Napolista di Pontedera, ho scoperto il brutto del calcio sia a Firenze sia a Napoli

La città dei miei genitori non mi riconosce per il mio accento, a Pisa sono “Il Napoletano”. Hanno pestato mio fratello a Napoli, per via del suo accento toscano.

Napolista di Pontedera, ho scoperto il brutto del calcio sia a Firenze sia a Napoli

Un napoletano di Perignano

Un giorno all’improvviso… Forse il mio è quando sono nato, nel 1977. A Pontedera, in provincia di Pisa. Poi sono cresciuto a Perignano, sempre provincia di Pisa. I miei genitori erano Antonio e Mariagrazia, napoletani doc! Non ho mai avuto un’altra squadra, mai un dubbio, tifoso del Napoli da sempre. Eppure non era tanto facile, ero il solo tifoso del Napoli fra tutte le persone che conoscevo allora (a parte il mio babbo). Avevo tutti contro: Juventini, Interisti, Milanisti, Fiorentini… E quando il Napoli ha vinto il suo primo scudetto, eravamo solo io e babbo a festeggiare nel raggio di chilometri e chilometri, in giro sulla 500 gialla con la bandiera del Napoli a suonare il clacson.

In casa si guardavano le commedie di Eduardo de Filippo, i film di Totò, di Luciano de Crescenzo; si ascoltava Pino Daniele, Eduardo de Crescenzo, Tullio de Piscopo.

Crescevo, e a Perignano (Pisa) ero il napoletano; a Napoli, dai miei parenti, ero il pisano. Questa cosa non mi piaceva per niente ma era così. Sono cresciuto in Toscana difendendo Napoli e il Napoli, lo sapete, le solite offese, quelle che si sentono allo stadio, però alcune volte anche offese più pungenti. «Il mio babbo non vorrebbe mai che mi fidanzassi con un napoletano»; avevo lo stesso accento di quella ragazza, ero cresciuto a poche centinaia di metri da lei ma eravamo diversi per lei e per il suo babbo. Così cresceva il mio senso di appartenenza ad una città che però non mi ha mai riconosciuto. Non parlavo bene il dialetto napoletano ma capivo (e capisco) tutto. Ho l’accento della provincia di Pisa ma non conosco tutte le parole, alcune volte ancora oggi ci sono modi di dire che non capisco.

“Tornatene a Firenze”

Un giorno all’improvviso, mio fratello è stato pestato ferocemente all’uscita di un locale del centro di Napoli: “Tornatene a Firenze” gli hanno detto quelle bestie. Non aveva fatto niente, la settimana prima c’era stato Fiorentina-Napoli 3-3 e un po’ di tafferugli, hanno sentito il suo accento e hanno pensato di vendicarsi su uno che di calcio non ha mai capito niente.

Io andato a vedere Fiorentina-Napoli, con mio figlio di 9 anni che tifa Napoli e con mia moglie che tifa Fiorentina. Tutti e 3 in tribuna coperta pensando di stare tranquilli, di prenderci un po’ in giro comunque fosse andata la partita. E invece non è stato divertente, alcuni tifosi della Fiorentina accanto a noi ci hanno trattato da schifo. Che poi si sa, si notano di più tre persone che fanno confusione che mille che stanno buone, ma a noi quei tre ci hanno fatto stare davvero male, mi sentivo napoletano in quel momento e poi una settimana dopo dei napoletani hanno pestato brutalmente mio fratello, il sangue del mio sangue. Il mio babbo e la mia mamma non ci sono più e quei cani hanno fatto male a mio fratello più piccolo per il suo accento.

Un altro giorno all’improvviso ho capito che non sono Napoletano, non sono Pisano, non sono Italiano, io sono una persona per bene che si comporta secondo le regole e non fa male a nessuno. Sono conterraneo di tutti gli onesti del mondo e sono acerrimo nemico di tutti quelli che non accettano il prossimo. Non sono Napoletano ma sono Napolista. Forza Napoli.

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