Ancelotti ha fatto poco turn over, hanno deluso i senatori

Aveva osato di più contro Torino e Sassuolo. Chi spara su Ounas, lo fa per motivi ideologici. È mancata la determinazione di Marassi. Ed è mancata negli uomini chiave.

Ancelotti ha fatto poco turn over, hanno deluso i senatori

Il contrario di Genoa-Napoli

Napoli-Chievo è stata l’esatto contrario di Genoa-Napoli. A Marassi la squadra vinse una partita che sembrava irrimediabilmente perduta, su un campo impossibile. E tutti, anche noi, scrivemmo di un ulteriore salto di qualità. Da sempre, almeno chi scrive, siamo convinti che a certi livelli la differenza sia nella testa. È lì che si vincono le partite. È a quel punto che la fortuna corre in tuo aiuto. Come accaduto a Genova. Ieri è successo l’esatto contrario: il Napoli è sceso in campo svogliato – per ammissione dello stesso Ancelotti che ha usato altri termini – e poi non è riuscito più a condurre il match in porto. Del resto è sufficiente pensare alla distrazione di Koulibaly dopo trenta secondi – che stava mandando in porta il Chievo – per capire in quali condizioni mentali il Napoli è sceso in campo. 

Turn over battaglia ideologica

Ovviamente ora rispunta il problema del turn over. Scriviamo ovviamente perché sarebbe stupido negare la divisione in fazioni della tifoseria napoletana. Non ci appelliamo allo spirito ecumenico, sarebbe ridicolo farlo. Quando le cose vanno male, riemergono coloro i quali affermano che la rosa del Napoli non sia all’altezza. Lo riteniamo normale e comprensibile. È e sarà il leit-motiv dell’intera stagione. L’unità della tifoseria è roba per il mondo delle favole.

Col Torino e col Sassuolo

Ma il problema sembra essere l’esatto contrario. La squadra messa in campo contro il Chievo è stata decisamente meno sperimentale di altre, ad esempio di quella schierata a Torino contro il Torino oppure in casa contro il Sassuolo. Ieri Ancelotti ha schierato Albiol, Koulibaly, Hysaj, e soprattutto Callejon, Insigne e Mertens. È un riflesso pavloviano, oppure un semplice e comprensibile atteggiamento di convenienza a supporto delle proprie tesi, prendersela con Ounas e Diawara oltre che Zielinski. Rientra nella battaglia ideologica di cui sopra.

Ounas ha giocato la sua partita

Ounas ha giocato la sua partita, sia pure in una posizione nuova per lui. Il problema sono stati Insigne e Mertens. Il belga è stato uno spettatore per novanta minuti. Lorenzo si è un po’ svegliato nella ripresa. Ma è stato svogliato per buona parte della gara. È stato lui a divorarsi un gol già fatto a inizio ripresa su assist illuminante di Ounas. È stato lui a controllare male in area nel primo tempo, un pallone al bacio di Zielinski. I divi che Ancelotti ha schierato contro l’ultima in classifica sono stati Insigne e Mertens. E sono stati loro a deludere. Segno che probabilmente Ancelotti si sarebbe dovuto affidare a un turn over più ampio anche in attacco. Non sarebbe stato scandaloso tenere in campo Ounas con l’ingresso in campo di Milik (che non ha avuto un pallone decente che fosse uno) e magari far uscire Mertens anche in vista di mercoledì.

Se il Napoli era con la testa alla Champions, sarebbe stato giusto schierare calciatori che invece avevano voglia di mettersi in luce in campionato. È la forza di chi ha una rosa profonda. Altrimenti hanno ragione i contestatori, hanno ragione coloro i quali sostengono il contrario. Chi va in campo, deve andarci con la determinazione e la forza di volontà di vincere le partite. Sempre. È questa la differenza tra una grande squadra e una che ancora non lo è. A prescindere da quel che accadrà mercoledì sera contro la Stella Rossa (e contestualmente a Parigi). Il Napoli deve mostrare il volto di Genova, di Torino, di squadra che ha ben chiaro in testa l’obiettivo e che sa di poterlo raggiungere schierando quasi qualsiasi calciatore. Peraltro stavamo giocando contro l’ultima in classifica. Altrimenti si va incontro a partite come quella di ieri. Che non segnano una stagione. No. Ma danno da pensare.

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