Ricordate Daniele Verde? È appena passato al Verona (e le polemiche sulla scugnizzeria)

Su verde nacque una polemica infinita intorno al fatto che giocasse nella Roma. Lui, Insigne e Donnarumma dimostrano cosa sono i settori giovanili in Italia

Ricordate Daniele Verde? È appena passato al Verona (e le polemiche sulla scugnizzeria)

Le polemiche di due anni fa

Daniele Verde ha compiuto 21 anni una ventina di giorni fa, teoricamente sarebbe ancora in grado di diventare il miglior calciatore del mondo. Glielo auguriamo. Nel frattempo, però, ha rappresentato qualcosa di importante per i tifosi, soprattutto quelli del Napoli: la possibilità di attaccare il club. Il Napoli, sì. Che con Verde non c’entra nulla, ed è stato proprio questo il problema.

Ricorderete la polemica, scoppiò subito dopo Cagliari-Roma, 8 febbraio 2015. In pratica succede che questo diciottenne, nato a Napoli, esordisce con la Roma e gioca un’ottima partita. Con tanto di grande assist a Ljajic per il gol del vantaggio giallorosso. Apriti cielo, una polemica infinita sul fatto che il Napoli non fosse riuscito a reclutare lui come tanti altri, i migliori giovani di Napoli e provincia. Tutti i giornali contro il Napoli, per la mancanza di lungimiranza (qui un esempio, tra i tanti, firmato Antonio Corbo).

A conti fatti, non c’è chi ha torto o chi ha ragione. Ma ragionare per accumulo non è mai facile, e soprattutto non è giusto. A Napoli, nel 2015, fu montata una polemica per un calciatore che oggi svolge le visite mediche col Verona. Passa agli scaligeri per il secondo tentativo in Serie A, dopo quello del Frosinone 2015/2016. Per lui, 6 presenze fino a gennaio e poi il passaggio a Pescara. In prestito. Di queste 6, una sola da titolare. Negli altri match, è subentrato al posto di calciatori come Paganini, Soddimo, Dionisi, Samuele Longo. Basterebbe questo.

C’è solo un Donnarumma

Certo, sia chiaro: avere più calciatori su cui puntare aumenta la probabilità statistica di indovinare il campione. Ma la polemica sul mancato scouting interno, a chilometri zero, ha senso solo in relazione al territorio. Non al valore dei calciatori, al fatto che “la Campania sia piena di talenti non sfruttati perché il Napoli non li monitora”. Basta fare un giro in Serie A per accorgersi che c’è solo un Donnarumma. Quello, se vogliamo, è uno “spreco” del Napoli che non ha guardato a Castellammare. O, ancora meglio, non ha saputo anticipare procuratori che poi si sono rivelati – proprio negli ultimi tempi – come personaggi non proprio attentissimi alla carriera calcistica (eufemismo).

Gli altri campani della Serie A, Insigne a parte, sono calciatori che non giocherebbero nel Napoli. Che, nel Napoli di oggi, servirebbero solo a fare player trading di secondo o terzo livello. Cannavaro, D’Ambrosio, Izzo, Pezzella, Pisacane, Letizia, Borriello. Tra i giovani ci sarebbe Mandragora. Questi sono quelli nati a Napoli; in provincia, o nel resto della regione oltre al caso limite Donnarumma, ci sono Molinaro, Sorrentino, Mirante. Insomma, niente di che. Ah, ora c’è Daniele Verde.

Contestualizzare le critiche

Il Napoli non è una macchina perfetta, uno dei difetti è proprio quello riferito ai legami sul territorio, con le scuole calcio. La famosa “scugnizzeria” che manca. Soprattutto dal punto di vista strutturale. Un problema che nasce nel periodo pre-fallimento (i giocatori in sboccio in questo momento sono i 1999, i 2000, gli anni peggiori della storia sportiva e finanziaria del Napoli) e che l’attuale gestione sta provando – con fatica – a ricucire. I risultati del settore giovanile, finora, non sono in linea con le grandi cantere nazionali (Roma e Atalanta, su tutte). Ma c’è Insigne, top player ormai riconosciuto, a bilanciare un po’ la situazione.

Insigne e Verde spiegano come vanno davvero le cose. Come funziona un settore giovanile in un paese che non ha questo tipo di cultura, se non in alcune isole felici. Perché una cosa è la Masia del Barcellona e una cosa è il settore giovanile della Juventus, e lo dice un rapporto CIES (i bianconeri erano i penultimi, giusto prima del Napoli, per numero di calciatori formati nell’ultima Champions). E ancora un’altra cosa è il Napoli, che ha indovinato il top player fallendo però su calciatori marginali. Su cui non è consigliabile costruire e concentrare la polemica, l’attacco.

Nel senso: è giusto sottolineare che il Napoli ha formato un solo grande calciatore negli ultimi anni, lo dicono i numeri, e che magari si può fare di più; è meno giusto scoccare frecce infuocate quando un giocatore napoletano fa un assist con la maglia della Roma. Anche perché poi oggi va al Verona, per giocarsi la seconda chance ad alto livello dopo un buon campionato di Serie B – nell’ultima stagione, 8 gol ad Avellino. Perché contestualizzare le critiche le rende costruttive, sempre.

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