Verde, ex uomo della discordia va in prestito al Valladolid

Dopo una stagione “normale” al Verona (con retrocessione), Verde finisce in prestito a una neopromossa della Liga. Ricordate le critiche per la scugnizzeria che non c’è?

Verde, ex uomo della discordia va in prestito al Valladolid

Una stagione “normale” a Verona

Un anno fa, Il Napolista pubblicò un pezzo su Daniele Verde, fantasista di proprietà della Roma. Giocatore nato a Napoli, ed allevato nel settore giovanile giallorosso. Uno di quelli per cui è valsa la pena sollevare le critiche a De Laurentiis per «la scugnizzeria che manca e allora ci perdiamo i campioni». Non stiamo esagerando, andò proprio così: in occasione di un match a Cagliari, Verde gioca da titolare in prima squadra (scelta a sorpresa di Rudi Garcia) e realizza un bell’assist per Adem Ljajic.

Noi siamo affezionati a questo ragazzo, per quello che rappresenta. Dopo quelle critiche a pioggia sul Napoli, Verde è passato per Frosinone, Pescara, Avellino. E infine Verona, sponda Hellas, prima stagione vera in Serie A. Giusto l’ultima, appunto. Risultati “normali”: 30 presenze (22 da titolare), 2 gol e 3 assist. Niente male, ma niente di clamoroso. L’Hellas è retrocessa in Serie B. Il suo cartellino vale 3,5 milioni. E l’età ha già toccato quota 22.

Il viaggio in Spagna

Ora Daniele Verde è appena passato al Real Valladolid. In Spagna, nella Liga. È una squadra neopromossa, l’anno scorso giocava la Segunda Division e ha vinto il mini-torneo playoff. Come dire: salto di qualità esotico, non certo sostanziale. Resta un calciatore di secondo piano che non ha cambiato la storia della Roma. E che non avrebbe cambiato quella del Napoli.

Sono i concetti di cui parlavamo l’anno scorso, e sono essenzialmente pure quelli di quest’anno: lo scouting del Napoli sul territorio avrebbe accresciuto il numero di calciatori su cui puntare, ma non avrebbe spostato di molto il bilancio tecnico ed economico del club – a meno di credere che Mandragora sia stato ceduto all’Udinese con una valutazione realistica di 20 milioni.

Ecco, appunto: tra i giovani, oltre a Verde, Donnarumma e Mandragora, c’è davvero molto poco. Gli stessi nomi dell’anno scorso: Izzo (26 anni), Insigne, Immobile. Ovviamente usiamo il termine “giovani” secondo l’accezione italiana, per cui un 26enne o un 27enne non sono ancora maturi. Oltre questi nomi c’è poco altro. Se parliamo di strutturazione o di continuità nella produzione di grandi calciatori, il Napoli è una macchina ancora da mettere a punto. Se però facciamo riferimento all’individuazione del grande talento, o di un numero di calciatori in grado di aumentare il fatturato, il Napoli ha ben poco da rimpiangere. Anzi, la strategia del player trading giovanile sposata negli ultimi due anni porta a vantaggi teoricamente più ampi. Senza pensare che i vari Gaetano, Tutino e lo stesso Luperto hanno segnato un passo in avanti rispetto alle prime stagioni dell’era De Laurentiis.

ilnapolista © riproduzione riservata
  1. Marco Rocchi 10 agosto 2018, 8:02

    E’ un ragionamento fallace nella sua essenza: se ci fosse uno scouting migliore sul territorio, più talenti come Donnarumma, Mandragora ecc… potrebbero essere scoperti e valorizzati.
    Ovviamente non può essere una garanzia, ma semplicemente una maggiore possibilità.

Comments are closed.