l’atteggiamento di Matteo Salvini. Che allora si schierò in favore della sospensione della partita come disse in una trasmissione de La 7.

«Gli italiani non sono razzisti, se c’è qualche scemo va punito. Non tutti i tifosi del calcio sono cretini. Ha sbagliato l’arbitro a non sospendere la partita. Questo non lo dico io, lo dice il regolamento. Poi qualcuno vuole confondere il razzismo con la contestazione, ma questo è un altro discorso».

Dichiarazioni diverse da quelle pronunciate una decina di giorni fa e che il ministro dell’Interno – allora non lo era – ripete ogni qual volte viene interpellato sull’argomento. Salvini si è espresso contro la sospensione delle partite, ha invitato a non confondere il razzismo con la rivalità di quartiere.

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