«Abbiamo fatto ridere per trenta minuti»: Ancelotti è severo e ambizioso perché crede nel Napoli

L’avvio di Lazio-Napoli stigmatizzato da Ancelotti: evidentemente, il tecnico azzurro vuole che la sua squadra giochi “da grande” fin dal primo minuto.

«Abbiamo fatto ridere per trenta minuti»: Ancelotti è severo e ambizioso perché crede nel Napoli

Lazio-Napoli

Un successo importante in casa della Lazio. In rimonta, dopo un approccio molle alla partita. Il gol di Immobile, poi la reazione. Un bel Napoli dal 35esimo in poi, prima si era vista una squadra un po’ lunga e con distanze non ottimali, soprattutto nella gestione delle transizioni difensive. Poi, la qualità è venuta fuori: possesso palla, gestione dei ritmi e Lazio schiacciata fino alla rete di Insigne, valsa il 2-1. Oggi, nella conferenza stampa di presentazione di Napoli-Milan, Ancelotti ha commentato a freddo questo passaggio. E l’ha fatto con una frase dura, severa, inaspettatamente dura, viene da dire: «A Roma abbiamo fatto ridere 30 minuti, contro il Milan speriamo di iniziare bene fin da subito».

“Far ridere” è un’iperbole, certo: il Napoli ha sofferto, sì, ma non ha offerto una prestazione così scadente. Anche Ancelotti lo sa, anzi queste sue parole ci sembrano esaustive rispetto alla sua fiducia in questa squadra. Il Napoli di Carletto è la squadra vista dal 35esimo in poi, ed è una squadra che gioca così fin dal primo minuto. E fin quando possibile. Non si ammettono cali di concentrazione, avvii senza intensità, possono esserci segmenti di pausa ma non si sbandamento. Ancelotti crede che questa squadra possa sostenere certi ritmi e certe richieste, e vuole che lo faccia.

Severità come ambizione

La severità nel giudizio su Lazio-Napoli nasconde una grande ambizione. È una pellicola retorica sulla coscienza rispetto ai valori della sua squadra. In un’altra risposta, Ancelotti ha spiegato: «La qualità di questa rosa non è pienamente percepita all’esterno, ma ora che ci sono dentro capisco che siamo di fronte a un gruppo livellato verso l’alto».

Questa è la versione, anzi la visione di Ancelotti. Il suo Napoli gioca come se fosse una grande squadra, perché è una grande squadra secondo il suo allenatore. Allora non si ammettono momenti di connessione interrotta, blackout iniziali, le possibilità di far bene esistono fin dal primo minuto. E vanno tradotte in ottime prestazioni, al netto di momenti di gestione della partita. Ancelotti non è un tecnico italianista, conservatore, speculativo. Quelle definizioni fanno parte dello stupidario del tifosame che a volte contagia gli analisti. Carlo è uno che ama vedere, e quindi praticare, un certo tipo di calcio. Anche a Napoli, ora Napoli è la sua area di lavoro e qui si gioca in questo modo. Che fa ridere quando il talento e la forza non vengono onorati con il giusto approccio. Ambizione, fiducia nei calciatori, severità nei giudizi. È Carlo Ancelotti.

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