Tornano le interviste juventine, ecco Pjanic: «Il Napoli gioca bene, ma sto con Allegri»

Miralem Pjanic parla al Messaggero: «La Juve è più pericolosa, più intelligente nel modo di difendere».

Tornano le interviste juventine, ecco Pjanic: «Il Napoli gioca bene, ma sto con Allegri»

Un’intervista strana

Miralem Pjanic intervistato dal Messaggero. Già questa è una situazione strana, che descrive un’intervista ancora più strana. Ovvero: un quotidiano di Roma intervista un ex calciatore della Roma, etichettato irrimediabilmente come traditore dalla tifoseria giallorossa. E poi, risposte che sembrano “tirate”, che contengono sempre i concetti tipici della narrativa bianconera ma hanno una convinzione diversa, forse minore. O forse è una nostra percezione.

Comunque, registriamo e riportiamo l’ennesimo colloquio sul discorso risultati/bel gioco, nell’ormai consueta campagna di stampa binaria di questa stagione. Le parole di Pjanic sullo scontro ideologico Allegri/Sarri: «Io penso che il Napoli giochi il miglior calcio d’Italia, magari la Juve è più pericolosa, più intelligente nel modo di difendere e di interpretare una partita. E poi cosa vuoi dire a un allenatore che vince? Che gioca male, forse? Io penso che conti il risultato, si gioca per quello. Io sto con Allegri». Ecco, questo è il punto in cui Pjanic sembra voler fare i complimenti a Napoli ma poi decide di tornare indietro. Tra palco e realtà, insomma. Abbiamo già scritto della tendenza dei calciatori bianconeri a ripetere gli stessi concetti, ad ogni intervista. Prendemmo spunto da un’altra intervista di Pjanic – rilasciata a Sky,

Leader e vittoria

E poi, l’immancabile discorso sui totem dello spogliatoio della Juventus, e su Torino ambiente tranquillo: «Per vincere ci vuole la qualità dei calciatori, ma ci vogliono anche uomini da spogliatoio, tipo da noi Buffon, Chiellini, Barzagli, gente abituata alla vittoria, che sanno trasferire agli altri questa voglia. La Juve vince, ma ha sempre tutti contro. La vittoria si respira dalle mura e si ottiene sudando, meritandole, al di là di ciò che, troppo superficialmente, si pensi in giro».

«A Roma – prosegue Pjanic – c’è passione, si pensa sempre al calcio, alla squadra. E questo è bello perché un successo ti porta alle stelle, ma dall’altra parte è negativo perché si perde il senso dell’equilibrio. E il problema, lì, è proprio questo. Torino è più calma, c’è meno passione, quindi meno pressioni. È tutto più tranquillo. Io penso che un calciatore, fuori dal campo, debba essere trattato come una persona normale: se vado a cena con mio figlio, non necessariamente devo avere le persone addosso, poi mi rendo conto che non è possibile. Ma proprio tutto questo rende Roma unica. Poi lì sono diventato papà, un pezzo del mio cuore è rimasto nella Capitale,ma io sono felice a Torino».

Il Var

L’ultima risposta di Pjanic che vogliamo riportare è quella alla domanda sul Var. Anche quella, ovviamente, è in assonanza col pensiero del club bianconero: «All’inizio era complicato, ora ci siamo abituati, anche se il calcio è meglio viverlo al naturale. Va perfezionato il meccanismo, questo è evidente». Tutto a posto, tutto normale. Da questo punto di vista, l’intervista rientra nel consueto, non è più strana.

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