Ancelotti piccolo principe: “È il tempo che hai perduto per la rosa corta…»

Napoli-Lazio 2-1 certifica l’ennesima morte del papponismo. Dominio senza Allan, Koulibaly, Insigne e Hamsik. Due gol, due pali e due traverse

Ancelotti piccolo principe: “È il tempo che hai perduto per la rosa corta…»

L’ennesima morte del papponismo

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa corta, che ha fatto la tua rosa corta così importante”

Carlo Ancelotti attende la prima giornata del girone di ritorno per mandare in stampa una correzione del Piccolo principe il capolavoro di Saint-Exupery. Se il suo arrivo era stata da noi descritto come la Hiroshima del papponismo, stasera è andato oltre. Ha voluto rivisitare – termine caro a lui che ama la cucina – un classico della letteratura. Il tifo napoletano ci ha ammorbato per tre anni col concetto di rosa corta: un falso storico che ci è stato propinato senza sosta. E che cosa ti combina Carletto?

La sera in cui il Napoli è costretto a giocare senza Allan, Koulibaly, Insigne e Hamsik, la sua squadra sfodera una delle migliori prestazioni della stagione. Annichilisce letteralmente la Lazio nel primo tempo, la squadra di Inzaghi deve ringraziare i due pali colpiti da Milik, altrimenti sarebbe finita 4-0 già al 45esimo. Invece se la cava con due gol di scarto. Alla fine è 2-1, con il Napoli che nella ripresa colpisce due traverse e regala qualche patema ai tifosi ma in realtà Meret dopo il 2-1  non viene mai impegnato.

Sontuoso Fabian Ruiz

Ancelotti affida le chiavi del centrocampo a quel giocatorone di Fabian Ruiz che unisce sapienza, visione, tocco, ben blindato da Diawara uno che si esalta soltanto se l’occasione è degna di nota, altrimenti passa. In settimana, al Corriere dello Sport, Ancelotti aveva detto che Fabian, Milik e Zielinski non avevano ancora dato il 100%. Li ha pungolati e loro hanno risposto. Superba la prestazione dello spagnolo: un campione che il Napoli ha fortemente voluto, ha pagato 30 milioni. Anche qui alla faccia di quei tifosi – sarebbe meglio chiamarli pseudotifosi – che da anni criticano il mercato della società.

Questa notte celebriamo l’ennesima morte del papponismo. E altre ce ne saranno. Il papponismo non muore mai. Rinasce sempre dalla propria idiozia. Non dalle proprie ceneri. Spazzata via la menzogna che ci ha continuato ad ammorbare in questa stagione nonostante lo sfacciato turn over di Ancelotti che ha schierato tutti e lo ha fatto in ogni modo possibile. “Ma non li ha tolti mai Allan, Koulibaly, Insigne e Hamsik tutti insieme, contro la Lazio vedremo che farà il Napoli”. Come se una squadra dovesse privarsi di uomini chiave per mettersi alla prova. Il momento è arrivato e Ancelotti lo ha superato. Persino con disarmante scioltezza nel primo tempo.

Uno spartiacque

Questa partita rappresenta uno spartiacque. È stata l’ennesima, definitiva, dimostrazione del valore della rosa di una squadra che è ai vertici del calcio italiano da anni e che è stabilmente nei primi venti del ranking europeo. La più importante vittoria del campionato e probabilmente anche la partita più bella. In condominio con il successo sul Milan alla seconda di andata, in rimonta da 0-2 a 3-2.

Del match è quasi superfluo parlare. Vorremmo rivedere la partita, soprattutto il primo tempo, con una telecamera fissa su Fabian Ruiz. Si è sbloccato Callejon. Milik ha confermato che quella di Cagliari era la sua mattonella. Ha pennellato un’altra punizione imprendibile. Strakosha è rimasto a guardare, proprio come fece Cragno. E ha colpito anche i due pali dei primi 45 minuti. Nel primo tempo, la Lazio non è esistita. Un po’ meglio nella ripresa, dopo l’ingresso di Correa che ha servito la palla del 2-1 a Immobile. Il Napoli aveva già colpito altre due traverse. Una con Fabian Ruiz (sarebbe venuto giù il san Paolo seppure semivuoto) e l’altra con Callejon. Menzione per tutti, da Albiol in giù. E anche per Meret autore di una importante parata su Immobile sul 2-0.

Al triplice fischio finale, al 95esimo, l’esultanza di Ancelotti è degna di nota. Che va via ripetendo: “Com’era? È il tempo che hai perduto…”

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