Antonio Polito: «Se Napoli fosse gestita come il Napoli di De Laurentiis»

Ci voleva un interista e un osservatore politico dallo sguardo ampio per fotografare la diversità di De Laurentiis rispetto a Napoli. Lo ha fatto lui sul Corriere del Mezzogiorno

Antonio Polito: «Se Napoli fosse gestita come il Napoli di De Laurentiis»

Nella città del papponismo

Ci voleva un interista, un osservatore politico con lo sguardo ampio per mettere nero su bianco parole di buon senso su Aurelio De Laurentiis e, aggiungiamo, un non residente a Napoli. Per scrivere quel che è sotto gli occhi di tutti quelli che non vivono immersi a Napoli – città mondiale del papponismo – dove gli intellettuali (tranne rarissime molto issime eccezioni) fanno a gara a prendere le distanze dal presidente “nemico del popolo”. Ci ha pensato Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della sera, sul Corriere del Mezzogiorno di oggi. Che cosa ha scritto? Pensieri tanto semplici quanto rivoluzionari, perfettamente condensati nella chiosa: “De Laurentiis vi può stare simpatico o antipatico, ma se qualche altro settore della città fosse gestito come il Napoli a me non dispiacerebbe”. Napolista ad honorem, non a caso firmò uno dei primissimi articoli di questo giornale.

“Il Napoli Calcio – scrive – ha già fatto qualcosa di straordinario, che da anni non riesce a società con un grande pedigree come Inter e Milan: è entrato in pianta stabile nel Gotha del calcio italiano, gioca regolarmente la Champions (conquistata quest’anno con sei turni di anticipo)”.

Le cinque virtù

Polito elenca le cinque virtù del Calcio Napoli, virtù di cui avrebbe – aggiungiamo noi disperatamente – bisogno la città.
1) Organizzazione, e cioè attenzione a che ogni dettaglio di un’opera sia fatto per bene e con professionalità, anche le cose più piccole, e di avere a questo fine strutture di controllo adeguate e uomini giusti al posto giusto.

2) Programmazione, intesa come pazienza, consapevolezza che i risultati si ottengono solo lavorando per anni, che un fuoco di paglia dà euforia ma brucia in un istante, e invece se riesci a stare sempre in alto prima o poi volerai.

3) Pazienza di aspettare i risultati, per poter usare l’unico metodo che nella ricerca funziona, e cioè quello basato su prova ed errore, trial and error, perché c’è un solo modo di apprendere ed è dai propri errori (Arsene Wenger è stato 22 anni all’Arsenal per poter vincere tre scudetti).

4) Prudenza fiscale e senso di responsabilità, che hanno consentito una conduzione della società senza i debiti e gli eccessi di altre, il che è fondamentale per garantire la durata del progetto, anche quando sembra taccagneria, perché ogni impresa economica, e una società di calcio lo è eccome, vive solo se dà profitto, e alla lunga muore se produce perdite; e se dà profitto allora il fatturato conta fino a un certo punto, e si possono battere anche fatturati più grandi.

5) Understatement e autocontrollo, coscienza del limite, che hanno trasformato la tifoseria più pittoresca ed entusiasta di Italia nella più disciplinata, matura, pacifica e sportiva.

Se ci pensate – aggiunge Polito – si tratta di cinque virtù che di solito vengono considerate estranee alla cultura della nostra città, e che, bisogna ammetterlo, in altri campi della vita cittadina, pubblici e privati, sono spesso assenti. Eppure sono queste virtù che consentono oggi ai calciatori del Napoli di confrontarsi ad armi pari con i primi della classe.

ilnapolista © riproduzione riservata