Allan, Ancelotti e la dottrina Liedholm: “Ieri jocato tu Incocciati, oggi joca Virdis”

Il Psg ha offerto nove milioni al calciatore. De Laurentiis spara forte, ne vuole 140 e non indietreggia. Ancelotti sa bene come va il mondo. «È Feng Shui» come dice la moglie

Allan, Ancelotti e la dottrina Liedholm: “Ieri jocato tu Incocciati, oggi joca Virdis”

Liedholm e Incocciati

Per capire Carlo Ancelotti, non bisogna guardare a Fusignano. Bisogna volgere lo sguardo più a Nord, alla Svezia che diedi i natali a Nils Liedholm che il leader calmo ha recentemente definito “un secondo padre”. C’è un aneddoto che riassume bene il Barone, filosofo del Novecento.

Correva l’anno 1985. Ci fu la nevicata che bloccò l’Italia e imbiancò Roma. Il 6 gennaio era in programma Lazio-Milan. Liedholm allenava i rossoneri. La partita non si disputò per la nevicata. Ma all’arbitro venne ugualmente consegnata la distinta con la formazione. E nell’undici titolare c’era Beppe Incocciati. Nella notte, il Barone aveva però parlato col mago di Buscate. E il giorno dopo, al momento della consegna delle magliette, Incocciati rimase senza. La sua andò a Virdis. Beppe, smarrito, si rivolse a Liedholm: “Mister, ma come? Ieri ero in formazione?”. “Appunto – rispose – tu jocato già ieri. Oggi joca Virdis”. Che segnò il gol partita.

«Un giocatore che vuole andar via, non è possibile trattenerlo»

Che c’entra Liedholm? C’entra spesso quando si parla di Ancelotti. C’entra tanto con l’idea che ha Ancelotti del calcio e della gestione degli uomini. Potremmo sintetizzare con una frase passata alla storia sull’essere utili e l’essere indispensabili. Ma c’è dell’altro. Ultimamente, Ancelotti ha tenuto una lezione all’Università Vanvitelli sulla gestione delle risorse umane e alla domanda: “Come ci si comporta con un calciatore che vuole andar via?” la risposta fu semplice, diretta: «Un giocatore che vuole andare via, non è possibile trattenerlo. Bisogna farlo andar via».

C’è l’universo Ancelotti dietro questa risposta. La sua relativizzazione delle cose della vita. Sa come va il mondo. E sa che se un club bussa e offre a un calciatore un ingaggio di nove milioni all’anno, quel calciatore giustamente vorrebbe accettare. Lo farebbe chiunque di noi. Non c’è da stare a discuterne.

Sono cambiate molte cose nel pianeta Napoli. Improvvisamente. Rapidamente. Per Ancelotti un’offerta irrinunciabile è un’offerta irrinunciabile. A anche una cifra vicina ai cento milioni per Allan è un’offerta irrinunciabile. Non c’è bisogno di arrivare a cifre iperboliche. Lo sa. Lo sa bene. Ha accettato Napoli con la consapevolezza che il Napoli non è il Real Madrid. Lo sa perfettamente un allenatore che ha guidato Juventus, Milan, Psg, Chelsea, Real  e Bayern.

De Laurentiis ci tiene a far sapere che il Napoli non svende, che il Napoli è ricco

Il paradosso di queste ore è che a tenere la barra dritta è il presidente. Aurelio De Laurentiis, come solo lui sa fare, l’affare l’ha fiutato eccome. Conosce bene anche i suoi interlocutori. La loro forza economica. E ha sparato alto. Vuole 140 milioni per Allan. Non per forza sull’unghia. Non per forza cash. C’è il fair play finanziario. Una quota può arrivare da una sponsorizzazione della Qatar Airways. Tutto nei limiti consentiti dalla legge. Ma per il presidente è una questione di principio. È orgoglioso di far sapere al mondo che il Napoli non ha affatto l’acqua alla gola. Al contrario, è un club ricco. Senza debiti. Che cammina a testa alta. Ci tiene a far sapere che il Napoli, tanto per fare un esempio, non ha bisogno di vendere (sarebbe più corretto svendere) Salah o Alisson. Ci tiene a stabilire questo principio. Poi, una volta alla trattativa, possono non essere 140. Può essere qualcosina in meno. Ma non tanto meno. Sa che il Psg non ha problemi di budget e davvero vuole Allan, deve spendere.

Così come Ancelotti sa bene che Allan è un uomo che ha dato tanto al suo Napoli. Del resto lui lo ha fatto giocare quasi sempre. E ne ha ottenuto risposte importanti. Molto importanti. Ma sa anche che il Napoli funziona così. E così può migliorare. E paradossalmente lo sa meglio di De Laurentiis. Uno dei film preferito del leader calmo è Il Padrino: ha le idee chiare sulle offerte che non si possono rifiutare.

Era lui, per dirna una, l’allenatore del Real quando Higuain fu venduto al Napoli. Le squadre possono giocare in tanti modi. L’intelligenza, in fondo, cos’è se non il sapersi adattare rapidamente a nuove situazioni? Sono le difficoltà che ti spingono a migliorare, a cercare nuove soluzioni. Lo ha dimostrato, ancora una volta domenica sera, battendo la Lazio senza Koulibaly, Allan, Insigne, Hamsik. Figuriamoci per una cifra iperbolica. “Tu Incocciati jocato ieri, oggi joca Virdis”

Il Ferguson azzurro

Anche per questo sono cominciate a circolare con insistenza le voci su un allungamento del contratto di Ancelotti. De Laurentiis potrebbe aver davvero trovato il suo Ferguson. Ovviamente, nel calcio, parlano sempre i risultati. Quel che oggi appare sereno, all’improvviso può diventare burrasca. Ancelotti sa anche questo e lo ha detto nella lezione che abbiamo citato sopra. Di certo De Laurentiis sa che in caso di cessione di Allan – cui, ripetiamo, è stato offerto un contratto monstre da parte del Psg – non troverebbe a Castel Volturno un allenatore intrattabile. Troverebbe un allenatore perfettamente consapevole di come funziona il calcio. E che si diverte anche a smontare e ricostruire. Anche con calciatori che non sono fotocopia. Non l’ha detto nessuno che si deve giocare allo stesso modo. Un allenatore che a Dimaro quest’estate disse chiaro e tondo che non aveva problemi a definirsi aziendalista. Lui che nelle squadre-azienda c’è stato a lungo. La moglie Mariann pochi giorni fa ha detto al direttore del Corriere dello Sport: “Carlo è Feng Shui, annulla le energie negative e porta ordine e armonia”. 

“Tu Incocciati jocato ieri, oggi joca Virdis”.

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