La sera in cui Sarri decretò la Waterloo del papponismo

In una sola serata, l’allenatore ha abbattuto due tabù: la sua estraneità al mercato del club e la presunta voglia di De Laurentiis di non comprare. Ha difeso la famiglia Napoli. Una svolta molto importante

La sera in cui Sarri decretò la Waterloo del papponismo
Una scena di “Accattone”

Ci vorrebbe una cattedra universitaria

È stato uno storico post-partita quello del 4 febbraio 2018. Il Napoli ha vinto a Benevento due a zero. Ha conservato il primo posto in classifica. Ma, soprattutto, Maurizio Sarri ha disinnescato il più importante movimento culturale napoletano: il papponismo. Un fenomeno che meglio di ogni altro descrive la città. Poiché, però, riguarda il pallone, non viene preso in considerazione da chi pure studia o comunque parla in continuazione di Napoli. Dovrebbero invece creare una cattedra universitaria in papponismo. È la chiave per capire questa città, soprattutto la medio-alta borghesia.

Perché, attenzione, il papponismo c’entra niente col censo. Anzi, alligna maggiormente tra i cosiddetti professionisti: magistrati, avvocati, scrittori, giornalisti eccetera, più si è in vista e più si è papponista. Non a caso, gli unici che stavolta non hanno contestato il non mercato del Napoli sono stati gli ultras la voce calcistica del popolo.   

“Stai col pappone”

Fateci caso, tra i presunti tifosi illustri non ce n’è uno che riconosca i meriti di De Laurentiis, ne pagherebbero in termini di popolarità e sarebbero accusati di essere prezzolati. “Stai col pappone” è l’accusa che ti inchioda senza appello. Che ti mette nell’angolo in qualsiasi cena. Capitava dieci anni fa – prima della sua riabilitazione ratificata anche da Scalfari e dal Nyt – con chi osava provare a parlare senza sdegno di Silvio Berlusconi. Il pappone (De Laurentiis), colui il quale sfrutta noi meretrici del tifo. L’economia di mercato, nel racconto dominante della città, non esiste.

Persino gli opinionisti del Napoli, recentemente invocati dal presidente, finiscono col consegnarsi al nemico nel giro di pochi secondi, esibendo il complesso d’inferiorità nei confronti della Juventus come se il Napoli potesse avere la potenza economica-finanziaria degli Agnelli. L’orgoglio d’appartenenza esiste soltanto in determinate occasioni, ovviamente quando c’è da mettersi in posa per un successo o aggregarsi a un latrato di lamentazione.

La giornata dell’odio

Come succede a ogni sessione di calciomercato, anche stavolta alla sua chiusura si è celebrata la giornata dell’odio per Aurelio De Laurentiis. Un classico orwelliano che l’ambiente Napoli non salta mai. Perché da noi la corrente imperante descrive il Napoli come una squadretta di terz’ordine – una sorta di Ascoli – che unicamente grazie all’allenatore e ai calciatori (che hanno meriti enormi, sia chiaro) naviga nei quartieri alti della classifica. E, va da sé, nonostante Aurelio De Laurentiis. Che è considerato il tiranno, il male assoluto, il feudatario dei sentimenti di un intero popolo. Come se il Napoli per incanto fosse passato dalla Serie C al primo posto. E quando non possono fare a meno di riconoscerlo, hanno la scappatoia pronta: De Laurentiis è fortunato.

La svolta

Succede poi – una sera all’improvviso – che Maurizio Sarri vada in tv per le interviste post-partita e proferisca la dichiarazione shock: “De Laurentiis era fortemente intenzionato a spendere, Giuntoli è un fuoriclasse e ha avuto le palle di non comprare a caso. Ha avuto anche la sensibilità di non mettermi in difficoltà con acquisti che non sarebbero stati funzionali al progetto”. Quest’ultima frase non è letterale, ma il senso è quello. Il Napoli ha provato a prendere i calciatori desiderati da Sarri e non ci è riuscito.

Sarri ha abbattuto due tabù in un colpo solo

È stato un momento rivoluzionario. Per la prima volta, Sarri ha abbattuto due tabù. Ha ammesso quel che era chiaro anche a un bambino, e cioè che lui dà le indicazioni per i calciatori da acquistare. In qualsiasi altra piazza sarebbe assurdo rimarcare questo passaggio, ma a Napoli è doveroso.

Se possibile, il secondo tabù è ancora più importante. Maurizio Sarri – che noi sul Napolista abbiamo spesso criticato proprio per le sue dichiarazioni quasi sempre allusive in negativo nei confronti della società – ha invece mostrato l’immagine di un club unito, che certamente ha rimediato una brutta figura nell’ultimo calciomercato (questo lo diciamo noi), ma che ha avuto le idee chiare e si è battuto per accontentare il suo allenatore. Anche a costo di rimediare la brutta figura di cui abbiamo scritto.

Ha parlato da uomo azienda

La svolta comunicativa di Sarri è stata la notizia più importante di ieri sera. Ha parlato da uomo azienda, ha difeso a spada tratta il direttore sportivo Giuntoli e ha fornito un alibi di ferro a De Laurentiis. Si è posto a protezione della famiglia. Non ha lasciato spifferi aperti. Lo ha fatto mentre già era partito il pianto alla Maddalena per l’infortunio di Mertens. Sarri sta dimostrando una volta di più di essere un uomo sorprendente, una persona che lavora continuamente su di sé. Ora non ci aspettiamo che quest’atteggiamento resista per sempre, ma il 4 febbraio resta una data da cerchiare in rosso sul calendario. La Waterloo del papponismo. Forse un nuovo giorno per il Napoli. Si vince tutti insieme. Si perde tutti insieme. Qualcuno lo chiamava “spalla a spalla”. 

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