Le parole di De Laurentiis su Jorginho spiegano come il Napoli venda solo alle sue condizioni

È molto probabile che Jorginho lasci comunque il Napoli, ma lo farà solo per la cifra che chiede De Laurentiis. Come la gestione oculata del club permette queste prove di forza.

Le parole di De Laurentiis su Jorginho spiegano come il Napoli venda solo alle sue condizioni
Photo Matteo Ciambelli

Un mezzo bluff

Qualcuno ci è rimasto, e non avrebbe neanche tutti i torti: «Ho rifutato i 45 milioni più 5 di bonus del City per Jorginho». Parole di Aurelio De Laurentiis, e sembrerebbe assurdo. In realtà non è altro che una (ulteriore) certificazione del modello-Napoli: il presidente continua a insistere sulla sua gestione, partorendo un mezzo bluff di mercato. Perché è ovvio e quasi scontato che Jorginho, alla fine, possa andare via.

Allo stesso tempo, però, il principale referente del calciomercato del Napoli ha chiarito che il Napoli vende solo alle proprie condizioni. Come fatto in passato, del resto, con o senza clausole rescissorie. Quindi, per dirla facile: se Jorginho vale almeno 50 milioni secondo le valutazioni del suo club, Jorginho non parte per una cifra inferiore.

È una rappresentazione plastica del Napoli di ieri e di oggi. Di quello che è stato e che è diventato il Napoli. Un club basato sulle plusvalenze, ma che decide in totale autonomia se e quando esercitare il player trading. Oppure, per dirla meglio: ci sono dei punti in cui il meccanismo si attiva, ed altri che non consentono al sistema di riprodursi. Per questo le clausole rescissorie sono una tutela, perché permettono ai calciatori e allo stesso club di essere protetti rispetto alle loro volontà. Jorginho è un caso-limite, è un calciatore molto cresciuto negli ultimi anni (grande merito di Sarri) con un contratto in scadenza nel 2020. Il Napoli sta tirando la corda, consapevole del fatto che ha ancora tempo e possibilità economica per farlo. È il senso dell’intera gestione societaria.

L’upgrade economico

Jorginho rappresenta un benchmark per il modello-De Laurentiis. Il calciatore ha rinnovato il suo contratto nel 2016, quando non era ancora un potenziale obiettivo per i top club. Nel frattempo, l’ex Verona è cresciuto, si è imposto come regista di prima qualità (pur in un certo contesto tattico), non ha ancora trovato l’accordo per un ulteriore prolungamento e oggi il Napoli può pensare di attivare il circuito di upgrade economico con una sua cessione. È un ciclo iterativo costante, nell’era De Laurentiis: crescita dei calciatori, risultati del campo che crescono, aumento armonico del fatturato e dell’esposizione economica grazie alle plusvalenze. Nel frattempo, la gestione oculata (solo due bilanci in rosso, con un terzo in arrivo) garantisce la sopravvivenza e la continuità ad alto livello del club.

Per via di quest’ultimo punto, il Napoli può insistere con il Manchester City perché alzi l’offerta per Jorginho (ma lo stesso discorso potrebbe valere con Insigne, giusto per dire un altro nome): non c’è urgenza o fretta di vendere, se deve succedere succederà solo alle condizioni di chi vende. Una prova di forza economica rispetto a realtà più ricche, basti pensare alla Juventus forzata alla clausola per Higuain. Che poi è una questione di dimensioni, anche i bianconeri sono stati costretti a cedere Pogba al Manchester United. Anche senza clausola.

Insomma, la programmazione tecnico-sportiva di De Laurentiis funziona. E funziona dal punto di vista finanziario ed etico-progettuale, nel senso che il Napoli tiene i fili del proprio mercato in uscia fin quando vuole, fin quando gli è possibile. Rispetto alla propria dimensione economica e al contesto in cui opera, il club partenopeo è in netta overperforming finanziaria e di risultati. Ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione.

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