Il mio giorno all’improvviso fu Napoli-Juve 1-0 gol di Altafini, anche se non vidi niente

Per la precisione, il colpo di fulmine ci fu con la promozione in Serie A del 1965. Poi la prima volta al San Paolo: ero piccolo, non vedevo niente

Il mio giorno all’improvviso fu Napoli-Juve 1-0 gol di Altafini, anche se non vidi niente
Sivori e Altafini

È di Carlo Sorrentino, l’ideatore dell’iniziativa, il primo racconto del giorno all’improvviso in cui si innamorò del Napoli. 

Il 20 giugno 1965

Era il 20 giugno 1965, avevo quasi 7 anni. Ricordo ancora nitidamente il vecchio tinello di casa mia. Mio padre e mio fratello seduti, protesi verso il vecchio televisore lì in alto – si usava così – come fosse un oracolo. Davano proprio l’impressione di fedeli che pendono dalle labbra di un Dio sconosciuto.

La Domenica Sportiva: una voce annunciava che il Napoli era tornato in serie A.

Una enorme A campeggiava su uno stadio di calcio (il San Paolo, ma questo lo avrei saputo dopo).

Un ragazzo di colore, in maglia azzurra e pantaloncini bianchi, esultava come un ossesso e tanti altri insieme a lui.

Cortei di auto e persone, mescolati in un’unica folla per le vie della città.

La fascinazione fu totale. All’improvviso scoprii il calcio.

Il mio esordio al San Paolo: Napoli-Juve 1-0

Ovviamente avevo già tirato calci a un pallone, ma non potevo immaginare che dietro quei gesti si nascondesse un gioco così semplice eppure così efficacemente coinvolgente, che appassionava tutta la città e, poi avrei capito, qualche miliardo di persone nel mondo.

Pochi mesi dopo il mio esordio al San Paolo. Sugli spalti, ovviamente. In campo a giocare mi è capitato soltanto nei sogni, ancora – benché più sporadicamente – ricorrenti.

Napoli-Juve, 1 a 0. Gol di Altafini. Sivori che si rivolge non proprio simpaticamente alla panchina ospite di Heriberto Herrera. Tutto questo lo avrei scoperto dopo, perché di quella partita vidi soltanto i culi della fila davanti. Tutti in piedi e il mio metro e poco più d’altezza non mi permetteva di scorgere niente, se non quando mio zio, che mi accompagnava, mi prendeva in braccio.

Benché capisca la fascinazione dei più giovani per la forza ammaliante del colpo di fulmine, propria del giorno all’improvviso, la saggezza dei miei quasi 60 anni mi fa ancora apprezzare di più ‘o surdato ‘nnammurato. La verità contenuta in quel verso di fedeltà perenne:

si’ stata ‘o primmo ammore

e ‘o primmo e ll’ùrdemo sarraje pe’ me!

Na vera e ppropria malatia. Una bellissima malattia.

Chi volesse raccontare il proprio giorno all’improvviso, può scrivere a redazione@ilnapolista.it

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