Ho amato prima Napoli, poi il Napoli: oggi ho la malattia dell’azzurro

«Al gol di Diawara, in Napoli-Chievo, mi sono ritrovata a saltare abbracciata a due ragazzi che non conoscevo, tra i vetri dei bicchieri rotti e le sedie capovolte di un bar».

Ho amato prima Napoli, poi il Napoli: oggi ho la malattia dell’azzurro

Prima Napoli, poi il Napoli

Il mio giorno all’improvviso è lontano da Napoli, quindi vale doppio. Sono pugliese. Non ho cominciato con il Napoli, ma con Napoli. Grazie a mio padre, sin dalla prima infanzia, conoscevo a memoria le canzoni di Carosone, poi Murolo, poi Massimo Ranieri, infine Pino Daniele. E Totò, e Massimo Troisi.

Contestualmente, da bambina, giocavo a calcio sotto casa, unica tra i maschietti. I miei cuginetti, manco a dirlo, tifavano tutti per i vari strisciati (nero + rosso/blu/bianco). Ed anch’io, che vergogna!, pur di essere coinvolta, tifavo… no, non riesco proprio a dirlo.

Poi la svolta. All’università, nel 1992, conosco mio marito, campano e tifoso azzurro tutto d’un pezzo. Fin qui tutto normale. Col passare degli anni le cose cambiano ed io mi ammalo. Tranquilli! Sto bene!! È la malattia di cui parla De Giovanni ne “Il resto della settimana”!

Ben presto la mia passione è degenerata, sia per quanto attiene all’attaccamento morboso a tutto ciò che è napoletano: mi “azzecco” a chiunque abbia l’accento partenopeo; ho bisogno di andare a respirare l’aria di Napoli almeno una volta al mese; mi sale il sangue alla testa e rischio la crisi ischemica ogniqualvolta, e vi assicuro che capita davvero spesso nella mia e in altre regioni centromeridionali, sento parlare male di Napoli e dei napoletani. Sia per il Napoli calcio.

Una malattia avanzatissima

Lo stadio della malattia è avanzatissimo. I gobbi del quartiere mi conoscono e mi evitano. Non sono una tifosa matura, lo so, mio marito mi rimprovera sempre per questo. Ma mi sale il sangue alla testa: m’aggia curà!

Domenica scorsa, al gol di Diawara, ero in un bar della provincia di Caserta e mi sono ritrovata a saltare abbracciata a due ragazzi che non conoscevo, tra i vetri dei bicchieri rotti e le sedie capovolte. Di che cosa volgiamo parlare? Come riuscire a spiegare a chi non può capire? Poi c’è il capitolo mister: Maurizio non andar via! Mi costringi a cambiare le mie password, la maglia sotto al cuscino, la foto del mio profilo WhatsApp. Resta ancora, devi completare il lavoro. Mi taccio. Ho i ragazzi nello spogliatoio. Oggi c’è il Milan. Forza Napoli sempre. E ho detto tutto.

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